Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)
• Ricorre in questa settimana la giornata mondiale del malato: siamo vicini ad ogni infermo, possa egli sperimentare la nostra tenerezza.
Mi hai visitato, Signore
La sofferenza ha visitato il mio corpo
e il tempo si è fermato attorno a me.
Davanti a me una danza di visi
pietosamente sorridenti
impegnati a farmi scordare le mie ferite.
Odore forte di medicine.
Oltre la finestra un albero:
i rami nudi contro il cielo.
Forte la tentazione di lasciarmi andare.
Difficile lottare contro l'inedia,
l'inappetenza, la febbre che non cessa...
Gli occhi stanchi e la testa pesante
mi impediscono
anche solo di sfogliare un giornale.
Mi hai visitato, Signore.
Mi sento fuori da tutto, in disparte e solo.
Mi resta soltanto la forza di pregare.
Lunghe preghiere nella notte,
preghiere spontanee:
«Sia fatta, Signore, la tua volontà».
Col passare dei giorni
ho visto spuntare le gemme
sui rami già nudi contro il cielo;
ho sentito, dentro, la tua voce
dirmi che non sono solo,
che tu vegli ogni giorno
accanto al mio letto di dolore.
TELEPACE TRENTO
* Salesiani in festa nel nome di don Bosco
* Una giornata dedicata alla vita consacrata
* I 40 anni della Scuola Diocesana di Formazione Teologica
* Una fiaccolata silenziosa per la pace
A proposito di Salafismo…
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: "Tutti ti cercano!". Egli disse loro: "Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!".
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.
L'amore non si impone
Sovente nella sua vita Gesù si è preso cura di tutti e ha cercato di rendere felici tutti con la sua misericordia. Per questo ha fatto dei miracoli. Ma a chi voleva essere guarito ha sempre chiesto di credere in Lui. Questa fede, però, non l'ha mai forzata. Non l'ha mai imposta. Per evitare che gli uomini fossero costretti a credere in Lui, proibiva persino ai demoni di dire chi lui fosse realmente: il Figlio di Dio. Questo, perché Dio si avvicina a noi nella semplicità di una proposta d'amore. E l'amore non s'impone, ma si propone.
La guerra è distruzione e morte. Eppure qualcuno nelle retrovie lavora per la vita e si consuma rischiando. Così quando gli italiani subirono la sconfitta a Caporetto suor Pasqua, infermiera di sala operatoria, si trovò sola perché i medici erano fuggiti. Non potè fare altro che amputare a un soldato la gamba intaccata dalla cancrena. Quella operazione chirurgica avrebbe dato la guarigione al poveretto. Quando gli austriaci arrivarono, non credettero ai loro occhi. Eppure suor Pasqua è meglio di un medico. La lasciarono continuare... a fare miracoli. Questo è amore. E come Gesù si era preso cura di tutti e poi si era ritirato sul monte, solo, a pregare il Padre suo, così suor Pasqua quando, anni dopo, le vogliono dare una medaglia, se ne sta in chiesa a ringraziare Gesù per ciò che aveva potuto fare lasciandosi guidare da lui.
Mettiamoci anche noi sulla scia di Gesù, con semplicità, senza la pretesa di emergere o essere famosi, ma solamente con l’intenzione e lo scopo di servire e rendere felici le persone che incontriamo. Oggi.
• Ricorre in questa settimana la giornata mondiale del malato: siamo vicini ad ogni infermo, possa egli sperimentare la nostra tenerezza.
Mi hai visitato, Signore
La sofferenza ha visitato il mio corpo
e il tempo si è fermato attorno a me.
Davanti a me una danza di visi
pietosamente sorridenti
impegnati a farmi scordare le mie ferite.
Odore forte di medicine.
Oltre la finestra un albero:
i rami nudi contro il cielo.
Forte la tentazione di lasciarmi andare.
Difficile lottare contro l'inedia,
l'inappetenza, la febbre che non cessa...
Gli occhi stanchi e la testa pesante
mi impediscono
anche solo di sfogliare un giornale.
Mi hai visitato, Signore.
Mi sento fuori da tutto, in disparte e solo.
Mi resta soltanto la forza di pregare.
Lunghe preghiere nella notte,
preghiere spontanee:
«Sia fatta, Signore, la tua volontà».
Col passare dei giorni
ho visto spuntare le gemme
sui rami già nudi contro il cielo;
ho sentito, dentro, la tua voce
dirmi che non sono solo,
che tu vegli ogni giorno
accanto al mio letto di dolore.
TELEPACE TRENTO
* Salesiani in festa nel nome di don Bosco
* Una giornata dedicata alla vita consacrata
* I 40 anni della Scuola Diocesana di Formazione Teologica
* Una fiaccolata silenziosa per la pace
A proposito di Salafismo…
Che tanti giovani dell’Europa occidentale si sentano attratti dal movimento salafista ha a che vedere col fatto che non esiste un corrispondente movimento in positivo che provoca l’Europa.
Questo lo afferma un sociologo tedesco di origine mussulmana (El-Mafaalani). Egli dice che le provocazioni dei giovani di generazioni precedenti – droga, sbornie, libertà sessuale – nel frattempo hanno raggiunto un grado di sazietà che non funzionano più. Un aspetto importante del movimento salafista- almeno così si suppone - è l’ascesi: cioè, io rinuncio liberamente a tutto ciò che mi piace.
Il burka è il nuovo “punk”. Chi oggi lo porta sa esattamente di provocare la maggioranza della gente. Non solo si viene rifiutati, ma si vuole intenzionalmente isolarsi dalla massa. Importante è “essere originali” e non confondersi con la massa.
Dalle sue ricerche nell’ ambiente salafistico, questo sociologo afferma che la maggior parte di chi aderisce a questo movimento, proviene da famiglie arabe o turche o convertiti di famiglie poco credenti o di scarsa pratica religiosa. La provocazione quindi non si rivolge tanto verso la massa, quanto piuttosto soprattutto contro la famiglia poco praticante. Agli occhi dei salafisti, questa debolezza ha a che vedere con assenza di pratica religiosa.
Aspetti forti dei salafisti sono, oltre l’attività missionaria, l’aggancio ai giovani che hanno a che fare con la giustizia, i quali, dopo la conversione, si sentono in un ambiente protetto e “caldo”, così che possono salire in prestigio e “carriera”.
I Salafisti fanno una proposta che pochi altri nella società ti fanno: “Tu puoi cominciare subito di nuovo!” Allo stand dove viene offerto il Corano, sta gente che si è magari convertita da una settimana e già sono diventati “missionari”, e non hanno ancora nessuna idea di dove sono arrivati.
Ciò è molto attraente per giovani che non hanno mai avuto riconoscimento nell’ ambiente dove erano vissuti. I predicatori nelle moschee parlano la lingua locale, possiedono il linguaggio dei giovani e possono allacciarsi direttamente ai problemi quotidiani degli ascoltatori: dalla sessualità al razzismo, dall’ emarginazione alla doppia morale dell’Occidente. Inoltre destano la coscienza di giustizia secondo il sentire mussulmano e il senso dell’ onore e dell’orgoglio.
Che le donne stesse trovino attraente l’essere velate, il sociologo lo spiega dal fatto che la maggior parte di queste donne provengono da ambienti tradizionalisti e conservativi. “In queste famiglie i ragazzi possono permettersi tutto, le ragazze no”. E’ vero che presso i Salafisti le ragazze continuano a non permettersi niente, a nemmeno i ragazzi! Questo, per quanto possa sembrare semplicistico, è un punto di uguaglianza con i ragazzi!