giovedì 12 febbraio 2015

Sesta Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo secondo Marco (1, 40-45)
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva:" Se vuoi, puoi purificarmi!". Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse:" Lo voglio, sii purificato!" E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse:" Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro".
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Incrociare lo sguardo dell'Amore
Secondo la tradizione ebraica, i lebbrosi andavano messi da parte, allontanati dalla vita sociale come persone contagiose: nessuno poteva avvicinarsi a loro e, meno ancora, toccarli. Era la maniera di difendersi da questa malattia incurabile e pericolosa socialmente. 
Gesù, però, è venuto a rompere le tradizioni di questo tipo. Davanti al lebbroso sentì pena, stese la mano e lo toccò. Violò la legge. Col suo gesto, Gesù provoca una vera rivoluzione. Rivela che Dio non usa le malattie per punire; strappa dall'isolamento e dall'esclusione, fa saltare i pregiudizi e le discriminazioni della società, rompe le barriere e i muri che gli uomini alzano tra loro, ed insegna a tutti che l'atteggiamento migliore è l'amore che porta all'accoglienza e alla convivenza fraterna.
Tutti corriamo il pericolo di emarginare: se qualcuno non ci è simpatico, lo teniamo lontano; se uno ci ha fatto un brutto scherzo, lo eliminiamo dal giro. Se analizziamo le nostre reazioni, sicuramente scopriamo che molte volte emarginano perché ci lasciamo prendere dai pregiudizi, perché portiamo rancore e tagliamo i rapporti con determinate persone. Da che cosa deriva tutto questo? Quale lebbra abbiamo trovato in loro per allontanarli? L'amore cristiano non ammette emarginazione; è compassionevole davanti alla sofferenza e alle necessità di chi è svantaggiato. 
Proviamoci, particolarmente in questo Tempo di Quaresima che inizia con l'imposizione della cenere; il ministro dirà: «Convertitevi, e credete al Vangelo». Entriamo in questo tempo con un atteggiamento di umiltà. Dio ci farà camminare, Lui convertirà i cuori, Lui ci donerà la gioia della Risurrezione. 

RIFLESSIONI PER LA QUARESIMA
La vera Quaresima è 
quando al mattino ti svegli 
col desiderio di amare il Signore 
ed in Lui i fratelli.
Quando invece di una spinta
capisci di dover dare una mano
a chi ti ha offeso…
Quando in chiesa, in casa e in qualunque altro luogo
senti la necessità di entrare in te stesso,
per esaminare il tuo comportamento
con Dio, con la famiglia, con la gente…
Quando per la strada ti incontri con l'anziano
caduto in solitudine
e sei generoso di parole, di conforto e di aiuto…
Quando ti astieni
da un divertimento tutto tuo personale
per dare un po' di gioia al bisognoso…
Quando ti rechi da un ammalato
e ti metti a servire chi è senza presenza,
senza voce e senza forze…
Quando senti il rimorso per lo spreco del denaro
pensando a chi muore per la mancanza di tutto…
Quando capisci che questa brutta vita
di convenienza, di rancori, di violenza
si può rendere bella con l'amore…