martedì 23 giugno 2015

TREDICESIMA DOMENICA B TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male».
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Verso la Vita
«La bambina non è morta, ma dorme», dice Gesù nel Vangelo di oggi. È lo stesso concetto usato per Lazzaro: «Si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». Così i primi cristiani scrivevano sulle tombe dei loro cari: «Si è addormentato nel Signore. Vive con Lui». E nell’Alto Medioevo i bassorilievi ritraevano i defunti in un posto gradevole prima della risurrezione, presi da un sonno speciale, vissuto ad occhi aperti.
Ci piacerebbe avere questa fede quando il lutto bussa alla nostra porta. Ci piacerebbe vedere Gesù in persona che prende per mano la persona cara e le dice: «Alzati!». Ci piacerebbe che ci fosse restituito ciò che pensavamo di avere perso per sempre.
Sappiamo, però, che non possiamo fare a meno di dormire. Sappiamo che il nostro fisico ha bisogno di fermarsi, quando non ce la fa più. Sappiamo che le realtà di questo mondo sono fragili, limitate, a termine. Per questo possiamo accettare il momento che chiamiamo morte, nonostante il dolore che procura a chi resta e soffre per il distacco. Ma è verosimile che sia temporaneo.
Così la dottoressa Kubler Ross spiega la morte a un bambino malato di cancro: «Se la barca sparisce dietro l’orizzonte, non è “andata via”; siamo noi che non la vediamo più, come non vediamo il sole durante la notte. Solo quando sarà stato portato a termine tutto il lavoro per il quale siamo venuti sulla terra, potremo lasciare il corpo. Esso racchiude l’anima, come il bozzolo racchiude la futura splendida farfalla. Allora saremo liberi da dolori, paure e preoccupazioni. E potremo tornare a casa! Da Dio».
Per intanto, viviamo ogni istante pienamente. Probabilmente noi abbiamo ancora tanti “compiti” da fare. Gesù ordinò di «dare da mangiare» alla figlia di Giairo. Questo è il tempo del nutrimento, dell’impegno, di ciò che chiamiamo vita. E cammino verso la Vita piena.


IL SIGNORE DELLA DANZA
(Gesù che vede la sua vita come una danza...)

Danzavo per i pescatori,
per Giacomo e per Andrea.
Mi han seguito e sono entrati nella danza.
Danzavo il giorno di sabato
e guarivo il paralitico.
E i giusti han detto
che era una vergogna.
Hanno sepolto il mio corpo,
hanno creduto che fosse finita...
Ma io sono la Danza
e guido sempre il Ballo.
Guiderò la danza di tutti voi
ovunque voi siate.
Han voluto sopprimermi,
ma son balzato ancora più in alto,
perché io sono la vita che non può morire.
Ed io vivrò in voi e voi vivrete in me,
perché io sono – dice Dio –
il Signore della Danza.
Sidney Carter 




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Un uomo si presenta per un colloquio di lavoro.
L'esaminatore gli chiede:
* Cerchiamo una persona che abbia molta voglia di lavorare.
* Bene. Se, mi assumete vi aiuto a cercarla!

TACERE
Tacere i difetti è carità
Tacere di sé è umiltà
Tacere nell'ira è pazienza
Tacere...è perdonare, è amare
Tacere a tempo e luogo è prudenza
Tacere nel rimprovero è saggezza.