venerdì 18 settembre 2015

XXV DOMENICA B DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».




FARSI SERVI

Per le strade di Galilea Gesù porta avanti la formazione dei discepoli, preparandoli a seguire i suoi passi e a continuare la sua causa, perché sa che all’orizzonte si profila la dura prova del dono di sé. Annuncia loro la sua passione. Essi non riescono a capirlo. Solo dopo avere ricevuto lo Spirito nella Pentecoste capiranno la strada del Signore. Giunti a Cafarnao, la città sulla costa del lago di Galilea che Gesù ha scelto come sua città, dalla quale poi partiva per i viaggi missionari, il Maestro chiede loro di che cosa stessero parlando lungo il cammino. I discepoli non hanno ancora capito il messaggio di Gesù e per questo stanno discutendo su chi di essi sia il più importante.
Gesù ne approfitta per insegnare la sua dottrina: diventare servi degli altri e farsi ultimi. Questa è la cosa importante nell’annuncio del Regno. Per questo, come segno, prende un bambino, considerato in quel tempo senza una vera dignità, ed invita ad accoglierlo nel suo nome. Ci mostra in questo modo che il Regno di Dio si costruisce partendo da quelli che hanno meno dignità e facendosi servi di tutti.
La consegna di Gesù continua ad essere necessaria anche per tutti noi. A nessuno piace essere l’ultimo o servire gli altri. Il fatto di cercare i primi posti e voler essere «il più importante» e sgomitare per «esserci nella foto», non capita solo in politica, ma anche nelle relazioni tra famiglie o dentro la comunità cristiana. Ma l’essere discepoli di Gesù consiste nell’imitarlo nella decisa e totale donazione di sé e nel servizio. Egli lo mostrerà in concreto quando prenderà l'asciugamano per lavare i piedi dei discepoli, e sulla croce dando la vita. Verifichiamo le nostre scelte di vita, doniamo amore ai fratelli.



PREGHIERA PER IL SERVIZIO

Signore,
mettici al servizio dei nostri fratelli
che vivono e muoiono nella povertà
e nella fame di tutto il mondo.
Affidali a noi oggi;
dà loro il pane quotidiano
insieme al nostro amore pieno
di comprensione,
di pace,
di gioia.

Signore,
fa' di me uno strumento della tua pace,
affinché io possa portare l’amore dove c’è l’odio,
lo spirito del perdono dove c’è l’ingiustizia,
l’armonia dove c’è la discordia,
la verità dove c’è l’errore,
la fede dove c’è il dubbio,
la speranza dove c’è la disperazione,
la luce dove ci sono ombre,
e la gioia dove c’è la tristezza. 

Signore,
fa' che io cerchi di confortare
e non di essere confortata,
di capire,
e non di essere capita,
e di amare
e non di essere amata,
perché dimenticando se stessi ci si ritrova,
perdonando si viene perdonati
e morendo ci si risveglia alla vita eterna. Amen.

Madre Teresa





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AL BAR
Al bar, un tale racconta:
- Io sono un famoso artista e quando sono al lavoro tutti mi guardano a bocca aperta!
Il Signore davanti a lui risponde:
- Succede anche a me...
E l'altro:
- E' anche lei un artista?
- No, sono un dentista!