mercoledì 7 ottobre 2015

XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO, Anno B

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».



Invitati speciali… perché amati

Nella corsa che non porta da nessuna parte, fermiamoci un attimo. Alziamo lo sguardo al volto del Signore e ascoltiamone la voce che ci chiama per nome e sa rintracciarci in mezzo a tutti. Per ognuno egli ha in serbo una chiamata, un compito, una chance.
La vocazione è il tesoro nascosto, la perla consegnata ad ognuno. Preziosa e irripetibile. Come posso non rispondere? È questo il senso della responsabilità. È il muovermi dopo essere stato chiamato, soccorrere dopo essere stato perdonato, amare perché a mia volta, da sempre, sono amato. È una responsabilità che lega a un amore unico, quello di Cristo e dei fratelli. È una gioia perché lui ha pronunciato il mio nome sin dal grembo materno. Lui ci viene in soccorso sempre.
La proposta di Gesù, troppo impegnativa, fa paura al giovane, che si allontana triste. Il cuore dell’uomo può ingannarsi. È l’inganno dell’autosufficienza, del bastare a se stessi, l’inganno del possesso dei beni come sicurezza e felicità della vita. Quando un cuore è così «fasciato» da presunte ricchezze, la proposta di Dio in Gesù può suonare come una minaccia o un attentato al proprio quieto o inquieto vivere. Così deve essere parso al giovane del racconto, e così a tanti giovani oggi, prigionieri di se stessi e di una vita ricca di cose e povera di senso.
Occorre riconoscere che tutto è dono, a cominciare dalla vita, per essere liberi di donare e di donarsi. Finché ci si crede artefici di se stessi, il possesso dei beni e delle ricchezze è la miglior arma di difesa contro l’assalto degli altri, del mondo, contro l’assalto di Dio. Da Gesù ci si può allontanare, ma non gli si può impedire di amarci.

FISSATOLO  LO  AMO'
Signore Gesù,
tu fermi la tua attenzione,
che è amore,
su chi ti cerca con cuore sincero:
e lui ha intuito probabilmente
che l'unico buono sei tu.

Un bisogno di vita vera che duri in eterno,
un desiderio ardente di conseguirla
lo ha spinto a te, Signore,
ecco perché lo ami.
Ma forse lo ami anche e di più
perché tu vedi dentro,
vedi in quale fragile vaso egli porta
quest'anelito alla vita (cf 2 Cor 4,7)
e come sarà difficile per lui
aderire all'invito che gli rivolgerai.

 l tuo sguardo tuttavia, Signore Gesù,
è lo sguardo di chi vuol
instaurare un rapporto personale,
lo sguardo di un innamorato,
lo sguardo, soprattutto,
che riesce a penetrare nelle pieghe dell'anima
per provocare una risposta personale.

Guardami, Signore,
guardami ancora e sempre,
fammi capire che è il tuo amore,
solo l'amore che nutri per me personalmente
a rivolgermi l'invito: «Vieni e seguimi».

 M. Masini


METEO
Un gregge sta pascolando in un prato.
A un certo punto comincia a piovere
e una pecora dice alle altre:
- Torniamo all'ovile,
altrimenti la lana si restringe

Sul link "Pensieri" pubblichiamo l'omelia del Papa alla viglia dell'apertura del Sinodo sulla famiglia.
Raccomandiamo di leggerla.