Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Cristo, nostro riposo
L'estate avanza veloce, qualcuno sta sognando le ferie, qualche altro le ha già archiviate, per i più non se ne parla neppure… Ma uno stacco, anche minimo, è indispensabile all'uomo. Per ritemprarsi, per ripartire.
Il Vangelo ci offre un tocco da maestro. I dodici sono stati in missione e ora raccontano quello che hanno «fatto» e «insegnato». I due verbi sintetizzano il compito affidato loro da Gesù nel momento di costituirli «apostoli»: sono stati scelti per predicare e cacciare i demoni.
Proprio lui, che aveva preso l'iniziativa di inviarli in missione, ora si affretta a invitarli a riposare. In questo modo si realizza il secondo obiettivo per il quale aveva scelto i dodici: «Affinché stessero con lui».
Gesù offre ai suoi discepoli il riposo di cui hanno certamente bisogno dopo l'attività apostolica. Li porta («con lui»), per sperimentare che la missione è legata ad una continua e approfondita comunione con lui, in luogo tranquillo. Il riposo consiste soprattutto nello stare con lui. Questa è la dinamica della vita apostolica, secondo Marco: la combinazione adeguata dell'intimità con Gesù (tempo di apprendistato e di comunione) con la missione (tempo di attività e di insegnamento).
Nella familiarità rimane ben evidenziato il riposo che Cristo offre loro. Nella risposta di Gesù risuonano quelle altre sue parole: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò sollievo» (Mt 11,28). Gesù stesso è il riposo dell'apostolo. La missione apostolica, il lavoro apostolico, non è facile e comporta stanchezza. Così è nell'essere testimoni. Nessuno ha detto che debba essere altrimenti.
Ma l'evangelista che fa attenzione a Gesù ne sottolinea la reazione di fronte alla moltitudine in attesa: di compassione. Sia così per noi!
QUANTO BISOGNO ABBIAMO, SIGNORE,
DI FERMARCI UN ATTIMO E RIPOSARE!
Non tanto per la fatica della strada, quanto per l'affanno della vita; della mia vita, tanto agitata, tanto tremendamente rivolta all'esterno; tanto impregnata di occupazioni, studi, famiglia...
Sento come se tu mi avessi invitato, come lo facesti una volta coi tuoi discepoli: «Venite anche voi con me, in un luogo solitario, per riposare un po'» (Mc 6,30).
Quanta necessità di solitudine, di «stare» serenamente, senza far altro che pormi alla tua presenza, zittire i rumori esterni e lasciare che quelli interiori si facciano via via più silenziosi, fino a che gli uni e gli altri spariscano del tutto. Godere di quella «solitudine sonora» che desidero di tutto cuore, in cui Tu mi parli senza suono di parole; in cui Tu direttamente ti dirigi al mio cuore.
Parla, Signore, al mio cuore. Rasserena il mio cuore agitato, intrappolato in tante e tante cose che mi allontanano da Te. Sii Tu il mio unico e prezioso tesoro, e allora potrò concentrarmi in Te, perché so che «dov'è il tuo tesoro, lì sta il tuo cuore».
Il cuore è la misura dell'uomo. E un cuore che prega dev'essere un cuore che ama. Mi piacerebbe, Gesù, possedere un cuore come quello di tua Madre, che custodisca la tua parola e la mediti nel suo interiore, la contempli, l'incarni e la proclami. Un cuore che, poiché prega, s'apre come un ventaglio al mondo di chi soffre.
Donami, Signore, un cuore come il tuo, che ama, che non conosce egoismi, che non custodisce la vita per sé, che rimane attento e vigile verso il cuore di ogni fratello.Ti ripeto, con sant'Agostino: «Signore, ci hai creati per Te, e il nostro cuore vive inquieto finché in Te non riposa».
Su Telepace Trento (canale 601)
PIERINO I
- Papà - chiede Pierino,
- è vero che se un pittore si si fa un ritratto si chiama "autoritratto"?
- Proprio così
- Allora, se un falegname si fa un mobile, si chiama "automobile"?
PIERINO 2
Pierino chiede alla mamma:
- è vero che sono le api a fare il miele?"
- Verissimo caro
- E come fanno a chiudere i barattoli?
(ah, ah, ah...)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Cristo, nostro riposo
L'estate avanza veloce, qualcuno sta sognando le ferie, qualche altro le ha già archiviate, per i più non se ne parla neppure… Ma uno stacco, anche minimo, è indispensabile all'uomo. Per ritemprarsi, per ripartire.
Il Vangelo ci offre un tocco da maestro. I dodici sono stati in missione e ora raccontano quello che hanno «fatto» e «insegnato». I due verbi sintetizzano il compito affidato loro da Gesù nel momento di costituirli «apostoli»: sono stati scelti per predicare e cacciare i demoni.
Proprio lui, che aveva preso l'iniziativa di inviarli in missione, ora si affretta a invitarli a riposare. In questo modo si realizza il secondo obiettivo per il quale aveva scelto i dodici: «Affinché stessero con lui».
Gesù offre ai suoi discepoli il riposo di cui hanno certamente bisogno dopo l'attività apostolica. Li porta («con lui»), per sperimentare che la missione è legata ad una continua e approfondita comunione con lui, in luogo tranquillo. Il riposo consiste soprattutto nello stare con lui. Questa è la dinamica della vita apostolica, secondo Marco: la combinazione adeguata dell'intimità con Gesù (tempo di apprendistato e di comunione) con la missione (tempo di attività e di insegnamento).
Nella familiarità rimane ben evidenziato il riposo che Cristo offre loro. Nella risposta di Gesù risuonano quelle altre sue parole: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò sollievo» (Mt 11,28). Gesù stesso è il riposo dell'apostolo. La missione apostolica, il lavoro apostolico, non è facile e comporta stanchezza. Così è nell'essere testimoni. Nessuno ha detto che debba essere altrimenti.
Ma l'evangelista che fa attenzione a Gesù ne sottolinea la reazione di fronte alla moltitudine in attesa: di compassione. Sia così per noi!
QUANTO BISOGNO ABBIAMO, SIGNORE,
DI FERMARCI UN ATTIMO E RIPOSARE!
Non tanto per la fatica della strada, quanto per l'affanno della vita; della mia vita, tanto agitata, tanto tremendamente rivolta all'esterno; tanto impregnata di occupazioni, studi, famiglia...
Sento come se tu mi avessi invitato, come lo facesti una volta coi tuoi discepoli: «Venite anche voi con me, in un luogo solitario, per riposare un po'» (Mc 6,30).
Quanta necessità di solitudine, di «stare» serenamente, senza far altro che pormi alla tua presenza, zittire i rumori esterni e lasciare che quelli interiori si facciano via via più silenziosi, fino a che gli uni e gli altri spariscano del tutto. Godere di quella «solitudine sonora» che desidero di tutto cuore, in cui Tu mi parli senza suono di parole; in cui Tu direttamente ti dirigi al mio cuore.
Parla, Signore, al mio cuore. Rasserena il mio cuore agitato, intrappolato in tante e tante cose che mi allontanano da Te. Sii Tu il mio unico e prezioso tesoro, e allora potrò concentrarmi in Te, perché so che «dov'è il tuo tesoro, lì sta il tuo cuore».
Il cuore è la misura dell'uomo. E un cuore che prega dev'essere un cuore che ama. Mi piacerebbe, Gesù, possedere un cuore come quello di tua Madre, che custodisca la tua parola e la mediti nel suo interiore, la contempli, l'incarni e la proclami. Un cuore che, poiché prega, s'apre come un ventaglio al mondo di chi soffre.
Donami, Signore, un cuore come il tuo, che ama, che non conosce egoismi, che non custodisce la vita per sé, che rimane attento e vigile verso il cuore di ogni fratello.Ti ripeto, con sant'Agostino: «Signore, ci hai creati per Te, e il nostro cuore vive inquieto finché in Te non riposa».
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 21/11/15 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 22/11/15 ore 13.15 e ore 20.50
Lunedì 23/11/15 ore 10. 35
Martedì 24/11/15 ore 17.10
* Parigi cuore del mondo
* La Chiesa trentina a servizio dei profughi
* La rinnovata chiesa di S. Stefano a Mori
* Fondo: i 150 anni della Parrocchia di S. Martino
Ti amo, fratello….- Khalil Gibran
Domenica 22/11/15 ore 13.15 e ore 20.50
Lunedì 23/11/15 ore 10. 35
Martedì 24/11/15 ore 17.10
* Parigi cuore del mondo
* La Chiesa trentina a servizio dei profughi
* La rinnovata chiesa di S. Stefano a Mori
* Fondo: i 150 anni della Parrocchia di S. Martino
Ti amo, fratello….- Khalil Gibran
Ti amo, fratello, chiunque tu sia, sia che tu t'inchini nella
tua chiesa, o t'inginocchi nel tuo tempio, o preghi nella tua moschea.
Tu ed io siamo figli di una sola fede, giacché le diverse vie della religione non sono che le dita dell'amorevole mano di un solo Essere Supremo, una mano tesa verso tutti, che offre a tutti l'interezza dello spirito, ansiosa di accogliere tutti.
Dio vi ha dato uno spirito sulle cui ali librarvi nell'esteso firmamento dell'Amore e della Libertà.
Non è penoso allora che voi spezziate con le vostre stesse mani le vostre ali e tolleriate che la vostra anima strisci come un insetto sopra la terra?
Tu ed io siamo figli di una sola fede, giacché le diverse vie della religione non sono che le dita dell'amorevole mano di un solo Essere Supremo, una mano tesa verso tutti, che offre a tutti l'interezza dello spirito, ansiosa di accogliere tutti.
Dio vi ha dato uno spirito sulle cui ali librarvi nell'esteso firmamento dell'Amore e della Libertà.
Non è penoso allora che voi spezziate con le vostre stesse mani le vostre ali e tolleriate che la vostra anima strisci come un insetto sopra la terra?
PIERINO I
- Papà - chiede Pierino,
- è vero che se un pittore si si fa un ritratto si chiama "autoritratto"?
- Proprio così
- Allora, se un falegname si fa un mobile, si chiama "automobile"?
PIERINO 2
Pierino chiede alla mamma:
- è vero che sono le api a fare il miele?"
- Verissimo caro
- E come fanno a chiudere i barattoli?
(ah, ah, ah...)