Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Carità, il nome dell’amore secondo Dio
«Deus caritas est». Dio è amore. Non a caso papa Benedetto XVI ha iniziato una trilogia di encicliche sulle virtù teologali - fede, speranza, carità – dall’ultima. Quella che, secondo San Paolo nel meraviglioso inno ascoltato oggi, è «la più grande di tutte».
È la virtù che più ci avvicina al mistero di Dio, quello che un giorno «vedremo faccia a faccia». Lui che ci conosce «prima di formarci nel grembo materno», ci consacra «prima di uscire alla luce», ha in mente un grande progetto per noi, ci rende forti come «colonne di ferro e muri di bronzo» e ci garantisce di essere con noi «per salvarci», come manifestò al profeta Geremia.
San Paolo è ancor più variegato e profondo nel narrare le caratteristiche della carità: rispetto, sincerità, fiducia, speranza benevolenza, altruismo, magnanimità, sopportazione, perdono. Chi ama accetta se stesso e gli altri: non è superbo, vanitoso, invidioso, ingiusto, adirato ed egoista. Chi ama è lo specchio più fedele di Dio.
L’amore, tuttavia, non può essere preteso. Fa parte di un rapporto costruito sulla fiducia e sulla reciprocità del dono. Gli abitanti di Nazareth subordinano la propria fede ai miracoli. Non sono poi così diversi da alcuni credenti “tiepidi”. Sono molto restii a riconoscere in Gesù, il figlio di Giuseppe, il Messia prefigurato dal profeta Isaia. La nuda verità pronunciata da Gesù li riempie di sdegno. In loro l’orgoglio insano ha il sopravvento. Perdono un'occasione. Gesù non si scompone: passa tra di loro e prosegue il suo cammino. L’amore non può indugiare: ci sono tanti uomini e donne da raggiungere e da amare, prima di ritornare nel grembo dell’Amore, in Dio.
Profeti di Dio
Sono attorno a noi anche oggi, Signore, i tuoi profeti.
Coloro che ci consegnano il tuo messaggio di gioia,
potente, stringente, imperituro.
Messaggio che tendiamo a sfuggire,
impegnati a seguire
sirene di moda, vizi innocenti, scuse di normalità.
Eppure tu continui a inviarci i tuoi portavoce.
Santi o peccatori,
loquaci o discreti,
raffinati o popolari.
Ogni fratello può avere parole o gesti
che profumano di te,
invitandoci a guardare un cielo
che ci ricorda la meta
e la strada per raggiungerla.
Dacci occhi attenti, Signore,
per riconoscerli tra le pieghe del quotidiano.
Dacci orecchie sensibili,
per ascoltare i loro preziosi consigli.
Dacci mente aperta,
per convertire le nostre certezze sbagliate.
Dacci l’incoscienza di fidarci di loro,
anche quando il mondo viaggia in direzione contraria,
o siamo tentati dal torpore dell’ordinaria tranquillità.
I tuoi profeti credono in un mondo migliore,
e lo costruiscono pazientemente,
mattone dopo mattone,
a forma di te.
I tuoi profeti conservano la fantasia e l'innocenza di bambini:
guardando la loro meraviglia davanti all’esistente
potremmo sentire, in fondo al cuore, la nostalgia di te.
La velocità può mettere in pericolo la vita; anzi, può essere ostile alla vita, non solo sulle autostrade o sui treni ad alta velocità, ma in genere. Noi corriamo a velocità elevata senza renderci conto della vita.
Goethe, innamorato dell’Italia, in uno dei suoi viaggi in Italia, si lamentava che la carrozza andasse troppo in fretta e così non poteva ammirare il paesaggio. Cosa dovremmo dire noi oggi, che saliamo sui TAV? Non si riesce nemmeno a leggere i nomi delle stazioni dove si passa.. Sempre più persone arrivano a destinazione sempre più velocemente, dove rimangono anche sempre meno tempo.
Chi si fa giudice del nostro tempo? Noi abbiamo sviluppato enormemente la capacità di comperare e alla fin fine pensiamo che tutto sia… “comperabile”. Questo è un grave errore. Allora ci accorgiamo che quanto più abbiamo, tanto più poveri diventiamo. Siamo poveri di quei beni che non si possono comperare. Il tempo è scarso. Chi ha ancora tempo per gli altri? Fedeltà e rapporti che durano più di una giornata, che ti dovrebbero sostenere per tutta la vita, diventano sempre più rari.
Cos’è la vita? Quando non si viveva “nella fretta”, le persone riuscivano a trovare il senso a questi e ad altri interrogativi esistenziali. Oggi molti, in questo campo, sono disorientati e non riescono a trovare una risposta. Hanno imparato come si arriva al denaro, ma non come si dà un senso alla vita.
Tutto questo ha a che vedere con la fede? Eccome!!!
Se la vita si riduce solo fino al tempo della morte, allora è chiaro che ci si concentra solo su questo breve tratto di vita. Non perdere nulla, avere tutto, subito! In fretta, in fretta, in fretta… il tempo passa. Se pensiamo che la vita terrena è l’unica e l’ultima occasione, allora è chiaro che si voglia inserire tutti i desideri in questo breve tempo.
Chi non sente l’ossessione di avere tutto e subito, perché è sicuro che il meglio deve ancora venire, quello sa dare giusto valore al tempo e trova sempre del tempo da dedicare agli altri.
Dio ha tempo. Si è concesso il tempo; è “entrato” nel tempo. In Gesù, Cristo è diventato con-temporaneo. Con lui e in lui il tempo ha trovato la sua centralità. Le cose decisive della vita hanno bisogno di tempo. La fiducia non si acquista con il denaro; l’amicizia e l’amore hanno bisogno di tempo. Il lutto non si lascia regolare su appuntamento o con l’acceleratore. Sedere a tavola insieme richiede tempo.
E come la mettiamo con il nostro rapporto con Dio? …Ma sì, non parliamo, ma ci salutiamo… C’è un muro? E’ indifferenza, superbia, senso di colpa?...
Eppure: questo Dio ci viene incontro anche se noi lo rifiutiamo; si fa uomo, abbatte muri, costruisce ponti sulle valli dei nostri vuoti. Si sporca le mani con noi, si “immischia”, non per disturbarci, ma perché possiamo diventare ciò che non possiamo essere altro: essere uomini; uomini che meritano di portare questo nome e che corrispondono a questa dignità che Dio ci ha dato creandoci: “A sua immagine e somiglianza li creò…”.
Ma purtroppo la nostra ricetta è: avere denaro, secondo il motto: ”Se hai qualcosa sei qualcuno”… Come se un uomo, con tutto il suo sapere e tutto il suo potere, fosse in grado di vivere anche un solo momento senza amicizia, senza riconoscimento, senza amore.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 30/01/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 31/01/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 01/02/16 ore 10. 35
Martedì 02/02/16 ore 17. 10
Chiara Amirante, in dialogo con Dio
Il 30° anniversario del Centro Mariapoli
Bolzano-Bressanone ricorda San Francesco di Sales
La veglia conclusiva della settimana per l'unità dei cristiani
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Carità, il nome dell’amore secondo Dio
«Deus caritas est». Dio è amore. Non a caso papa Benedetto XVI ha iniziato una trilogia di encicliche sulle virtù teologali - fede, speranza, carità – dall’ultima. Quella che, secondo San Paolo nel meraviglioso inno ascoltato oggi, è «la più grande di tutte».
È la virtù che più ci avvicina al mistero di Dio, quello che un giorno «vedremo faccia a faccia». Lui che ci conosce «prima di formarci nel grembo materno», ci consacra «prima di uscire alla luce», ha in mente un grande progetto per noi, ci rende forti come «colonne di ferro e muri di bronzo» e ci garantisce di essere con noi «per salvarci», come manifestò al profeta Geremia.
San Paolo è ancor più variegato e profondo nel narrare le caratteristiche della carità: rispetto, sincerità, fiducia, speranza benevolenza, altruismo, magnanimità, sopportazione, perdono. Chi ama accetta se stesso e gli altri: non è superbo, vanitoso, invidioso, ingiusto, adirato ed egoista. Chi ama è lo specchio più fedele di Dio.
L’amore, tuttavia, non può essere preteso. Fa parte di un rapporto costruito sulla fiducia e sulla reciprocità del dono. Gli abitanti di Nazareth subordinano la propria fede ai miracoli. Non sono poi così diversi da alcuni credenti “tiepidi”. Sono molto restii a riconoscere in Gesù, il figlio di Giuseppe, il Messia prefigurato dal profeta Isaia. La nuda verità pronunciata da Gesù li riempie di sdegno. In loro l’orgoglio insano ha il sopravvento. Perdono un'occasione. Gesù non si scompone: passa tra di loro e prosegue il suo cammino. L’amore non può indugiare: ci sono tanti uomini e donne da raggiungere e da amare, prima di ritornare nel grembo dell’Amore, in Dio.
Profeti di Dio
Sono attorno a noi anche oggi, Signore, i tuoi profeti.
Coloro che ci consegnano il tuo messaggio di gioia,
potente, stringente, imperituro.
Messaggio che tendiamo a sfuggire,
impegnati a seguire
sirene di moda, vizi innocenti, scuse di normalità.
Eppure tu continui a inviarci i tuoi portavoce.
Santi o peccatori,
loquaci o discreti,
raffinati o popolari.
Ogni fratello può avere parole o gesti
che profumano di te,
invitandoci a guardare un cielo
che ci ricorda la meta
e la strada per raggiungerla.
Dacci occhi attenti, Signore,
per riconoscerli tra le pieghe del quotidiano.
Dacci orecchie sensibili,
per ascoltare i loro preziosi consigli.
Dacci mente aperta,
per convertire le nostre certezze sbagliate.
Dacci l’incoscienza di fidarci di loro,
anche quando il mondo viaggia in direzione contraria,
o siamo tentati dal torpore dell’ordinaria tranquillità.
I tuoi profeti credono in un mondo migliore,
e lo costruiscono pazientemente,
mattone dopo mattone,
a forma di te.
I tuoi profeti conservano la fantasia e l'innocenza di bambini:
guardando la loro meraviglia davanti all’esistente
potremmo sentire, in fondo al cuore, la nostalgia di te.
Prenditi tempo…
Se percorrete le autostrade in Germania,
trovate spesso dei cartelloni pubblicitari riportanti frasi o slogan e relative
immagini che richiamano al comportamento responsabile alla guida: i contenuti
sono in genere la velocità o l’uso dell’alcool alla guida.
Uno di questi dice: “Prenditi tempo, non la
vita…”.La velocità può mettere in pericolo la vita; anzi, può essere ostile alla vita, non solo sulle autostrade o sui treni ad alta velocità, ma in genere. Noi corriamo a velocità elevata senza renderci conto della vita.
Goethe, innamorato dell’Italia, in uno dei suoi viaggi in Italia, si lamentava che la carrozza andasse troppo in fretta e così non poteva ammirare il paesaggio. Cosa dovremmo dire noi oggi, che saliamo sui TAV? Non si riesce nemmeno a leggere i nomi delle stazioni dove si passa.. Sempre più persone arrivano a destinazione sempre più velocemente, dove rimangono anche sempre meno tempo.
Chi si fa giudice del nostro tempo? Noi abbiamo sviluppato enormemente la capacità di comperare e alla fin fine pensiamo che tutto sia… “comperabile”. Questo è un grave errore. Allora ci accorgiamo che quanto più abbiamo, tanto più poveri diventiamo. Siamo poveri di quei beni che non si possono comperare. Il tempo è scarso. Chi ha ancora tempo per gli altri? Fedeltà e rapporti che durano più di una giornata, che ti dovrebbero sostenere per tutta la vita, diventano sempre più rari.
Cos’è la vita? Quando non si viveva “nella fretta”, le persone riuscivano a trovare il senso a questi e ad altri interrogativi esistenziali. Oggi molti, in questo campo, sono disorientati e non riescono a trovare una risposta. Hanno imparato come si arriva al denaro, ma non come si dà un senso alla vita.
Tutto questo ha a che vedere con la fede? Eccome!!!
Se la vita si riduce solo fino al tempo della morte, allora è chiaro che ci si concentra solo su questo breve tratto di vita. Non perdere nulla, avere tutto, subito! In fretta, in fretta, in fretta… il tempo passa. Se pensiamo che la vita terrena è l’unica e l’ultima occasione, allora è chiaro che si voglia inserire tutti i desideri in questo breve tempo.
Chi non sente l’ossessione di avere tutto e subito, perché è sicuro che il meglio deve ancora venire, quello sa dare giusto valore al tempo e trova sempre del tempo da dedicare agli altri.
Dio ha tempo. Si è concesso il tempo; è “entrato” nel tempo. In Gesù, Cristo è diventato con-temporaneo. Con lui e in lui il tempo ha trovato la sua centralità. Le cose decisive della vita hanno bisogno di tempo. La fiducia non si acquista con il denaro; l’amicizia e l’amore hanno bisogno di tempo. Il lutto non si lascia regolare su appuntamento o con l’acceleratore. Sedere a tavola insieme richiede tempo.
E come la mettiamo con il nostro rapporto con Dio? …Ma sì, non parliamo, ma ci salutiamo… C’è un muro? E’ indifferenza, superbia, senso di colpa?...
Eppure: questo Dio ci viene incontro anche se noi lo rifiutiamo; si fa uomo, abbatte muri, costruisce ponti sulle valli dei nostri vuoti. Si sporca le mani con noi, si “immischia”, non per disturbarci, ma perché possiamo diventare ciò che non possiamo essere altro: essere uomini; uomini che meritano di portare questo nome e che corrispondono a questa dignità che Dio ci ha dato creandoci: “A sua immagine e somiglianza li creò…”.
Ma purtroppo la nostra ricetta è: avere denaro, secondo il motto: ”Se hai qualcosa sei qualcuno”… Come se un uomo, con tutto il suo sapere e tutto il suo potere, fosse in grado di vivere anche un solo momento senza amicizia, senza riconoscimento, senza amore.
Un anno nuovo è
iniziato da poco: che cosa intendo fare io di questo tempo?
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 30/01/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 31/01/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 01/02/16 ore 10. 35
Martedì 02/02/16 ore 17. 10
Chiara Amirante, in dialogo con Dio
Il 30° anniversario del Centro Mariapoli
Bolzano-Bressanone ricorda San Francesco di Sales
La veglia conclusiva della settimana per l'unità dei cristiani