lunedì 4 aprile 2016

TERZA DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.


E tu, mi ami?

A scanso di equivoci, le letture di oggi ci mettono in guardia. La vita non è sempre facile. Ci saranno tempi in cui il lavoro non porterà frutto; notti in cui non vedremo soluzioni; situazioni in cui ci sentiremo soli. Forse, in quanto seguaci di Gesù, potremo essere osteggiati, oltraggiati o flagellati. La storia del cristianesimo, anche recente, è piena di fatti simili, e non ne fece difetto neppure la prima comunità.
Eppure gli Apostoli non indietreggiarono, convinti che bisognasse «obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini». Anzi, furono lieti di «essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù». Dove trovavano la forza di quella testimonianza, continuata da innumerevoli martiri nella storia? Indubbiamente nella vicinanza dello Spirito Santo e nella fede nel Signore Risorto.     
Nel Vangelo si racconta che Gesù, per quanto non immediatamente riconosciuto, non era lontano: attendeva sulla riva. Aveva i giusti suggerimenti e non avrebbe lasciato mancare il cibo quotidiano, purché fosse condiviso.
Il curioso siparietto tra Gesù e Pietro, con finezza psicologica raggiunge il cuore del cristianesimo. Ciò che conta è l’amore. Nella Chiesa di ogni tempo i pastori dovranno essenzialmente voler bene alle pecore che saranno loro affidate. Per amore saranno disposte ad accompagnarle, a comprenderle, a sostenerle, a guidarle. E questo compito potrà passare attraverso la perdita e la persecuzione, giungendo sempre al momento di umiltà del dover lasciare il proprio compito ad altri. In tutti questi momenti, la roccia dove ancorare la propria azione sarà Cristo. E aiuterà pensare rivolte a sé le sue parole accorate: «Tu, mi ami?»  
 
 

TU CI ATTENDI , SIGNORE

Quanta pazienza hai, Signore.

Siamo lontani anni luce dal tuo cuore, e tu ci attendi.
Siamo indifferenti, miscredenti o arrabbiati con te.
E tu ci attendi.

Siamo invischiati nei nostri pasticci,
affezionati ai nostri vizietti,
perennemente indecisi
sulla radicale svolta da dare alla nostra vita.
E tu ci attendi.
Siamo peccatori disillusi,
ormai convinti di non poterci sganciare
dalle nostre abitudini insane.
E tu ci attendi.

Non hai fretta,
perché il tempo è l’opportunità che ci hai dato.
Ma la tua presenza vigile, sulla riva,
ci dice che sei sempre interessato a noi.
Tu hai le soluzioni, basterebbe chiedertele.
Sai dove dirigere la barca per una buona pesca.
Hai condiviso il nostro cammino,
in tutto comprendi l’umanità.

Sta a noi, ora, non indugiare.
Gettare alle spalle i timori, le abitudini, i freni inutili.
Fare un tuffo in acque pericolose, ma con fiducia:
diverranno nostre amiche, perché ci condurranno a te.
Tu ci attendi, fedele all’appuntamento, dalla solidità della riva.
Beati noi, se sapremo non farti aspettare troppo.
Fortunati noi, perché gusteremo la tua salvezza già in questa vita, incontrando pace e serenità in questo mondo imperfetto.
E avviandoci risoluti, senza rimpianti e paure,
verso il tuo mondo infinito. 


A partire da questa settimana, ci sarà una serie di riflessioni sulle Opere di Misericordia, che ci aiuteranno a riflettere durante questo anno giubilare. Si trovano sotto la voce "pensieri". Ci guiderà il monaco benedettino Anselm Grün.


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Sabato 09/04/16 ore 13.15 e ore 20.30 
Domenica 10/04/16 ore 13.15 e ore 20.45
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Don Lauro, l'Arcivescovo pastore a servizio del prossimo
Alla Cattedra del confronto "la paura"
Fra Markus Keschbaumer, missionario della Misericordia
Padre Kaswalder in "Escursioni bibliche"