martedì 12 aprile 2016

QUARTA DOMENICA DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».


La voce del buon pastore

 In questo tempo di Pasqua, ancora una volta siamo invitati a riflettere su un nucleo centrale del Vangelo: Cristo ci chiama a partecipare alla sua eterna relazione con il Padre.

Ci può essere un messaggio e un dono più grande? Una vita che non avrà fine, bensì salto nella pienezza; né fame, né sete, né pianto, né tribolazione, né sporcizia, certifica il libro dell’Apocalisse: il pastore guiderà alle fonti dell’acqua che lava, scioglie, purifica, disseta.
Dal tono della voce noi possiamo distinguere immediatamente se l’incontro sarà positivo, perché percepiamo l’affetto o la freddezza, l’amore o il disprezzo. Così come siamo felici se riconosciamo una voce amica in una folla, perché è la presenza che non ci lascia sentire soli.
Non conosciamo il timbro di Gesù, ma il Vangelo ci consola: la sua voce è ferma e interessata, e non può che guidarci alla vita. Il male non ha più potere su chi è in relazione fiduciosa con lui, perché «nessuno ci strapperà dalla sua mano».    
Soltanto noi abbiamo il potere e la libertà di allontanarci dal suo ovile. Soltanto noi possiamo nasconderci, irrigidirci, scollegarci da lui. Possiamo fingere di dimenticare o convincerci della sua inesistenza. Possiamo soffocare la sua luce o correre lontano da essa.
Ma la sua voce non verrà mai meno. Continueranno i suoi appelli attraverso le buone persone, i testimoni della vita, i frammenti della sua Parola, le pietre della storia. Ma soprattutto in quella voce interiore che nasce dalla profonda nostalgia che è seminata da sempre in noi: «Tu ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (S. Agostino).    


NEL GREGGE DEL SIGNORE

È un dono bellissimo far parte del tuo gregge, Signore.

Avere un buon pastore, forte e magnanimo,
affezionato e interessato come te.
Avere a disposizione una guida sicura,
che con voce amorevole e determinata
conduce alla salvezza per tutta l’eternità.

Sentirsi protetti nel palmo della tua mano,
perché non permetterai che qualcuno ci strappi via da te.
Sapere di essere sempre preziosi ai tuoi occhi,
perché mai distoglierai lo sguardo da noi.
Poter essere tranquilli e fiduciosi,
anche nelle angustie e nelle difficoltà,
visto che la tua lungimiranza provvederà alla nostra vita,
dandoci l’opportunità di viaggiare verso la meta della pienezza.
Tu sei così, Signore, ed è una gioia questa nostra fede.

Purtroppo, in verità,
non siamo così docili e mansueti come agnelli.
A volte siamo pecore nere,
sospettose o ribelli per partito preso,
sporcate dall'indolenza e dalla vanità,
più attente al tornaconto di oggi
che alla costruzione del domani,
centrate su se stesse e immobili davanti ai bisogni di solidarietà.

La tua mano diventa impotente
di fronte alla scelta convinta di allontanarci da te.
Ci lasci andare, pur tifando per noi.
È il prezzo dell’amore, che paghi consapevolmente.
Spesso lo paghiamo anche noi,
quando la strada che percorriamo diventa invivibile.

E allora, anziché dirci: «Te l’avevo detto»,
sei ancora disposto a partire alla nostra ricerca,
pecorelle smarrite cui spetta una festa in Cielo al loro ritrovamento.

Davvero non siamo degni di te,
ma chinando la testa con umiltà,
insieme alle nostre scuse passate e future,
ti diciamo: infinitamente grazie, Signore!

È un onore immenso aver conosciuto te.   

Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 16/04/16 ore 13.15 e ore 20.30
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