Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
Certamente hanno poco, ma è più di nulla. Gesù lo renderà più che sufficiente, dato che ne avanzeranno dodici ceste.
Così l’incontro con Cristo nell’Eucaristia spinge i cristiani a gesti concreti di comunione e di solidarietà. Davanti a chi chiede aiuto sarebbe riduttivo dirsi: «Ci penserà chi lo fa per mestiere» o «Prego per te». Come ci ha ricordato papa Francesco: «L'Eucaristia ci fa percorrere la sua strada, quella del servizio, della condivisione, del dono, e quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza, perché la potenza di Dio, che è quella dell’amore, scende nella nostra povertà per trasformarla».
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 28/05/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 29/05/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 30/05/16 ore 10. 35
Martedì 31/05/16 ore 17. 10
Comunicazione e Misericordia. Un cammino possibile
Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa
La XIIa edizione del Festival Biblico
Fiera di Primiero: rinnovo del voto alla Madonna dell'Aiuto
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
L’Eucaristia: dono per diventare doni
Ogni anno la Chiesa
ci invita a solennizzare il Corpo e il Sangue di Cristo, il dono che rende
presente il sacrificio di Gesù sulla croce. Ogni settimana i cristiani si
riuniscono per fare comunione con lui e con i fratelli della comunità. Ogni
giorno i sacerdoti celebrano l’Eucaristia come ringraziamento e intercessione,
affinché la Grazia di Dio trovi posto in ciascuno di noi. In ogni momento il
pane consacrato ci attende nel silenzio delle chiese, per comunicarci la
vicinanza e il sostegno di Cristo nelle nostre vite quotidiane. Tutta la vita
cristiana ruota attorno a questo Sacramento, così semplice ed essenziale: è il
nutrimento dell’anima durante il viaggio della vita.
Questo splendido
dono, nell’ottica di Gesù, non ci è concesso perché ci beiamo nella gioia e
nella quiete dell'immobilismo. Il Vangelo ha parole chiare, di fronte alla fame
della gente. Di fronte alla prospettiva realistica degli apostoli, convinti che
ciascuno debba pensare a sé, Gesù oppone una richiesta precisa: «Voi stessi
date loro da mangiare». Certamente hanno poco, ma è più di nulla. Gesù lo renderà più che sufficiente, dato che ne avanzeranno dodici ceste.
Così l’incontro con Cristo nell’Eucaristia spinge i cristiani a gesti concreti di comunione e di solidarietà. Davanti a chi chiede aiuto sarebbe riduttivo dirsi: «Ci penserà chi lo fa per mestiere» o «Prego per te». Come ci ha ricordato papa Francesco: «L'Eucaristia ci fa percorrere la sua strada, quella del servizio, della condivisione, del dono, e quel poco che abbiamo, quel poco che siamo, se condiviso, diventa ricchezza, perché la potenza di Dio, che è quella dell’amore, scende nella nostra povertà per trasformarla».
AMO LA MIA CHIESA
Amo la mia chiesa, Signore.
Amo i suoi lunghi silenzi,
il gioco delle luci che attraversano le vetrate,
il profumo intenso dei fiori sull’altare.
Amo venire a visitare il tuo corpo,
meravigliosamente presente oltre la porticina dorata,
tra gli sfarfallii della luce perpetua
come un cuore pulsante, il tuo,
che non si scorda mai di noi.
Amo i simboli e i dipinti,
segno del bene che ha portato la tua storia,
per il sollievo e il sostegno dell’umanità.
Amo ascoltare le tue Parole,
dall’ambone durante le solenni liturgie,
o nei pensieri sintonizzati sulla tua voce interiore.
Amo lasciarmi circondare
dal senso di comunità delle celebrazioni,
dalla maestosità o dalla semplicità dei canti,
dal brulichio di pensieri, emozioni e fatiche della gente,
che trovano nel tuo porto quiete,
volgendosi verso l’altare del tuo sacrificio.
Amo accogliere la tua pace,
più profonda di quella mondana,
nata dal dono completo della tua vita,
e dallo sguardo comprensivo e continuo
che ci confermi dal tuo tabernacolo.
Amo inginocchiarmi
di fronte al rinnovo della tua venuta,
quando il sacerdote opera il suo miracolo,
con le parole della consacrazione.
Amo adorarti, consapevole della mia piccolezza,
sapendo che quella è la giusta posizione
che dovrei avere davanti a ogni fratello povero:
corpo e sangue tuo, nella carne, anche lui.
Leggere su "Pensieri" la quarta opera di misericordia corporale: Alloggiare i pellegrini
Amo i suoi lunghi silenzi,
il gioco delle luci che attraversano le vetrate,
il profumo intenso dei fiori sull’altare.
Amo venire a visitare il tuo corpo,
meravigliosamente presente oltre la porticina dorata,
tra gli sfarfallii della luce perpetua
come un cuore pulsante, il tuo,
che non si scorda mai di noi.
Amo i simboli e i dipinti,
segno del bene che ha portato la tua storia,
per il sollievo e il sostegno dell’umanità.
Amo ascoltare le tue Parole,
dall’ambone durante le solenni liturgie,
o nei pensieri sintonizzati sulla tua voce interiore.
Amo lasciarmi circondare
dal senso di comunità delle celebrazioni,
dalla maestosità o dalla semplicità dei canti,
dal brulichio di pensieri, emozioni e fatiche della gente,
che trovano nel tuo porto quiete,
volgendosi verso l’altare del tuo sacrificio.
Amo accogliere la tua pace,
più profonda di quella mondana,
nata dal dono completo della tua vita,
e dallo sguardo comprensivo e continuo
che ci confermi dal tuo tabernacolo.
Amo inginocchiarmi
di fronte al rinnovo della tua venuta,
quando il sacerdote opera il suo miracolo,
con le parole della consacrazione.
Amo adorarti, consapevole della mia piccolezza,
sapendo che quella è la giusta posizione
che dovrei avere davanti a ogni fratello povero:
corpo e sangue tuo, nella carne, anche lui.
Leggere su "Pensieri" la quarta opera di misericordia corporale: Alloggiare i pellegrini
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 28/05/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 29/05/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 30/05/16 ore 10. 35
Martedì 31/05/16 ore 17. 10
Comunicazione e Misericordia. Un cammino possibile
Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa
La XIIa edizione del Festival Biblico
Fiera di Primiero: rinnovo del voto alla Madonna dell'Aiuto