lunedì 9 marzo 2015

Quarta Domenica di Quaresima B

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».


Gli ebrei erano stati deportati a Babilonia, quando Gerusalemme era stata rasa al suolo.
Babilonia nella Scrittura rappresenta la situazione di confusione che ogni persona rischia di attraversare.
Nella nostra storia c'è Babilonia e c'è Gerusalemme. Gerusalemme è la città della pace, della libertà, della vita vera. Babilonia, invece, è la città della schiavitù, della tristezza, dell'oppressione. Cioè il contrario. E' quello che sperimentiamo noi: nell'obbedienza a Cristo siamo in Gerusalemme, nella disobbedienza siamo in Babilonia, nella terra dell'oppressione, della confusione, dove non si va d'accordo.
Quando Cristo arriva, trova l'umanità in Babilonia. L'uomo si trova là a causa delle sue scelte. Le parole del vangelo di questa domenica è il riassunto di tutto il vangelo di Giovanni. Purtroppo, noi le abbiamo come anestetizzate: Giovanni le ha messe nel presente e noi le abbiamo portate al futuro.. La vita eterna è qui, oggi, ora.
"Vita eterna" vuoi dire la vita di Dio, il modo bello di vivere di Dio. Cioè l'amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito, così diversi fra loro. Il Signore vuole portare questa sua vita nella nostra diversità, perché ci ha trovati nella morte.
Dice Paolo: "Da morti che eravamo, Cristo ci ha fatti rivivere" (Ef.2,4-10). Il nostro modo di vi­vere, a confronto con quello di Cristo, è una morte. Vuoi dire che dentro di noi è morta la capacità di vivere per gli altri. Cristo ci ha trovati tutti morti, perché in noi è morto questo amore per gli altri. Il Signore vuol darci il suo modo di amare. Questa è la Gerusalemme che è scritta dentro di noi. Questa è la nostalgia che ciascu­no si porta dentro, il desiderio di essere in pa­ce con tutti, di volere il bene di tutti. Ma noi purtroppo non ne siamo capaci, perciò siamo in Babilonia. Già in questa vita per chi non crede c'è il giudizio, dice Giovanni» Chi non crede è già stato condannato. Non si tratta dell'infer­no. Qui si parla al presente. Chi non crede è condannato a una povera vita. Quante per­sone sono all'inferno in questa vita! Nel senso che l'inferno ce l'hanno dentro, ce l'hanno in casa, ce l'hanno nel rapporto con le persone.
Il Vangelo è questo: credere che il modo di vivere di Cristo è migliore del nostro e chie­dere questo al Signore, credendo che egli ce lo può dare. Anche oggi il Signore ci vuoi dare la sua vita, il suo mo­do di vivere. Se non hai la capacità di ama re, sei morto, non sei vivo, non sei felice, non sei in pace, anche se hai il mondo inte­ro. Cristo ci vuoi far vivi. Ringraziamo il Signore, pregando per que­sto mondo, perché finisca l'inferno che tante persone vivono, perché si spenga ogni guerra, fonte di lutti e rancori.


Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 14/03/15 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 15/03/15 ore 13.15 e ore 20.50
Lunedì 16/03/15 ore 10. 35 e ore 16. 40
Martedì 17/03/15 ore 17.10

Gesù spogliato delle vesti
La nuova Via Crucis di Romallo
Aspettando la Santa Pasqua con gli esercizi spirituali
Don Vincenzo Casagrande e l'arte del Trentino