lunedì 27 aprile 2015

QUINTA DOMENICA DOPO PASQUA B

 Dal Vangelo secondo Giovanni


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».


Tutto possiamo uniti a Gesù Risorto

 La forte allegoria della vite e i tralci dà senso («colore» e «sapore») a tutto il capitolo 15 del vangelo di Giovanni. Il Padre è il vignaiolo. Gesù è la vite. Noi siamo i tralci. C’è bisogno di potature se si vogliono frutti abbondanti. È quel che succede anche nella nostra vita: il dolore, le difficoltà, se vissuti con Gesù, nel suo amore e nella sua logica diventano qualcosa che «vivifica», lungi dal mortificare la nostra vita.
Il segreto di fondo è uno: rimanere uniti a Gesù come il tralcio è unito alla vite. Non si vede Gesù, non lo si tocca, non se ne ode la voce come l’udirono i suoi contemporanei in Palestina. Eppure, se ci si esercita a rapidi ma frequenti rientri nel cuore, se si dà spessore d’interiorità alla vita, al pensare, sentire, agire, i giorni «lievitano» di Vangelo e si porta «molto frutto» anche se tutto è ordinario.
E' il quotidiano che cambia volto, se non ti stanchi di credere che Gesù – come dice S. Paolo – «abita per la fede nel tuo cuore». C'è chi fraintende la spiritualità del cristiano riducendola a una malintesa esaltazione del fallimento e del distacco dalla realtà. Per paura di coltivare l’orgoglio, coltivano l’avvilimento. No! La gioia è nel portare «molto frutto» a motivo della linfa segreta che ci viene dallo stare unitissimi a Gesù in un fiducioso respirare e realizzare, insieme a Lui, ciò che piace al Padre, ciò che lo glorifica. Qui c’è spazio solo per l’umile amore. Posso portare molto frutto curando la professionalità o migliorando il mestiere, grazie ad ogni studio e lavoro; «crescerò» nel mistero del mio poter dare amore a chi soffre, anche quando io stesso sto soffrendo per malattia o altro. La gioia è in questa certezza: vivere con Gesù. E nel suo vangelo porterò molto frutto.



PENSANDO AI CAMPI DELLA MIA TERRA

E' bello il tuo Vangelo, Signore Gesù,
ha il profumo dei campi
biondeggianti di grano
e delle viti ubertose quando
qual mucche muggenti
per le poppe ripiene,
offrono grappoli profumati
di mosto imminente.

È bello il tuo Vangelo,
ma tra viti traboccanti di frutti
e campi ripieni di grano,
ci sono anch’io, Signore.
Io, tralcio senza frutto;
io, spiga senza grano.

Ho mani vuote che stringono foglie
ho cuore secco, senza più amore.
Ma anche nel buio (del nulla)
una stella risplende
e sussurra con forza.

«Tu, Maria,
tralcio più volte potato
per darci il frutto più pieno.
Tu terra che doni
il grano del Pane di vita.
Tu, Madre, intercedi
e aiutami a far crescere
anche in me, rinsecchito
come inutile tralcio
i frutti che il Padre si attende». Amen.

Giuseppe Sacino


PIERINO
Pierino al compagno di banco:
- A diciott' anni avrò diritto di voto,
e allora mi darò sempre la sufficienza!



QUESTA SETTIMANA NELLA RUBRICA “PIETRE VIVE”

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* La vocazione come luce di Bellezza
* Nella parrocchia di Sant'Antonio "Un giorno con Maria"
* I 100 anni della parrocchia di Marco di Rovereto
* L'arte e la devozione del Santuario di Montagnaga di Pinè