martedì 26 maggio 2015

DOMENICA DELLA SS TRINITA'

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Un dialogo d’amore
Entrare nell'intimità divina è possibile all'uomo solo per rivelazione, cioè attraverso le comunicazioni che Dio fa di se stesso. Dio che squarcia il silenzio del suo mistero (la parola greca «mysterion» significa appunto «tacere») e offre a noi qualche bagliore della sua infinita luce.
La conclusione del vangelo di Matteo mette la rivelazione della Trinità sulle labbra del Risorto nel suo saluto alla Chiesa: «Battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». A questa rivelazione che affiora nei vangeli, soprattutto in quello di Giovanni e nelle lettere di Paolo, si accompagna il sacramento fondamentale della salvezza. La Trinità non è un teorema teologico astruso, non è una sorgente di speculazioni, non è un ambito in cui elaborare semplicemente un simbolo per riuscire a rappresentare Dio. È la manifestazione di un atto d'amore infinito che dal mistero della divinità si effonde nelle creature e ha nella Chiesa uno dei luoghi privilegiati di espressione.
La Trinità è un'insuperabile rappresentazione del comunicarsi amoroso di Dio. Si prenda come guida la celebre immagine «Trinitas in cruce» di Masaccio a S. Maria Novella. Il Padre al centro in alto regge con le sue braccia il legno della croce da cui pende Gesù. Il Padre è lì nell'atto di offrire suo Figlio, di comunicarlo a noi in un gesto di amore infinito. Il Figlio nel suo essere inchiodato alla croce si abbandona e si offre al Padre, si consegna agli uomini che tanto ama. Al centro si vede la colomba, figura dello Spirito Santo. Sta tra il Padre e il Figlio come segno di comunione tra i due e come frutto del dono che Gesù fa della sua vita. Lo Spirito «apre» la Trinità al mondo. E tutto questo donarsi di Dio è per l'umanità, rappresentata da Maria e dal discepolo prediletto.


IL SEGNO DELLA CROCE
Traccio il segno della croce,
pongo sul mio corpo i nomi di Dio:
Padre e Figlio e Spirito.
Li pongo accanto a me,
sono come miei familiari
che posano accanto a me per la foto di gruppo.
Padre, io ti pongo sulla mia fronte,
in testa a tutti i miei ricordi e progetti.
Figlio, io ti pongo al centro, in mezzo,
perché tu sei venuto in mezzo a noi.
Spirito Santo, io ti pongo
su tutta l'ampiezza del mio petto:
penetra in ogni mio respiro.
Traccio su di me il segno della croce:
pongo su di me i nomi di Dio.
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
A voi io mi affido.
Amen.

SEQUENZA DELLO SPIRITO SANTO
Vieni, Santo Spirito, manda a noi da cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto; ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.
Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

TELEPACE: Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 30/05/15 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 31/05/15 ore 13.15 e ore 20.50
Lunedì 01/06/15 ore 10. 35
Martedì 02/06/15 ore 17.10

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