Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
"Partecipare" al Signore Gesù
Abbatti, Signore Gesù, tutti i perbenismi
che ci fanno pensare e vedere le cose
in quel certo equilibrio che non conosce il dono gratuito
del tuo amore «folle» e grida lo scandalo.
Non possiamo capire, così chiusi nei nostri schemi,
che tu doni la tua carne perché abbiamo la vita.
È il tuo corpo che ci consegni, Gesù,
come pane, cotto sulle pietre roventi dell'amore,
che va oltre ogni debolezza e ogni peccato
lasciandosi addentare perfino da bocche piene di tradimento.
«Mentre siamo ancora peccatori» (Rm 5,8)
tu ti offri sulla mensa dei poveri e sei sempre lo stesso
che parli alla folla, ai giudei, e che ora ti «consegni» a noi
perché ti gustiamo come fragrante amore.
«Se il chicco di frumento non muore,
non porta frutto» (Gv 12,24), non dà il pane della vita.
E tu, come seme fecondo
gettato nel solco della nostra terra arida,
hai offerto «il tuo dorso agli aratori»
che menano la massa lievitante perché diventi
il pane puro e vivo «spezzato» sulla tavola.
Ti sei lasciato inchiodare al «roveto ardente»
di un amore che ti cuoce al fuoco dello Spirito
e ti fa bruciare il cuore in un grido lacerante:
«Prendete e mangiatene tutti» (1 Cor 11,24).
Il tuo, Gesù, è il pane piagato del suo corpo sospeso
tra cielo e terra in un ostensorio che ci «attira tutti a sé» (Gv 12,32)
e si offre per una passione d'amore
eternamente tesa in un abbraccio universale.
Accoglici sempre, o «pane vivo», al tuo convito di gioia,
perché in questa intimità,
«reclinando il capo sul tuo petto» (Gv 13,25) squarciato,
ci sia dato di sentire in noi la stessa bruciante sete d'amore
per il Padre e per tutti i fratelli.
«Se uno mangia di me, dimora in me e io in lui»,
sia così questa unione con te, Gesù,
per noi che vogliamo mangiare sempre del «cibo che non perisce» (Gv 6,27).
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
"Partecipare" al Signore Gesù
Oggi il Signore, invitandoci nella sua chiesa, ci fa amici e commensali.
L'immagine che ci suggerisce il libro dei Proverbi è un edificio eretto dalla Sapienza. Per i cristiani orientali la figura della Sapienza, anche nell'iconografia, è una figura di Dio; dai latini invece è vista come Cristo stesso, il quale ha fondato la sua Chiesa con i sette sacramenti. E ha imbandito la mensa eucaristica. Ad essa invita tutti i cristiani.
Per raggiungere questa Sapienza occorre meditarla frequentemente. E non vi si arriva senza invocare con profonda umiltà lo Spirito Santo.
Il Padre ha inviato suo Figlio, il quale, a sua volta, ora ci invia, dandoci la vita piena. Essa è una cosa troppo preziosa per permetterci di sprecarla: ci viene data una volta sola! Si tratta allora di orientarla in modo che, pienamente conforme alla volontà del Signore, ci meriti, passato questo tempo, l'ingresso alla vita eterna. Questa è sapienza!
Che cosa bisogna fare perché la nostra vita sia segnata da questa sapienza? Ricevere nella fede il suo corpo sacrificato e il suo sangue versato, realmente presenti sotto le specie eucaristiche. Perciò la comunione, frequente e fervorosa – una cosa non può stare senza l'altra – permetterà al cristiano di vivere la vita stessa di Cristo e di essere una cosa sola con lui: «Non sono più io che vivo – dirà san Paolo – ma è Cristo che vive in me». Ricordiamo che fare comunione con Cristo significa pure fare comunione con i fratelli, perché l'Eucaristia realizza l'incontro d'amore con tutti gli uomini. Il termine latino «communio», tradotto con «comunione», va inteso forse meglio come «partecipazione» a Gesù, alla sua passione, al suo Spirito, al suo Vangelo, alla sua fede e al suo servizio. Oggi soprattutto!
Venite, mangiate il mio pane
L'immagine che ci suggerisce il libro dei Proverbi è un edificio eretto dalla Sapienza. Per i cristiani orientali la figura della Sapienza, anche nell'iconografia, è una figura di Dio; dai latini invece è vista come Cristo stesso, il quale ha fondato la sua Chiesa con i sette sacramenti. E ha imbandito la mensa eucaristica. Ad essa invita tutti i cristiani.
Per raggiungere questa Sapienza occorre meditarla frequentemente. E non vi si arriva senza invocare con profonda umiltà lo Spirito Santo.
Il Padre ha inviato suo Figlio, il quale, a sua volta, ora ci invia, dandoci la vita piena. Essa è una cosa troppo preziosa per permetterci di sprecarla: ci viene data una volta sola! Si tratta allora di orientarla in modo che, pienamente conforme alla volontà del Signore, ci meriti, passato questo tempo, l'ingresso alla vita eterna. Questa è sapienza!
Che cosa bisogna fare perché la nostra vita sia segnata da questa sapienza? Ricevere nella fede il suo corpo sacrificato e il suo sangue versato, realmente presenti sotto le specie eucaristiche. Perciò la comunione, frequente e fervorosa – una cosa non può stare senza l'altra – permetterà al cristiano di vivere la vita stessa di Cristo e di essere una cosa sola con lui: «Non sono più io che vivo – dirà san Paolo – ma è Cristo che vive in me». Ricordiamo che fare comunione con Cristo significa pure fare comunione con i fratelli, perché l'Eucaristia realizza l'incontro d'amore con tutti gli uomini. Il termine latino «communio», tradotto con «comunione», va inteso forse meglio come «partecipazione» a Gesù, alla sua passione, al suo Spirito, al suo Vangelo, alla sua fede e al suo servizio. Oggi soprattutto!
Venite, mangiate il mio pane
Abbatti, Signore Gesù, tutti i perbenismi
che ci fanno pensare e vedere le cose
in quel certo equilibrio che non conosce il dono gratuito
del tuo amore «folle» e grida lo scandalo.
Non possiamo capire, così chiusi nei nostri schemi,
che tu doni la tua carne perché abbiamo la vita.
È il tuo corpo che ci consegni, Gesù,
come pane, cotto sulle pietre roventi dell'amore,
che va oltre ogni debolezza e ogni peccato
lasciandosi addentare perfino da bocche piene di tradimento.
«Mentre siamo ancora peccatori» (Rm 5,8)
tu ti offri sulla mensa dei poveri e sei sempre lo stesso
che parli alla folla, ai giudei, e che ora ti «consegni» a noi
perché ti gustiamo come fragrante amore.
«Se il chicco di frumento non muore,
non porta frutto» (Gv 12,24), non dà il pane della vita.
E tu, come seme fecondo
gettato nel solco della nostra terra arida,
hai offerto «il tuo dorso agli aratori»
che menano la massa lievitante perché diventi
il pane puro e vivo «spezzato» sulla tavola.
Ti sei lasciato inchiodare al «roveto ardente»
di un amore che ti cuoce al fuoco dello Spirito
e ti fa bruciare il cuore in un grido lacerante:
«Prendete e mangiatene tutti» (1 Cor 11,24).
Il tuo, Gesù, è il pane piagato del suo corpo sospeso
tra cielo e terra in un ostensorio che ci «attira tutti a sé» (Gv 12,32)
e si offre per una passione d'amore
eternamente tesa in un abbraccio universale.
Accoglici sempre, o «pane vivo», al tuo convito di gioia,
perché in questa intimità,
«reclinando il capo sul tuo petto» (Gv 13,25) squarciato,
ci sia dato di sentire in noi la stessa bruciante sete d'amore
per il Padre e per tutti i fratelli.
«Se uno mangia di me, dimora in me e io in lui»,
sia così questa unione con te, Gesù,
per noi che vogliamo mangiare sempre del «cibo che non perisce» (Gv 6,27).
COLMO
Qual è il colmo per una gallina?
Presentarsi in tribunale per deporre!