Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
La patria dei cieli
La patria di Gesù è il cielo. Da lì
viene e lì ritorna. Ha svolto il suo compito: «annullare il peccato mediante il
sacrificio di se stesso», secondo ciò che leggiamo nella lettera agli Ebrei; la
morte l’ha avuto in suo potere per tre giorni, ma Dio lo ha fatto risorgere.
Per quaranta giorni, cioè “per il
tempo necessario”, Gesù si è mostrato vivo ai suoi apostoli, esortandoli alla
fede e alla testimonianza. Ora li lascia, come qualsiasi creatura passata per
la vita terrena, ma non saranno soli: Dio ha promesso l’assistenza dello
Spirito, che presto li renderà forti, consapevoli, santi. Saranno loro le sue
braccia, il suo cuore, la sua voce, per continuare a costruire il Regno che lui
ha iniziato nel mondo. Dov’è ora Gesù? In alto? Sulle nubi? Nel cielo? Tutti questi luoghi sono ovviamente simbolici. Erano metafore usate spesso nel linguaggio biblico, e più in generale religioso, per indicare Chi è oltre noi, il Creatore e Signore dell’universo. Le nostre immagini terrene sono inadeguate a descrivere il luogo di Dio. Gesù è entrato nella sua realtà, per dimorare in lui. E, avendo provato la condizione umana, ora è il mediatore più accreditato per «comparire al suo cospetto in nostro favore». Lui ha «inaugurato» una «via nuova e vivente», che ha riacceso la nostra speranza.
I discepoli tornano a Gerusalemme «con grande gioia», in continua lode e riconoscenza a Dio. Attendevano con fiducia, liberi da paure, dubbi e preoccupazioni. Preghiamo perché in questa festa liturgica questi doni arrivino pure a noi, sapendo che il cielo è anche la nostra patria. E, a suo tempo, saremo tutti attesi lì.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 07/05/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 08/05/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 09/05/16 ore 10. 35
Martedì 10/05/16 ore 17. 10
"Intervista a mons. Lauro Tisi, l'Arcivescovo della gente"
TRA TERRA E CIELO
Consentimi, Signore,
di fissare il mio sguardo in cielo.
Consentimi di sognare quella meta,
di immaginare una bellezza inesprimibile e sorprendente,
di consolarmi con la pienezza della gioia che ci attende.
Consentimi di anticipare i segni della pienezza,
gustando la meraviglia del tuo creato,
avvertendo la fiducia nel tuo abbraccio d’amore.
Consentimi di desiderare di essere faccia a faccia con te,
non per anticipare il tempo dell'incontro,
ma per essere pronto il giorno in cui avverrà.
Ma nel medesimo modo, Signore,
consentimi di tenere i miei piedi ben ancorati sulla terra.
Consentimi di conoscere questo mondo e la sua varietà,
di costruire passo passo negli sforzi quotidiani,
di entrare nella lotta avvincente per renderlo più umano.
Consentimi di accettare i limiti e le fatiche della terra,
di comprendere le piaghe nascoste degli animi umani,
di far scorrere via le sofferenze
portate da sbagli e impurità, egoismi e negatività.
Consentimi di impastare la mia vita col fango e col do
di immergermi nei luoghi che paiono perduti,
di sfiorare il fondo della disperazione
per capire e amare tutti i colori della libertà che ci hai donato.
E, se sarò ancora capace di tenere lo sguardo in cielo,
accoglimi, Signore, in ciò che hai preparato per me da sempre,
trasformando le mie pochezze,
sciogliendo i miei nodi,
dimenticando i miei peccati;
Allora, sarò degno del cielo, cioè di te.
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