martedì 14 giugno 2016

XII DOMENICA C TEMPO ORDINAIO


                             Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».


Accettare la vita

 Sono lusinghieri i giudizi della gente su Gesù, secondo il Vangelo di oggi. Lo considerano uno dei più grandi profeti, antichi o recenti; i suoi amici persino il Messia, l’unto di Dio atteso da tempo che salverà Israele da ogni male.
A questo futuro glorioso Gesù oppone immediatamente il rovescio della medaglia: il rifiuto degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi; la sofferenza, la morte e, soltanto il terzo giorno, la risurrezione.
La croce di Gesù sarà pienamente reale, come reale è la persecuzione dei martiri delle cronache e della storia. Ma anche se per noi fosse figurata, non ci esimerebbe dalla necessità di accettare la vita così com’è. Tutti siamo chiamati a vivere anche i momenti più complicati e dolorosi nella fede e nella dignità, nella sopportazione e nell’abbandono. La vita è anche sacrificio, magari fatto per amore come l’occupazione quotidiana di un papà e di una mamma. Anche questo è dare la vita, che nel pensiero di Gesù non significa perderla, ma guadagnarla, tutta intera, per sempre.
Nella fatica ci può confortare l’estrema testimonianza del teologo Bonhoeffer, che nel campo di concentramento di Flossemburg a pochi giorni dalla sua morte pregava così: «Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo. Aiutami a pregare e a raccogliere i miei pensieri su di te; da solo non sono capace. In me c’è buio, ma in te c’è la luce; io sono solo, ma tu non mi lasci; io non ho coraggio, ma tu mi sei d’aiuto; io sono inquieto, ma in te c’è la pace; in me c’è amarezza, in te pazienza; io non capisco le tue vie, ma tu sai qual è la mia strada. Signore, qualunque cosa rechi questo giorno, il tuo nome sia lodato!».


«VOI CHI DITE CHE IO SIA?»

Oggi fai anche a noi questa domanda, Signore.
Non come se fossimo in una fantomatica verifica di catechismo,
dove qualcuno potrebbe pensare che la risposta buona
sia la più riverente verso la tua divinità e maestà.

Non ti interessa soltanto quello che sappiamo di te,
della tua biografia, della tua filosofia o delle tue Parole.
Ti interessa quello che pensiamo veramente di te,
quanto siamo vicini o lontani alle tue scelte.
Ti interessa vedere dove è appoggiata la nostra vita,
qual è la meta verso cui viaggiamo,
dove incontriamo pace e gioia in questo mondo imperfetto.

Sei tu il nostro Salvatore?
O confidiamo in altri terapeuti e santoni
per trovare la forza di sconfiggere il male?

Sei tu il nostro Maestro?
O ci perdiamo tra le voci più o meno attendibili
dei comunicatori mediatici del nostro mondo?

Sei tu il Figlio di Dio?
O ci fa piacere immaginare un dio a nostra somiglianza,
potente e risoluto, giustiziere ma corruttibile,
perché ci piace tanto essere "raccomandati" da lui?

Sei tu il vero Messia?
O nella vita concreta seguiamo altri “unti del Signore”,
attratti dalle loro insegne regali, dal fascino del loro successo,
dai proclami che assolvono i nostri comodi?

La verità è che non è sempre facile seguire i tuoi consigli.
Ci chiedi di bandire finzioni e compromessi.
Ci chiedi di seguire le istanze dell’amore,
mettendolo al centro della nostra vita.
Così come non è facile riconoscerti nei fratelli
e fare a loro ciò che faremmo a te.  


Tu sei il Cristo, ma aiutaci a incarnare la nostra fede nella vita.




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