martedì 18 aprile 2017

SECONDA DOMENICA DI PASQUA


Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


Dopo la morte di Cristo, gli apostoli rimasero soli. Ebbero paura al punto di rinchiudersi per il timore delle persone malevoli. Avevano vissuto tre lunghi anni con il Maestro, ma non l’avevano capito, al punto che Cristo dovette rimproverarli seriamente (Lc 24,25). Non l’avevano capito perché il loro modo di pensare restava troppo terra terra. Vedendo Cristo impotente e senza coscienza sulla sua croce, essi avevano gettato tutt’intorno sguardi impauriti, dimenticando ciò che era stato detto loro: “Vi vedrò di nuovo, e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,22). Ed ancora: “Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).
I discepoli si rallegrarono al vedere Cristo, furono rassicurati dalle sue parole: “Pace a voi! Ricevete lo Spirito Santo!”. Ma essi dovettero attendere la Pentecoste perché lo Spirito Santo venisse a purificare i loro spiriti e i loro cuori, a dare loro il coraggio di proclamare la gloria di Dio, di portare la buona novella agli stranieri e di infondere coraggio ai loro seguaci. Dio si è riavvicinato agli uomini ed essi si sono rimessi nelle sue mani, per mezzo di Cristo e dello Spirito Santo.
Concedendo agli apostoli il potere di rimettere i peccati, Cristo ha detto loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23). Come Cristo ha fatto con gli apostoli, così il vescovo, imponendo le mani ai sacerdoti che vengono ordinati, trasmette oggi il potere dello Spirito Santo, che permette loro di dispensare i sacramenti e, attraverso di essi, di assolvere i peccati. Ogni sacramento, non solo evoca il ricordo di Cristo, ma è Cristo in persona, che agisce immediatamente per salvare l’uomo. Nel dispensare i sacramenti, la Chiesa si mette in un certo senso ai piedi della croce per portare la salvezza ai credenti. Come potrebbe quindi dimenticare la fonte dalla quale scaturiscono le grazie di salvezza che sgorgano dalle sue mani?
Dio realizzerà il suo più grande desiderio, renderà l’uomo felice se egli lo vorrà, se risponderà “sì” al Padre che gli offre la gioia, a Cristo che gli porta la salvezza, allo Spirito Santo che gli serve da guida.
Dio non impone il suo amore agli uomini. Egli attende che l’uomo stesso faccia un passo in avanti. Dio salva chi si apre a lui per mezzo della fede, della speranza e dell’amore. Dio si avvicina, e anche l’uomo deve avvicinarsi a lui. Allora Dio e l’uomo si incontrano sullo stesso cammino, in Cristo, nella sua Chiesa.
Cristo non è solo uomo, né solo Dio. È Dio e uomo allo stesso tempo; grazie a questa duplice natura, egli è come un ponte teso tra l’umanità e Dio. Questo ponte sarebbe rimasto deserto - né gli uomini né Dio vi avrebbero messo piede - se la causa della discordia e della separazione - il peccato - non fosse stata soppressa. Il sacrificio offerto a Dio da Cristo ha cancellato le colpe passate, presenti e future. “Egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso” (Eb 7,27). Da allora gli uomini possono “per mezzo di lui accostarsi a Dio” fiduciosi del fatto che “egli resta sempre” (Eb 7,25).
Così, per la sua natura prodigiosa e il suo sacrificio completo, Cristo è il solo Intercessore e Sacerdote Supremo. In Cristo, gli uomini ritornano al Padre. In Cristo il Padre rivela agli uomini l’amore che egli porta loro.
È sempre più facile avvicinarsi a Dio prendendo la mano caritatevole che il Padre tende all’uomo per aiutarlo a seguire Cristo, nostro Redentore. Tale è il senso del salmo che evoca l’uomo miserabile il cui grido giunse fino agli orecchi del Signore, e che fu liberato dai suoi mali.


Vedere e toccare Gesù
«Come desidero che gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio». Così scriveva papa Francesco nella Bolla d'indizione del Giubileo straordinario. Ci aveva già pensato San Giovanni Paolo II, che volle dedicare la seconda domenica di Pasqua di ogni anno alla Misericordia.
Il Vangelo odierno ci narra la duplice apparizione di Gesù ai suoi Apostoli. Abituati ormai a dar credito quasi esclusivamente a ciò che si può provare, vedere e toccare, ci sta piuttosto simpatica la figura di Tommaso, che non si fida della parola dei suoi amici, ma ha bisogno di mettere il dito sulle ferite dei chiodi e della lancia per credere in Gesù vivo e risorto.
Il ritorno del Cristo, otto giorni dopo, è anche un gesto di misericordia. Gesù conosce le parole pronunciate da Tommaso, ma non lo rimprovera. Gli mostra i segni inequivocabili della verità e constata che saranno «beati coloro che crederanno senza aver visto».
Siamo noi, tra questi? In realtà ogni giorno, con gli occhi della fede e della considerazione della sua Parola, abbiamo l'opportunità di vederlo. «Ogni volta che avete fatto queste cose (=opere concrete di misericordia) a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40). Davvero "dare il cuore ai miseri" (misericordare) è la richiesta più importante del Vangelo. Ed è il modo più vero per rendere culto a Dio. «Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20). 
 
 
CARO TOMMASO

Ti capiamo, Tommaso, noi così legati alle percezioni dei nostri sensi,
capaci di mettere in dubbio qualsiasi affermazione
che abbia un risvolto misterioso, non chiaro, irrazionale.
Non ci stupisce l'altalena delle tue decisioni,
tu che eri soprannominato Didimo (= doppio, gemello),
pronto a parole a morire con Gesù
e poi assente nella notte della passione e della croce.
Ci capita di non farci trovare puntuali
all'appuntamento più importante della vita,
di parlare dietro al nostro superiore
e poi di rimangiarci le parole di fronte all'evidenza.
Tante volte abbiamo pensato di dettare le nostre condizioni a Dio
per potergli credere e affidarci a Lui,
per poi riconoscere che le sue risposte arrivano
quando meno te l'aspetti, e ci inchiodano alle nostre responsabilità.
Per questo abbiamo l'impressione che tu possa capirci,
e intercedere per noi presso Gesù.
Come ha concesso a te un'ulteriore possibilità,
sia magnanimo anche con noi, affinché prenda la nostra poca fede
la moltiplichi con la schiettezza e l'affetto che ti dimostrò allora
 
VANGELO VIVO
Daniela, volontaria ospedaliera, racconta l'incontro con una paziente che quel giorno non era riuscita a servire. «“Cara signora Agnese, non ho fatto in tempo; mi può perdonare?”. Mi accarezzò delicatamente la mano con uno sguardo quasi radioso. “Grazie. Prometto che la prossima volta comincerò da lei”. Feci per allontanarmi per lasciare il giusto spazio ai parenti, ma sentii la mia mano bloccata da una forte stretta. Le sorrisi. “Vuole che mi trattenga ancora un po’?”. Al suo cenno affermativo, proferii qualche parola, badando a coinvolgere in qualche modo la figlia. Alla fine, sfiorandole affettuosamente la guancia, la salutai anche per non interferire ulteriormente nell’incontro familiare.
Di nuovo mi sentii afferrare il polso con una straordinaria intensità. Chiesi allora se potevo essere utile in qualche modo. L’anziana donna annuì. “Mi dica: che cosa posso fare per lei?”. Con occhi supplichevoli dischiuse le labbra e con un filo di voce disse: “...un bacio...”. Rimasi senza parole e, sopraffatta dalla commozione, la strinsi in un lungo abbraccio».


Ricordati che non ottenere ciò che vuoi, a volte è un meraviglioso colpo di fortuna.
 


Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 22/04/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 23/04/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 25/04/17 ore 17. 15

Questa settimana andrà in onda una puntata speciale di Pietre Vive con il seguente titolo:

Un anno di Gioia per la Chiesa di Trento


Lettera a Tommaso
Caro Tommaso,
ho deciso, dopo tanti anni, di schierarmi formalmente e solennemente dalla tua parte: sono stufo di vederti descritto come un incredulo; su te abbia­mo addirittura composto un proverbio: «Tommaso, che non ci crede, se non ci mette il naso» e, così, sei arrivato fino a noi.
È il nostro consueto modo di leggere il vangelo, col cervello in standby, ascol­tandolo come se fosse una pia e edificante favoletta, senza la voglia di appro­fondire ciò che dovrebbe nutrire la nostra vita e la nostra fede.
Eppure, Tommaso, leggendo bene il racconto di Giovanni, si capisce subito che tu al Rabbì ci hai creduto, fin troppo. Dalle tue parole durissime, ferite, s'intuisce l’amarezza che ti ha sconvolto il cuore all'indomani della croce...

Mi sono riconosciuto molte volte in te, ti ho visto nel volto di molti fratelli scoraggiati e delusi dopo aver dato l’anima in un sogno, in un progetto. Più voli in alto e più - cadendo – ti fai male.

La croce, inattesa, aveva inchiodato il tuo Maestro e la tua vita e messo fine al tuo sogno.

Ti vedo - sbalordito, attonito - che ascolti i tuoi compagni. Le tue ferite sanguinano copiosamente e questi, giulivi e gioiosi, ti raccontano di avere visto Gesù vivo, risorto.

II dubbio non è su Gesù, ma sui tuoi compagni: «Tu Pietro? Tu Andrea?... e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo? Siamo scappati tutti, come conigli... Come faccio a credervi?».

Hai ragione, Tommaso: incontro molti cristiani come te, feriti dalla pessima testimonianza di noi disce­poli, scandalizzati dal baratro che mettiamo tra la nostra fede e la nostra vita, increduli al vangelo a causa della nostra piccolezza.

Ma - e questo è stupefacente - Giovanni ci dice che otto giorni dopo tu eri ancora con loro. Non li hai mollati come spesso vedo fare, non ti sei sentito superiore, migliore, a parte. Hai voluto condivi­dere la tua amarezza con loro.

E finalmente è accaduto: apposta per te è venuto il Maestro. Vedi come ti ama? Le sue piaghe, il suo costato, aperti, mostrati, sono l'icona attraverso cui vedrai in Cristo il tuo dolore superato. Affermo, perciò, con forza: non solo non sei incredulo, ma sei stato uno dei pilastri della fede e il primo a dire che Gesù è il Figlio di Dio!

Caro Tommaso, ti voglio un sacco di bene e ringrazio te e il nostro comune Signore per come ti ha trattato.

Non credo sia un caso il fatto che il tuo amico Giovanni ti abbia soprannominato "didimo", cioè gemello: davvero mi assomigli.

Voglio affidarti, caro gemello, tutti quelli che - come te - non si sono ancora arresi al Signore: coloro, che si occupano dei tossici e che vorrebbero   mollare tutto; quelli che vogliono restare in missione e che l'ennesima guerriglia ha costretto a scappare; il parroco di Betlemme, che parla di pace tra le fucilate; tutti quelli, insomma, bastonati come te.

Ti affido anche coloro che si scandalizzano a causa di noi cristiani: che guardino al Cristo piuttosto che ai suoi fragili discepoli.

Ciao, grande uomo dalla fede cristallina!!