mercoledì 26 aprile 2017

TERZA DOMENICA DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Luca

 Ed ecco, in quello stesso giorno (il primo della settimana), due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus,  distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: "Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti" Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria"? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: "Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto". Ed egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: "Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?"
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!". Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

La scena di Emmaus è un capolavoro di catechesi liturgica e missionaria. Vi è descritto l’itinerario di due discepoli che lasciano Gerusalemme illusi e delusi e vi ritornano per ripartire gioiosi e fiduciosi verso la testimonianza, perché sono stati incontrati dal Crocifisso-Risorto, spiegazione di tutta la Scrittura e presenza perenne tra i suoi nel sacramento del “pane spezzato”.
L’inizio del cammino è un allontanarsi dal Crocifisso. La crisi della croce sembra aver seppellito ogni speranza. Colui che l’ha fatta nascere, l’ha portata con sé nella tomba. Non bastano voci di donne per farla rinascere. Gesù raggiunge i due subito a questo inizio e chiede di spartire con loro domande e scandalo.
Ecco la prima tappa, quella del problema posto ad ogni persona dall’evento Gesù, il Crocifisso.
L’appello di Cristo ci raggiunge sulla strada della nostra fede incompiuta e della sua domanda.
Gesù non arriva di faccia, ma da dietro, come dice il testo greco, e cammina a fianco, da forestiero.
Il passaggio al riconoscimento ha bisogno della spiegazione delle Scritture. Solo il Risorto ne è l’interprete adeguato.
Il cuore riscaldato e riaperto dal segno della Parola spiegata implora il viatico di un segno più intimo, quello del pane spezzato. Gesù, però, sparisce.
La Chiesa non può trattenere Gesù nella visibilità storica di prima. Deve sapere e credere che egli è vivo con lei e la vivifica nell’Eucaristia. I discepoli capiscono e tornano a Gerusalemme per condividere con gli apostoli la testimonianza.
Emmaus è un capolavoro di dialogo confortante. Emmaus assicura tutti che, quando ascoltano la Scrittura nella liturgia della Parola e partecipano allo spezzare del pane nella liturgia eucaristica, sono realmente incontrati da Cristo e ritrovano fede e speranza.


Signore, resta qui con noi

 La vicenda dei discepoli di Emmaus è curiosamente molto attuale e ricca di spunti per le comunità cristiane. Vivono a pochi chilometri dalla città Santa e sono perfettamente aggiornati sui fatti accaduti. Hanno il Salvatore accanto e non lo riconoscono. In realtà non hanno capito molto di lui. Ritengono che le sue opere e parole vengano da Dio e speravano fosse lui il liberatore d'Israele, ma la sua morte li ha convinti che non può essere così. Inoltre il suo corpo è scomparso dal sepolcro e le donne (la cui testimonianza in tribunale all'epoca non era valida) sostengono aver saputo dagli angeli - messaggeri di Dio - che egli è vivo. Quante volte avranno letto la Bibbia e ragionato sulle profezie riguardanti il Messia? Questi uomini hanno tutti i pezzi del puzzle, ma non riescono a ricomporlo. Gesù li rimprovera, ma poi pazientemente ripassa con loro le Scritture. Soltanto il passaggio attraverso il male avrebbe aperto la porta gloriosa della risurrezione.
In loro nasce una nostalgia di un mistero che non è ancora svelato. «Resta con noi, perché si fa sera», gli dicono. Hanno bisogno di lui, pur non avendolo ancora riconosciuto. E, davanti al pane preso, benedetto, spezzato e donato, finalmente comprendono. È Lui il liberatore dal padre di ogni schiavitù e malvagità: il peccato.
Anche a noi facciamo fatica ad accettare questo salvatore sconfitto per il mondo e vincente in Dio. Ce l'abbiamo sempre a un passo e non lo raggiungiamo mai. Ma vogliamo pregarlo di rimanerci accanto, perché un giorno possiamo capirlo e seguirlo fino in fondo.  

                                           IL CIELO SI È ROVESCIATO SULLA TERRA

No, non è rimasta fredda la terra:
Tu sei rimasto con noi!
Che sarebbe del nostro vivere
se i tabernacoli non ti portassero?
Tu hai sposato una volta l'umanità
e le sei rimasto fedele.
Ti adoriamo, Signore,
in tutti i tabernacoli del mondo.
Sì, essi sono con noi, per noi.
Non sono lontani come le stelle
che pure tu ci hai donato.
Dovunque possiamo incontrarti:
Re delle stelle e di tutto il creato!
Grazie, Signore, di questo dono smisurato.
Il Cielo s'è rovesciato sulla terra.
Il cielo stellato è piccolo.
La terra è grande, perché essa è trapunta
dovunque dall'Eucaristia:
Dio con noi, Dio fra noi, Dio per noi.

                                                                                              (Chiara Lubich)


E io preferisco essere me stesso con tutti i miei difetti,
piuttosto che l'imitazione di un altro, per quanto perfetto possa essere.

Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 29/04/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 30/04/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 02/05/17 ore 17. 15

Maria, Stella dell'Evangelizzazione
"Sindone e crocifisso sindonico" in mostra
In riflessione sul "Concilio Vaticano II"
L'Unità Pastorale Divina Misericordia in festa