giovedì 4 maggio 2017

QUARTA DOMENICA DI PASQUA A

                             Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».


Gesù si presenta come il Mediatore tra Dio e gli uomini. Egli è “la porta” dell’ovile.
Non ci è dato di incontrare Dio in modo immediato. Non possiamo stabilire noi il modo in cui comunicare con lui.
Dio si rivela e si dona a noi attraverso il Cristo che vive nella Chiesa. Raggiungiamo la comunione con lui mediante la strumentalità della Chiesa in cui è presente e opera Cristo.
Gesù non è soltanto il Mediatore del disvelarsi e dell’offrirsi di Dio a noi. È la realtà stessa del Verbo divino che ci raggiunge, ci illumina con la fede, ci trasforma con la grazia, ci guida con la sua parola, i suoi sacramenti e la sua autorità.
Egli è la “porta” e il “Pastore” che “cammina innanzi” alle pecore.
Gesù, come Buon Pastore, ci conosce per nome, ci ama e per noi offre la propria vita in una dilezione che si spinge sino alla fine.
Noi credenti siamo chiamati ad “ascoltare la sua voce” e a “seguirlo” senza porre condizioni.
Egli ci reca al “pascolo”. È la croce, dopo la quale, però, giunge la gioia senza limiti e senza fine: una gioia che ha le sue anticipazioni anche nell’esistenza terrena


Il buon pastore

Abbiamo mai notato in fotografia o in televisione la croce di papa Francesco? È quella che gli era stata regalata più di quindici anni fa da vescovo di Buenos Aires. Riporta l'effige del Buon Pastore, che tiene sulle spalle una pecorella affaticata, mentre il resto dell'ovile è dietro di lui. In alto la colomba dello Spirito Santo vigila e ispira.
Sono molti i vescovi e i sacerdoti che hanno scelto questo come simbolo del proprio servizio alla Chiesa. Segno che si tratta di una delle immagini più felici e significative coniate da Gesù per se stesso e per i suoi collaboratori.
La liturgia di oggi ripropone le caratteristiche del buon pastore in varie letture: il salmo, la lettera di S. Pietro, il vangelo di Giovanni. Quel pastore conosce le sue pecore e le chiama per nome; le custodisce, le porta fuori e le guida, camminando davanti a loro; è disposto a dare la vita per chi gli è stato affidato.  
Gesù è proprio così. Certo che sarebbe bello avere pastori come lui, nelle nostre parrocchie. Sacerdoti che mettono al centro della pro-pria missione la conoscenza e l'accompagnamento delle persone; che guidano i fedeli nella giusta direzione del Cristo; che danno vita costruendo e servendo la comunità.
Per i nostri pastori, ideali o meno, graditi o no, non deve mai mancare la preghiera. Oggi è la giornata mondiale delle vocazioni. Chiediamo a Dio nuovi pastori, e soprattutto pastori santi. Qualcuno che si dedichi completamente alla Chiesa, non per trarne un vantaggio, ma per moltiplicare la vita e renderla abbondante.
 

HO BISOGNO DI TE

Gesù, buon pastore,
sappi che ho un grande bisogno di te.
Il mio orgoglio vorrebbe vedermi
sempre forte e risoluto, capace e invincibile.
Invece a volte tentenno, mi stanco, sento gli anni che avanzano
e cambiano i miei ritmi, i miei modi, le mie certezze.
Ho bisogno di essere guidato ad acque tranquille e pascoli erbosi,
dove c'è pace ed equilibrio, amore reale e disinteressato.
Ho bisogno di sentirti accanto nelle valli oscure e nei sentieri scoscesi,
nei dubbi e nelle fatiche di ogni giorno,
nelle paure che avvinghiano il mio tempo,
nelle fragilità che la vita assomma.
Ho bisogno di essere preso in braccio quando sono stanco e smarrito,
quando la notte è troppo buia per procedere da solo.
Ho bisogno di nutrimi del tuo cibo, sapendo che di te mi posso fidare
anche quando fossi circondato da nemici.
Ho bisogno di sentirmi amato pienamente
e di trovare la mia vera casa nella tua.
 
 
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Ci sono solo due giorni all'anno in cui non occorre far nulla:
l'uno è ieri, e l'altro è domani.