mercoledì 9 novembre 2016

XXXIII DOMENICA C TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».


I discepoli ammirano l’architettura del tempio. Gli occhi di Gesù si spingono più in là: egli vede la distruzione di Gerusalemme, i cataclismi naturali, i segni dal cielo, le persecuzioni della Chiesa e l’apparizione di falsi profeti. Sono manifestazioni della decomposizione del vecchio mondo segnato dal peccato e dalle doglie del parto di nuovi cieli e di una terra nuova. In tutte le pressioni e le estorsioni esercitate sulla Chiesa, noi non dovremmo vedere qualche cupa tragedia, perché esse purificano la nostra fede e confortano la nostra speranza. Esse sono altrettante occasioni per testimoniare Cristo. Altrimenti il mondo non conoscerebbe il suo Vangelo né la forza del suo amore. Ma un pericolo più grande incombe su di noi: si tratta dei falsi profeti che si fanno passare per Cristo o che parlano in suo nome. Approfittando delle inquietudini e dei rivolgimenti causati dalla storia, i falsi profeti guadagnano alle loro ideologie, alle loro idee pseudo-scientifiche sul mondo e alle loro pseudo-religioni. La vera venuta di Cristo sarà invece così evidente che nessuno ne dubiterà. Gesù incoraggia i suoi discepoli di ogni tempo a rimanere al suo fianco sino alla fine. Egli trasformerà tutte le infelicità, tutti i fallimenti e persino la morte del martire in risurrezione gloriosa e in adorazione.

La perseveranza ci salverà

 Il nostro mondo è meraviglioso. Non è necessario fare i turisti per rendersene conto. Basta alzare lo sguardo tra gli splendidi panorami che la natura ci offre, poco oltre le città. Basta affondare il nostro volto tra gli steli di un prato, o constatare la potenza della tecnologia che varca ogni distanza e ci offre conoscenza e bellezza incalcolabile, seppur non infinita.
Eppure l’uomo è riuscito molte volte nella storia a distruggere queste magnificenze. Falsi profeti e false ideologie hanno spinto gli uomini a spezzare e spazzare questa realtà. Nazioni contro nazioni, regni contro regni, terremoti, carestie e pestilenze. Le parole di Gesù hanno trovato mille conferme.
Oggi ormai sappiamo che tutto questo può essere vinto dalla condivisione del sapere e delle risorse, se nasce dal rispetto e dall’amore. Gli effetti degli eventi sismici sono ben diversi tra le popolazioni previdenti, purché abbiamo le risorse per costruire in modo oculato. Le difficoltà alimentari potrebbero essere debellate dalla sinergia dei popoli. La caparbietà di medici coraggiosi riesce sempre a trovare antidoti per le epidemie che a volte ci spaventano, ma che attaccano soprattutto chi vive in condizioni igieniche precarie. Come i papi non si sono stancati di ripetere, nei consessi mondiali, il problema sta nelle scelte morali delle nazioni. «Uomo, dove sei?».
«Nemmeno un capello» è perduto, nel piano di Dio. A noi viene chiesto di lavorare, nel nostro piccolo, nella giusta direzione: tolleranza, sobrietà, condivisione. La testimonianza cristiana, più forte di ogni resistenza e opposizione, ricorderà la verità. E con la sua perseveranza riporterà salvezza e vita.     
 
PADRE HO PAURA

Lo confesso a te, Signore.
Certe volte ho paura.
Cerco di nasconderla bene agli altri e a me stesso.
Ma emerge quando non me l’aspetto,
e mi accorgo che certe scelte sono dominate da lei.

Ho paura di non essere adeguato,
all’altezza dei compiti che mi hanno affidato,
incapace di reggere le responsabilità della vita.

Ho paura di essere ferito, colpito, giudicato
da chi agisce con cattiveria o superficialità,
senza possedere gli elementi per valutare oggettivamente.

Ho paura della solitudine e del rifiuto,
ho paura di constatare di non aver seminato abbastanza,
o di raccogliere molto meno di quanto mi sarei aspettato.

Ho paura di me stesso e della mia insicurezza,
del male che cerca di avere il sopravvento,
dei vizi che incancreniscono le mie possibilità di vita. 

Ho paura di te e del tuo giudizio,
di certe tue Parole nette e intransigenti,
delle immagini infernali che fanno capolino nella mia mente.

E tu mi ascolti, mio Signore.
Forse sorridi, come un Padre buono e saggio.
«Non avere paura» ripeti come un mantra o una giaculatoria,
e se potessi accarezzeresti quel bimbo che è in me.

E, nella fede che consente di vedere oltre la paura,
mi spingi ad ascoltare la pace dei semplici,
a guardare le cose da un punto più lontano di quello terreno,
ad accogliere il tuo lieto e confortante annuncio:
«Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto».
Guardo l’incedere dell’età sulle teste lucenti
e comprendo che quello di me che conta sul serio
è presente in te. E non si perderà mai.