lunedì 7 marzo 2016

QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA C

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».


Una parola nuova

Rinnovarci: è forse questo il dono che dovremmo chiedere in coda a questo tempo di Quaresima. Il sacramento della Riconciliazione porta in dote questo effetto, che naturalmente parte dalla decisione di mettersi in discussione e dalla volontà di ripartire.
Ci aiutano le parole di Isaia: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa».
Una strada nuova è aperta da Gesù davanti alla donna sorpresa in flagrante adulterio. La Legge e i buoni ebrei l’avevano già condannata. Gesù riesce, con una frase - è il caso di dire lapidaria - a inchiodare ciascuno alle proprie responsabilità («Chi è senza peccato...»), salvando la donna da morte certa ma esortandola alla vita nuova: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Gesù prospetta una Legge nuova senza smarrire la portata giuridica e salvifica di quella mosaica. I comandamenti esistono per il bene dell’umanità, vanno rispettati in una società attenta alla sua sopravvivenza.
Il suo dito che scrive nella terra sembra però ricordare anche la fragilità della razza umana. Siamo impastati di terra, non di Cielo. La perfezione non è nelle nostre corde. E chi giudica, credendosi indubbiamente migliore, forse ignora i suoi tarli o scorda le occasioni privilegiate che la vita gli ha fornito.
In realtà, tutti abbiamo bisogno di farci nuovi, mettendoci nelle mani di un Dio che cambia tutto con la sua misericordia. E imparando da lui identici pensieri, parole e gesti di misericordia.   



CHI È SENZA PECCATO?

Non ho commesso adulterio, Signore.
Ma ho desiderato la donna d’altri, ho perso la testa per lei,
ho cercato di conquistarla pensando di essere più degno del suo sposo. 

Non ho commesso adulterio.
Ma mi è sfuggita qualche bugia,
o ho omesso di esprimere scomode verità.

Non ho commesso adulterio.
Ma ho maltrattato certi beni collettivi, come la natura,
e ho furbescamente abusato di posizioni di vantaggio,
derubando i fratelli della giustizia e dell’equità.

Non ho commesso adulterio.
Ma ho ucciso la dignità delle persone con malelingue,
e ho ferito chi non mi piaceva, sminuendolo o insultandolo.

Non ho commesso adulterio.
Ma ho trascurato i miei genitori, specie nel tempo
in cui la loro vecchiaia richiedeva la restituzione dell’amore ricevuto.

Non ho commesso adulterio.
Ma ho svilito il giorno del Signore,
coltivando l’ozio e l’egoismo, anziché la fede e la solidarietà.

Non ho commesso adulterio.
Ma ho nominato te come intercalare o sfogo,
tirandoti in ballo quando non avevi colpe per la mia stupidità.

Non ho commesso adulterio.
Ma ho messo al centro della mia vita tutto all’infuori di te:
il successo, il potere, il denaro, o semplicemente me stesso,
quasi che tutto il mondo girasse attorno a me.

Non ho commesso adulterio, Signore, ma ho tradito l’amore.  
Per questo non scaglierò alcuna pietra,
e mi ricorderò di ogni tuo comandamento
per imparare a non peccare più.  


  


E' vicino il momento in cui Cristo farà la rivelazione più radicale - e la più incomprensibile per l’uomo - della sua potenza: morire sulla croce. È uno “scandalo per gli Ebrei, follia per i popoli pagani” (1Cor 1,23).
Già prima Gesù aveva parlato ai suoi discepoli della croce, che li stupì e confuse. Quello che osservavano, nel comportamento sociale, è che l’uomo utilizza la debolezza degli altri per affermare il proprio potere. Ma Gesù diceva loro: “I re delle nazioni... e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così” (Lc 22,25). E i farisei che pretendono di usare una povera donna, colta in flagrante delitto di adulterio, per compromettere Gesù, gli danno in effetti l’occasione di insegnare con un esempio i suoi nuovi metodi.
In primo luogo Gesù mette in evidenza l’ipocrisia dei farisei: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra. Dopo, toglie loro qualsiasi argomentazione. Mette in evidenza la loro ignoranza colpevole della legge che insegna che Dio, essendo potente sovrano, giudica con moderazione e governa con indulgenza, perché egli opera tutto ciò che vuole (Sal 115,3). Infine - e questo è il punto più importante del Vangelo -, Gesù insegna alle folle che non esiste più grande manifestazione di potere che il perdono. La morte stessa non ha un così grande potere. In effetti, solo il potere di Cristo, che muore crocifisso per amore, è capace di dare la vita. E soltanto il potere che serve a dare la vita è vero potere.




il giorno del perdono

Un brav'uomo era rimasto affascinato da un rito degli Ebrei, lo Yom Kippur, il giorno del perdono, il giorno ebraico più santo e solenne dell'anno, il Giorno del Pentimento, in cui si chiedeva perdono a Dio e le colpe venivano perdonate.
Decise di celebrarlo anche lui, pur non essendo ebreo. Operò soltanto una variante al rituale.
Una volta all'anno, scriveva due liste di peccati. Poi si voltava verso la montagna più alta e sollevava la prima lista al cielo.
"Signore, ecco qui i miei peccati contro di te", diceva leggendo la lista dei peccati che aveva commesso. "Ho frodato il fisco molte volte; in dodici casi ho manipolati i contrasti; ho tradito mia moglie; sono stato ingiusto con i vicini; ho detto il falso e calunniato; non mi sono ricordato di te per molti giorni. Ho peccato sul serio e ti chiedo perdono perché ti ho offeso".
Poi estraeva un secondo elenco dalla tasca e lo sollevava di nuovo verso il cielo e la montagna dicendo: "Signore, ecco la lista dei peccati che tu hai commesso contro di me: mi ha dato molte preoccupazioni sul lavoro; mia figlia, a dispetto delle mie preghiere, si è ammalata; sono stato derubato da un amico di cui mi fidavo; ho sofferto per un brutto incidente avvenuto senza nessuna responsabilità da parte mia".
Dopo il secondo elenco, l'uomo concludeva il rituale con queste parole: "Sono stato ingiusto con te e tu sei stato ingiusto con me. Ma oggi è il giorno del perdono. Tu dimentica i miei peccati, e io dimentico i tuoi, così possiamo vivere insieme ed essere amici per un altro anno".

Un soldato domandò un giorno a un anziano se Dio concede il perdono ai peccatori.
L'anziani rispose: "Dimmi un po', se il tuo mantello è strappato. tu lo butti via?".
Il soldato replicò: "No, lo accomodo e continuo a usarlo".
L'anziano concluse: "Se tu ti prendi cura del tuo mantello, Dio non sarà misericordioso verso chi è la propria immagine?"


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Sabato 12/03/16 ore 13.15 e ore 20.30
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24 ore per il Padre Misericordioso
L'ordinazione diaconale di Fratel Davide Bottinelli
La Caritas diocesana verso una nuova Carità
In nome della memoria