Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Voler essere discepoli del Cristo significa avere scelto e deciso di seguirlo, significa avere scelto Cristo come unico punto di riferimento della e nella nostra vita.
Lo seguiamo perché lo amiamo e perché abbiamo fondato su di lui, e solo su di lui, il nostro progetto di vita.
Vivremo, nonostante tutto, infedeltà ed errori quotidiani, ma non saranno questi a troncare la nostra sequela se sapremo accettarli e viverli come limite e quindi come parte della croce che ogni giorno ci è chiesto di portare. Una croce fatta di grandi e piccole sofferenze e miserie, ma è proprio l’adesione alla “nostra” croce la via per divenire e rimanere suoi discepoli.
La Chiesa, oggi e sempre, è costruita da chi ha il coraggio di affidarsi soltanto a Dio e seguire Gesù con totale abbandono e senza nessun compromesso.
I grandi discepoli di Gesù
Sembrano un
ideale troppo elevato le tre condizioni che Gesù nel Vangelo odierno chiede a
chi vuole essere suo discepolo. Amarlo «più di quanto ami suo padre, la madre,
la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita»; portare
«la propria croce» dietro di lui, seguendo il suo esempio; rinunciare a «tutti»
i propri «averi».
Ci viene
spontaneo, magari per giustificarci, guardarci intorno e scoprire che forse
neppure le alte gerarchie della Chiesa sono perfette in questi aspetti. Se poi,
più giustamente, facciamo il nostro personale esame di coscienza, è facile che
ci sentiamo lontani e inadeguati. E rischiamo di archiviare questi tre
suggerimenti come impossibili, dimenticandoci di cogliere le loro giuste
istanze. C’è una notevole differenza tra il gettare la spugna e l’incamminarsi
in quella direzione, pur riconoscendo, a volte, i nostri piccoli passi.
Gesù ci attende sulla strada della sobrietà, dell’accettazione della fatica e del dolore, dell’amore verso la vita e il suo Dio. Per qualcuno una piccola rinuncia sarà un buon passo in avanti; ad altri, a tempo opportuno, non peserà la scelta radicale della donazione di sé a Cristo, abbandonando la propria famiglia e offrendo persino la propria vita.
Non dobbiamo dimenticare che sarà la morte stessa a sradicarci da ciò che possediamo materialmente e affettivamente, portandoci al cospetto di Dio con i soli valori spirituali che avremo saputo conservare.
Siamo però riconoscenti a quei grandi cristiani della storia che hanno testimoniato la possibilità di raggiungere le vette indicate da Gesù. Il loro esempio è stimolante e ci dice che possiamo seguirlo anche noi.
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Voler essere discepoli del Cristo significa avere scelto e deciso di seguirlo, significa avere scelto Cristo come unico punto di riferimento della e nella nostra vita.
Lo seguiamo perché lo amiamo e perché abbiamo fondato su di lui, e solo su di lui, il nostro progetto di vita.
Vivremo, nonostante tutto, infedeltà ed errori quotidiani, ma non saranno questi a troncare la nostra sequela se sapremo accettarli e viverli come limite e quindi come parte della croce che ogni giorno ci è chiesto di portare. Una croce fatta di grandi e piccole sofferenze e miserie, ma è proprio l’adesione alla “nostra” croce la via per divenire e rimanere suoi discepoli.
La Chiesa, oggi e sempre, è costruita da chi ha il coraggio di affidarsi soltanto a Dio e seguire Gesù con totale abbandono e senza nessun compromesso.
I grandi discepoli di Gesù
Gesù ci attende sulla strada della sobrietà, dell’accettazione della fatica e del dolore, dell’amore verso la vita e il suo Dio. Per qualcuno una piccola rinuncia sarà un buon passo in avanti; ad altri, a tempo opportuno, non peserà la scelta radicale della donazione di sé a Cristo, abbandonando la propria famiglia e offrendo persino la propria vita.
Non dobbiamo dimenticare che sarà la morte stessa a sradicarci da ciò che possediamo materialmente e affettivamente, portandoci al cospetto di Dio con i soli valori spirituali che avremo saputo conservare.
Siamo però riconoscenti a quei grandi cristiani della storia che hanno testimoniato la possibilità di raggiungere le vette indicate da Gesù. Il loro esempio è stimolante e ci dice che possiamo seguirlo anche noi.
FINO IN FONDO
Signore, rendimi capace
di finire il lavoro che ho intrapreso,
di portare a termine l’incarico che ho accettato,
di realizzare ciò per cui sono venuto a questo mondo.
Rendimi capace
di calcolare le mie risorse ed energie,
di ascoltare i suggerimenti intelligenti,
di lasciar correre i dubbi e le derisioni,
puntando dritto verso la meta.
Aiutami a essere più forte
di ogni ostacolo che incontrerò sul cammino,
di ogni fatica e sofferenza che appesantirà il mio passo,
di ogni croce che dovrò caricarmi sulle spalle.
Aiutami ad abbandonare inutili pesi e zavorre,
legati al mio orgoglio e alle mie paure,
rinunciando a ciò che non è indispensabile
e mi porta lontano dalla salvezza.
Nutrimi con l’amore
che sa lasciar andare gli affetti più cari,
e punta dritto verso la meta del Regno,
dove saremo tutti pienamente tuoi e felici.
Non permettere che io mi smarrisca
tra le sirene del mondo e le inutili fantasie,
perché dia dignità piena a questa vita,
che diventi lode al tuo Nome
e immagine somigliante alla tua santa volontà.
Signore, rendimi capace
di finire il lavoro che ho intrapreso,
di portare a termine l’incarico che ho accettato,
di realizzare ciò per cui sono venuto a questo mondo.
Rendimi capace
di calcolare le mie risorse ed energie,
di ascoltare i suggerimenti intelligenti,
di lasciar correre i dubbi e le derisioni,
puntando dritto verso la meta.
Aiutami a essere più forte
di ogni ostacolo che incontrerò sul cammino,
di ogni fatica e sofferenza che appesantirà il mio passo,
di ogni croce che dovrò caricarmi sulle spalle.
Aiutami ad abbandonare inutili pesi e zavorre,
legati al mio orgoglio e alle mie paure,
rinunciando a ciò che non è indispensabile
e mi porta lontano dalla salvezza.
Nutrimi con l’amore
che sa lasciar andare gli affetti più cari,
e punta dritto verso la meta del Regno,
dove saremo tutti pienamente tuoi e felici.
Non permettere che io mi smarrisca
tra le sirene del mondo e le inutili fantasie,
perché dia dignità piena a questa vita,
che diventi lode al tuo Nome
e immagine somigliante alla tua santa volontà.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 03/09/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 04/09/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 05/09/16 ore 10. 30
Martedì 06/09/16 ore 17. 05
Con il cuore ai terremotati
Il pellegrinaggio della trasfigurazione
Al monastero di S. Damiano per la solennità di Santa Chiara
Rovereto celebra Maria Ausiliatrice, patrona della città
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Domenica 04/09/16 ore 13.15 e ore 20.45
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Con il cuore ai terremotati
Il pellegrinaggio della trasfigurazione
Al monastero di S. Damiano per la solennità di Santa Chiara
Rovereto celebra Maria Ausiliatrice, patrona della città