Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Marta e Maria
Gesù si muove nella stessa linea: preghiera e azione, connessione a Dio per essere amore in mezzo ai fratelli. Chi fa un gesto di attenzione e servizio al più piccolo è come se lo facesse a lui.
Papa Francesco ha parole chiare, commentando questo brano: «Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi». Ricordiamoci questo monito, nella ricerca della parte migliore.
Quest’oggi voglio vivere, Signore, la parte migliore.
Voglio sedermi presso di te,
guardarti negli occhi,
sentire le tue emozioni,
ascoltare a fondo le tue Parole.
Voglio osservare il mondo come lo vedresti tu.
Riconoscerne la bellezza e la grandezza,
contemplando le meraviglie
dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo.
Gustare il rosseggiare dell’alba e del tramonto,
le montagne imbiancate che svettano nel cielo terso,
il mare in perenne movimento che si perde sul filo dell’orizzonte.
Riposare tra i suoni ovattati dalla neve, diversa in ogni suo fiocco,
o nel potente frastuono dell’acqua di un torrente;
perdersi nell’ascolto del vento, così libero nello spirare dove vuole,
o in uno sguardo disincantato ai rivoli di fumo
che salgono al cielo come incenso urbano.
Voglio notare il brulicare delle tue creature,
nel verde brillante di un prato o sulle strisce pedonali della città,
nei luoghi di lavoro o in quelli di svago,
tra miliardi di emozioni e di pensieri
che non ti sono indifferenti, ma immensamente cari.
Per questo, sulla tua Parola,
voglio riconoscerti nei volti di parenti ed estranei,
nella vitalità allegra e spensierata di un bambino,
nei passi incerti e nei visi scavati degli anziani,
nelle gesta insonni dei professionisti e delle madri ansiose.
Voglio incontrare la tua carne svilita negli ammalati,
toccarti nelle mani sfuggenti dei folli o dei migranti,
raggiungerti nella semplicità e nella frugalità dei poveri,
maestri di essenzialità e di fede in te.
Così, anche senza far nulla, ti sarò vicino,
e accoglierò la parte migliore, che non mi toglierai mai.
Maria: la
contemplazione e l’ascolto del Signore; Marta: il servizio concreto al
prossimo. Le due sorelle del racconto evangelico di oggi sono come due facce
della stessa medaglia. Ambedue vogliono con tutto il cuore accogliere Gesù. Ma
rischiano di trascurare l’altro aspetto, tanto che Marta viene dolcemente
rimproverata dall’amico e maestro.
Abramo,
patriarca della fede, nell’episodio della prima lettura è eccellente nell’ospitalità.
Si fa carico dei viandanti che compaiono nell’ora più calda del giorno,
mettendosi a loro servizio in prima persona. Li tratta con grande riverenza e
offre il meglio di quello che ha. Li considera una benedizione del Signore,
quasi un suo prolungamento, ed essi si dimostreranno proprio tali. Forse per
Abramo è più facile: ha provato spesso, nella sua lunga migrazione, ad essere
nomade, straniero, bisognoso. Ha capito che la fede necessita della carità per
operare le meraviglie di Dio tra gli uomini. Gesù si muove nella stessa linea: preghiera e azione, connessione a Dio per essere amore in mezzo ai fratelli. Chi fa un gesto di attenzione e servizio al più piccolo è come se lo facesse a lui.
Papa Francesco ha parole chiare, commentando questo brano: «Una preghiera che non porta all’azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi». Ricordiamoci questo monito, nella ricerca della parte migliore.
LA PARTE MIGLIORE
Quest’oggi voglio vivere, Signore, la parte migliore.
Voglio sedermi presso di te,
guardarti negli occhi,
sentire le tue emozioni,
ascoltare a fondo le tue Parole.
Voglio osservare il mondo come lo vedresti tu.
Riconoscerne la bellezza e la grandezza,
contemplando le meraviglie
dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo.
Gustare il rosseggiare dell’alba e del tramonto,
le montagne imbiancate che svettano nel cielo terso,
il mare in perenne movimento che si perde sul filo dell’orizzonte.
Riposare tra i suoni ovattati dalla neve, diversa in ogni suo fiocco,
o nel potente frastuono dell’acqua di un torrente;
perdersi nell’ascolto del vento, così libero nello spirare dove vuole,
o in uno sguardo disincantato ai rivoli di fumo
che salgono al cielo come incenso urbano.
Voglio notare il brulicare delle tue creature,
nel verde brillante di un prato o sulle strisce pedonali della città,
nei luoghi di lavoro o in quelli di svago,
tra miliardi di emozioni e di pensieri
che non ti sono indifferenti, ma immensamente cari.
Per questo, sulla tua Parola,
voglio riconoscerti nei volti di parenti ed estranei,
nella vitalità allegra e spensierata di un bambino,
nei passi incerti e nei visi scavati degli anziani,
nelle gesta insonni dei professionisti e delle madri ansiose.
Voglio incontrare la tua carne svilita negli ammalati,
toccarti nelle mani sfuggenti dei folli o dei migranti,
raggiungerti nella semplicità e nella frugalità dei poveri,
maestri di essenzialità e di fede in te.
Così, anche senza far nulla, ti sarò vicino,
e accoglierò la parte migliore, che non mi toglierai mai.