martedì 20 settembre 2016

XXVI DOMENICA C TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


Con questa parabola Gesù ci richiama l’irreparabile eternità delle pene dell’inferno. È un discorso duro, ma viene dalle labbra di Gesù. Il ricco Epulone, che durante la vita terrena non ha praticato la carità, soffre irrimediabilmente nell’oltrevita. Egli, come i suoi fratelli, conosceva la legge e le profezie che specificano i modi della giustizia divina: forse riteneva che per lui si sarebbe fatta un’eccezione, e invece tutto si compie alla lettera. Siamo avvertiti anche noi: non possiamo edulcorare la legge di Cristo, affidarci a una “misericordia” che non trovi corrispettivo nella nostra carità. Finché siamo quaggiù abbiamo tempo per compiere il bene, e in tal modo guadagnarci la felicità eterna: poi sarà troppo tardi. Gesù dà un senso anche alle sofferenze di Lazzaro: le ingiustizie terrene saranno largamente compensate nell’altra vita, l’unica che conta. Abbiamo il dovere di far conoscere a tutti, cominciando dalle persone che amiamo, la logica della giustizia divina: e questa è la forma più squisita della carità.

Il povero Lazzaro è qui per noi

Forse ci voleva un papa di nome Francesco per riportare al centro dell’azione della Chiesa l’opzione per i poveri. La sua attenzione per i clochard di Roma l’ha portato a festeggiare il suo compleanno regalando a trecento di loro sacco a pelo e coperte, a costruire docce e servizi a loro dedicati sotto il colonnato del Bernini, a invitarli in visita gratuita ai Musei Vaticani, a destinare loro posti in prima fila ai  Concerti sacri. Le sue parole, ispirate al Vangelo e ai Padri della Chiesa, non sono da meno: «Voi per noi non siete un peso. Siete la ricchezza senza la quale i nostri tentativi di scoprire il volto del Signore sono vani». Così ha pronunciato in un videomessaggio per uno spettacolo proposto dagli ospiti della Caritas romana, citando san Gregorio di Nissa: «Considerate bene chi sono i poveri nel Vangelo e scoprirete la loro dignità: nella sua misericordia egli ha donato loro il suo proprio volto» e sant’Agostino: «Sulla terra Cristo rimane ancora qui tra noi nel povero che soffre. Bisogna dunque temere il Cristo del cielo e riconoscerlo sulla terra».   
Curiosamente l’uomo ricco nel Vangelo di oggi è senza nome. La sua identità è irrilevante, perché la sua ricchezza è passeggera. Il povero Lazzaro, invece, ha una dignità e una ricompensa eterna. Risuonano così profetiche le esortazioni di Bergoglio: «Quanto vorrei che la Chiesa di Roma si manifestasse sempre più madre attenta e premurosa verso i deboli. Quanto vorrei che le comunità parrocchiali in preghiera, all’ingresso di un povero in chiesa, si inginocchiassero in venerazione allo stesso modo come quando entra il Signore! Quanto vorrei che si toccasse la carne di Cristo presente nei bisognosi di questa città!».


IMPARARE DAI POVERI

Ho tanto da imparare dai poveri, Signore Gesù.

Ho da imparare una certa leggerezza e spensieratezza,
la fiducia nel divenire del mondo e nel domani,
ben oltre le sicurezze della famiglia, del posto fisso,
della previdente società che mi ospita.

Ho da imparare la capacità di perseguire l’essenziale,
di sfrondare la vita dal superfluo, dall’ostentazione,
dalla rincorsa al successo, al potere, al lusso,
che spesso calpesta, ignorandole, le vite altrui.

Ho da imparare la gioia delle piccole cose,
il nutrimento che può dare un sorriso o un moto d’affetto,
la tranquillità nell’affrontare il quotidiano,
il tempo e l’attenzione per i particolari.

Ho da imparare il silenzio di fronte alle ingiustizie subite,
l’inutilità del lamentarsi e del piangersi addosso,
la paziente costruzione su un tessuto logoro
di un futuro possibile, ma pieno di dignità.

Ho da imparare che la loro domanda
non è quella di occupare il posto del ricco,
ma quella di restituire vita a ogni povero,
perché la vera solidarietà è la condivisione:
di uno sguardo, di una battuta,
di un gesto, di un oggetto,
della bellezza di ogni istante della vita
che, in fondo, è per tutti
essenzialmente un dono ricevuto da te.


A proposito di scuola...

Studiate.
Anche se nella vita è meglio furbi che colti.
Anzi: proprio per questo.
Per non arrendersi a chi vi vorrebbe più furbi che colti.
Perché la cultura rende liberi, critici, consapevoli.
Non rassegnatevi a chi vi vorrebbe
opportunisti e docili e senza sogni.
Studiate.
Meglio precari oggi che servi per sempre.


Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 24/09/16 ore 13.15 e ore 20.30
Domenica 25/09/16 ore 13.15 e ore 20.45
Lunedì 26/09/16 ore 10. 30
Martedì 27/09/16 ore 17. 05
Croce, segno di Carità
Con lo sguardo verso la Madonna de La Salette
La Via Crucis di Otmar Winkler
Il Vescovo Muser al santuario di Pietralba