venerdì 18 novembre 2016

CRISTO RE ANNO C 2016

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


I membri del Sinedrio, che avevano consegnato Gesù a Pilato e ai soldati che dovevano crocifiggerlo, pensavano di essersi liberati di un uomo pio, certo, ma pericoloso politicamente. Ora, essi sono ai piedi della croce e lo scherniscono chiamandolo Messia, eletto di Dio, re. Ma Gesù, proprio in quanto Messia e Re nel compimento del piano eterno di salvezza, ingaggia sulla croce una lotta sanguinosa contro Satana, che aveva soggiogato l’uomo sull’albero del paradiso. Ora, sull’albero della croce, Cristo gli inferisce un colpo mortale e salva l’uomo. Gesù poteva scendere dalla croce e salvarsi; ma non l’ha fatto, perché altrimenti non ci avrebbe salvato. Ed ecco che raccoglie i frutti della sua passione: uno dei due ladroni crocifissi ai suoi fianchi confessa i propri peccati ed esorta l’altro a fare lo stesso, ma, soprattutto, professa la sua fede: Gesù è Re! Il Re crocifisso gli assicura in modo solenne: “Oggi sarai con me in paradiso”. Adamo aveva chiuso a tutti le porte del paradiso, Gesù, vincitore del peccato, della morte e di Satana, apre le porte del paradiso anche ai più grandi peccatori, purché si convertano, sia pure nel momento della loro morte. Del resto, noi ben conosciamo molte conversioni simili.

Cristo Re dell’universo

Celebriamo solennemente, in coda all'anno liturgico, la nostra fede in Gesù Cristo, re dell’universo. Siamo tutti d’accordo sulla maestà gloriosa e salvifica del nostro Redentore. Siamo lieti e riconoscenti per il suo sacrificio che ci ha riconciliati con Dio chiamandoci a essere suoi Figli. Ma siamo capaci di seguire le sue orme e le sue scelte, per costruire il Regno nella vita quotidiana?
Dovremmo chiederci, in tutta sincerità, se vorremmo per nostro figlio o nostro nipote una “carriera” come quella di Gesù. Se stiamo educando chi verrà dopo di noi al valore del servizio, della fratellanza, della pace. Se abbiamo sempre scelto la sobrietà, la coerenza, il perdono. Se abbiamo scommesso la nostra vita su Dio, anche quando era invisibile e silenzioso, anche quando sembrava ci avesse abbandonato.
Gesù ebbe molte altre possibilità, ma scelse di entrare per la porta stretta, forzando i confini della sua famiglia, del suo popolo, della sua religione. Divenne un paradigma universale, ma non poté fare a meno di passare per una condanna infamante, tradito dai suoi migliori amici e ucciso da un dolore estremo e lancinante.
Credere in Cristo Re non significa soltanto considerarlo il centro della storia, ma metterlo al centro della nostra storia. Certamente è difficile e impegnativo. Ma noi sappiamo che la salvezza del mondo passa proprio di lì. Da quelle persone che sono più forti di un saldo negativo tra il male ricevuto e il bene donato. Da quelle persone che vedono lontano senza bisogno di essere viste, che sanno portare il mondo sulle spalle senza pesare sul mondo, che credono nell’impossibile senza chiedersi se lo è, veramente. Sono loro le gemme dell’universo. 
 
 
LODE A TE, O CRISTO

Vorrei averti qui, Signore Gesù.
Poterti stringere la mano, applaudire il tuo percorso,
guardarti negli occhi per dirti la mia stima e riverenza,
inchinarmi davanti alla tua grandezza morale,
e, in un sussulto di tenerezza, poter lenire i tuoi dolori.

Vorrei ascoltare di persona le tue Parole, così alte e sagge,
così semplici e dirette da essere comprensibili a chiunque,
così incisive da poter spostare le montagne,
convertire il futuro, riempire i cuori.

Vorrei chiederti se ciò che faccio è giusto o sbagliato,
e dove potrei migliorare, se voglio trovare la vita e la serenità.
Vorrei riempire i buchi nella tua storia terrena,
soddisfare le mie domande e le mie curiosità,
chiederti se è tutto vero quello che ci hanno raccontato.

Vorrei ricordarti che ho cercato di seguirti,
pur vivendo un’incolmabile distanza
dalla tua trasparenza di Dio.
Come se tu non lo sapessi già...

Tu, Signore Gesù, in realtà ci sei.
La tua sovranità sull’universo si declina
al di là dello spazio e del tempo,
tanto da essere presente e riconoscibile.

Sei mille volti lieti o affranti,
sei nelle gioie più assolute e nelle piaghe dei crocifissi.
Sei nei sacerdoti e nei sapienti, sei nei poveri e nei reietti.
Sei nelle parole di un dottore e in quelle di un bambino,
sei nei singhiozzi della coscienza e nell’eruzione delle emozioni.

Sei nella vita che rifiorisce,
nella speranza che rinasce,
nella salvezza che si apre.

Sei il Dio di cui ho bisogno,
sei l’impossibile che si rivela reale,
sei il ponte che ci raccorda all’infinito e all’eternità.

Tu, Signore Gesù, anche per me sei il Cristo
Via, Verità e Vita per la mia fragile umanità.


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