Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Questo testo non fa parte di quelli che si scelgono deliberatamente per trovarvi un conforto e risollevarsi il morale. Eppure la Chiesa mette un tale ostacolo all’inizio dell’anno liturgico. Si tratta di abbandonare il trantran, le abitudini, le usanze, di convertirsi e ripartire da zero. Al di là della gioiosa novella del Vangelo che annuncia la venuta redentrice di Dio, si dimentica e si respinge facilmente l’eventualità del giudizio, anche se non la si contesta assolutamente “in teoria”. È il pericolo che corrono i discepoli di tutte le epoche. Se non si aspetta ogni giorno la sentenza di Dio, non si tarda a vivere come se non esistesse giudizio. Di fronte ad una tale minaccia, nessuno può prendere come scusa lo stile di vita “degli altri”: nessuno può trincerarsi dietro agli altri per sottrarsi al pericolo di essere dimenticato dal Signore. Salvezza e giudizio sono affini uno all’altro, ci scuotono nel bel mezzo della nostra vita: sia nel momento delle grandi catastrofi (la grande inondazione è qui evocata) sia nel corso del lavoro quotidiano nei campi o in casa. Uno è preso, trova scampo, è salvato; un altro è abbandonato. Ma non essere tratti d’impiccio non dipende chiaramente dal beneplacito degli altri. È l’uomo stesso che ha nelle sue mani la propria salvezza o la propria perdizione. Ecco perché, come spesso nel Vangelo, questo brano si conclude con un appello alla vigilanza.
Convertitevi: il regno di Dio è vicino
Un Dio che è padre di ogni essere umano, non può che desiderare convivenza pacifica, equità e rettitudine tra i suoi figli. E avrà un occhio di riguardo per gli umili e gli ultimi, momentaneamente più fragili e bisognosi degli altri.
In effetti, è proprio questa la conversione che viene chiesta a tutti: fare gesti e usare parole degne di Dio. Non basta - come ci fa capire Giovanni parlando dei presunti buoni discendenti di Abramo del suo tempo - saperci battezzati o rivendicare le nostre radici cristiane. Si tratta di mostrare la nostra fede con una vita concreta radicata nella giustizia, nell'accoglienza e nella generosità.
È il mondo che vorremmo per i nostri figli e i nostri nipoti. D'altronde, non sono forse le generazioni che verranno le più umili e senza voce della terra? Non è per loro che è indispensabile preservare e custodire il pianeta e il suo stile di vita, affinché il futuro sia una possibilità e non un debito?
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Questo testo non fa parte di quelli che si scelgono deliberatamente per trovarvi un conforto e risollevarsi il morale. Eppure la Chiesa mette un tale ostacolo all’inizio dell’anno liturgico. Si tratta di abbandonare il trantran, le abitudini, le usanze, di convertirsi e ripartire da zero. Al di là della gioiosa novella del Vangelo che annuncia la venuta redentrice di Dio, si dimentica e si respinge facilmente l’eventualità del giudizio, anche se non la si contesta assolutamente “in teoria”. È il pericolo che corrono i discepoli di tutte le epoche. Se non si aspetta ogni giorno la sentenza di Dio, non si tarda a vivere come se non esistesse giudizio. Di fronte ad una tale minaccia, nessuno può prendere come scusa lo stile di vita “degli altri”: nessuno può trincerarsi dietro agli altri per sottrarsi al pericolo di essere dimenticato dal Signore. Salvezza e giudizio sono affini uno all’altro, ci scuotono nel bel mezzo della nostra vita: sia nel momento delle grandi catastrofi (la grande inondazione è qui evocata) sia nel corso del lavoro quotidiano nei campi o in casa. Uno è preso, trova scampo, è salvato; un altro è abbandonato. Ma non essere tratti d’impiccio non dipende chiaramente dal beneplacito degli altri. È l’uomo stesso che ha nelle sue mani la propria salvezza o la propria perdizione. Ecco perché, come spesso nel Vangelo, questo brano si conclude con un appello alla vigilanza.
Convertitevi: il regno di Dio è vicino
Quanto
bisogno di conversione c'è nel mondo! Giornali e TG quoti-dianamente mettono in
evidenza la forza distruttrice del male. Gli esperti hanno calcolato che,
dall'infanzia (2-3 anni) alla pubertà (14 anni), in media un ragazzo vede in
tivù 12.000 omicidi e 100.000 episodi di violenza.
Un
profeta come Giovanni il Battista forse verrebbe definito anche oggi una
"voce che grida nel deserto". Eppure il suo appello è ancor più
necessario: quali frutti stiamo coltivando? Quale strada stiamo seguendo? Quali
valori stiamo scegliendo? Un Dio che è padre di ogni essere umano, non può che desiderare convivenza pacifica, equità e rettitudine tra i suoi figli. E avrà un occhio di riguardo per gli umili e gli ultimi, momentaneamente più fragili e bisognosi degli altri.
In effetti, è proprio questa la conversione che viene chiesta a tutti: fare gesti e usare parole degne di Dio. Non basta - come ci fa capire Giovanni parlando dei presunti buoni discendenti di Abramo del suo tempo - saperci battezzati o rivendicare le nostre radici cristiane. Si tratta di mostrare la nostra fede con una vita concreta radicata nella giustizia, nell'accoglienza e nella generosità.
È il mondo che vorremmo per i nostri figli e i nostri nipoti. D'altronde, non sono forse le generazioni che verranno le più umili e senza voce della terra? Non è per loro che è indispensabile preservare e custodire il pianeta e il suo stile di vita, affinché il futuro sia una possibilità e non un debito?
CONVERTI LA MIA VITA
Insegnami, Signore, a convertire la mia vita.
Mostrami ciò in cui sono in difetto,
chiamando per nome i miei sbagli,
e individuando dietro ai miei vizi
ciò che me li rende così cari,
nonostante i danni che arrecano a me e agli altri.
Fammi sentire i lamenti silenti e accorati
di chi fa le spese dei miei errori,
di chi è ferito dalle mie parole,
di chi perde occasioni di vita a causa delle mie omissioni.
Indicami gli spazi di miglioramento,
i propositi più necessari,
le strategie per sradicare dall'anima
i peccati più infingardi, malvagi e nascosti.
Fammi sentire la consolazione del tuo Spirito
e l'abbraccio del tuo perdono,
affinché non mi scoraggi
nel tentativo di essere un degno figlio tuo.
Alimenta di amore e determinazione
le mie scelte e i miei pensieri,
perché cammini sulla retta via.
Tu che sai guidarmi oggi e sempre,
e quando cedo o mi perdo
vuoi ancora sostenermi
e portarmi in braccio.
Insegnami, Signore, a convertire la mia vita.
Mostrami ciò in cui sono in difetto,
chiamando per nome i miei sbagli,
e individuando dietro ai miei vizi
ciò che me li rende così cari,
nonostante i danni che arrecano a me e agli altri.
Fammi sentire i lamenti silenti e accorati
di chi fa le spese dei miei errori,
di chi è ferito dalle mie parole,
di chi perde occasioni di vita a causa delle mie omissioni.
Indicami gli spazi di miglioramento,
i propositi più necessari,
le strategie per sradicare dall'anima
i peccati più infingardi, malvagi e nascosti.
Fammi sentire la consolazione del tuo Spirito
e l'abbraccio del tuo perdono,
affinché non mi scoraggi
nel tentativo di essere un degno figlio tuo.
Alimenta di amore e determinazione
le mie scelte e i miei pensieri,
perché cammini sulla retta via.
Tu che sai guidarmi oggi e sempre,
e quando cedo o mi perdo
vuoi ancora sostenermi
e portarmi in braccio.
Su
Telepace Trento (canale 601)
Sabato 26/11/16 ore
13.15 e ore 20.30
Domenica
27/11/16 ore
13.15 e ore 20.45
Martedì 29/11/16 ore
17. 05
Le Porte del Perdono
Mai più violenza
Nel nome dell'ecumenismo
Fiera di Primiero: la solennità di Cristo Re
Dio si è innamorato di questa ragazza e le ha detto: «Ti voglio sposare». E dinanzi alle resistenze della sua creatura: «Ma non ti preoccupare, ti purifico io. Anche se hai delle macchie sul volto, te le tolgo io. Anche quando sarai molto grande, e vecchia, appesantita dagli anni e dal peccato, ogni giorno verrò a toglierti una macchia e una ruga dal volto; ogni giorno diventerai più giovane, ti farò splendente, gli occhi tuoi saranno più profondi delle notti d'inverno».
Ci vuole bene il Signore, da morire! Nell'Avvento si ricorda tutto questo. Gesù è venuto e non si è stancato di venire. Gesù viene anche adesso. Ogni giorno.
Viene nella comunità. È presente in mezzo a noi tutte le volte che ci uniamo in nome suo. Perciò la domenica facciamo in modo di non mancare alla sua chiamata, perché vuol dirci che ci vuole bene e basta. Non vuole niente da noi. Vuole soltanto dare tutto l'amore che porta nel cuore. Per questo non vi preoccupate del fatto che se non venite a messa fate peccato, ma preoccupatevi perché vi sottraete a un flusso di grande amore.
Il Signore viene anche nella Parola. Facciamo il proposito, in questo Avvento, di leggere ogni giorno un brano del Vangelo perché non conosciamo abbastanza la parola di Gesù Cristo. Ci ha mandato una lettera d'amore, bellissima, e noi l'abbiamo messa nel cassetto senza aprirla. Se invece viviamo quello che ci ha detto, la vita cambierà, acquisterà un senso diverso.
Il Signore è venuto, viene e verrà.
Mai più violenza
Nel nome dell'ecumenismo
Fiera di Primiero: la solennità di Cristo Re
È Avvento
È Avvento. Ricordiamo che Gesù è venuto
sulla terra. Dio ha detto: «Basta! Non voglio stare così solo, voglio scendere
a contatto con l'uomo». Si è fatto uomo. Ha sposato una ragazza bellissima che
è l'umanità.Dio si è innamorato di questa ragazza e le ha detto: «Ti voglio sposare». E dinanzi alle resistenze della sua creatura: «Ma non ti preoccupare, ti purifico io. Anche se hai delle macchie sul volto, te le tolgo io. Anche quando sarai molto grande, e vecchia, appesantita dagli anni e dal peccato, ogni giorno verrò a toglierti una macchia e una ruga dal volto; ogni giorno diventerai più giovane, ti farò splendente, gli occhi tuoi saranno più profondi delle notti d'inverno».
Ci vuole bene il Signore, da morire! Nell'Avvento si ricorda tutto questo. Gesù è venuto e non si è stancato di venire. Gesù viene anche adesso. Ogni giorno.
Viene nella comunità. È presente in mezzo a noi tutte le volte che ci uniamo in nome suo. Perciò la domenica facciamo in modo di non mancare alla sua chiamata, perché vuol dirci che ci vuole bene e basta. Non vuole niente da noi. Vuole soltanto dare tutto l'amore che porta nel cuore. Per questo non vi preoccupate del fatto che se non venite a messa fate peccato, ma preoccupatevi perché vi sottraete a un flusso di grande amore.
Il Signore viene anche nella Parola. Facciamo il proposito, in questo Avvento, di leggere ogni giorno un brano del Vangelo perché non conosciamo abbastanza la parola di Gesù Cristo. Ci ha mandato una lettera d'amore, bellissima, e noi l'abbiamo messa nel cassetto senza aprirla. Se invece viviamo quello che ci ha detto, la vita cambierà, acquisterà un senso diverso.
Il Signore è venuto, viene e verrà.