Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Subito dopo il passo in cui Gesù invia i suoi discepoli (Mt 10,5-11,1) san Matteo pone questa domanda che ci tocca tanto - come ha chiaramente toccato anche la prima comunità e colui al quale viene qui fatta pronunciare: Non vi sono numerosi argomenti contro Gesù e il suo messaggio? La risposta alla domanda che pongono i discepoli di Giovanni non è senza equivoci. Vi si dice chiaramente: non esiste una “prova” da presentare. Eppure un colpo d’occhio sui capitoli precedenti del Vangelo di san Matteo mostra bene che la lunga lista di guarigioni e miracoli non è stata redatta a caso. Quando la si paragona attentamente a ciò che Gesù fa rispondere a Giovanni, è possibile trovare, nei precedenti testi del Vangelo, almeno un esempio per ogni dichiarazione (i ciechi vedono, gli storpi camminano...). Quando Gesù dice questo, le sue parole fanno pensare alle parole di un profeta. Bisogna che diventi manifesto che in Gesù si compiono le speranze passate anche se molte cose restano ancora incompiute. Non tutti i malati sono stati guariti, non tutto è diventato buono. Ecco perché si legge in conclusione questo ammonimento: “Felice colui che non abbandonerà la fede in me (che non si scandalizza di me)”.
Quanto a coloro ai quali questo non basta, Gesù domanda loro che cosa di fatto sono venuti a vedere. Poiché di persone vestite bene se ne trovano dappertutto. Ma se è un profeta che volevano vedere, l’hanno visto! Hanno avuto ragione di andare a trovare Giovanni Battista, poiché la legge e i profeti lo avevano designato. Eppure la gente lo ha seguito come farebbero dei bambini che ballano sulla piazza del mercato senza preoccuparsi di sapere chi suona il flauto. La parabola che segue, e che non fa parte del nostro testo di oggi, dà una risposta che ci illumina: di fatto gli uomini non sanno quello che vogliono. Essi corrono dietro a chiunque prometta loro del sensazionale.
Siate lieti: c’è una Bella Notizia!
Nella
domenica di Avvento che la tradizione della Chiesa dedica alla gioia, viene da
chiedersi: il cristianesimo è ancora oggi una bella notizia? Per chi? Quali
ciechi, zoppi, sordi e lebbrosi sono beneficiari del suo annuncio nelle nostre
comunità, volendo attualizzare le letture della domenica?
Le
ricerche della scienza e della tecnologia hanno certamente ampliato la qualità
e la durata della vita. La nostra società ha saputo ridurre l'impatto negativo
di varie menomazioni, dalla sordità alle difficoltà motorie. Ma ciò non è
bastato a salvare il mondo dalla povertà, dall'infelicità, dalla morte. La salvezza di Dio passa attraverso la forza dell'amore: chi è più debole o scansato dal mondo ha bisogno di essere visto, sentito, compreso e aiutato. Nella comunità dei discepoli con Gesù non avevano asilo il rifiuto e la solitudine. La sobrietà si sposava con la fede nella provvidenza divina, lasciando spazio alla semplicità, alla meraviglia, alla gratitudine. Non ci fu tempesta in grado di annegarla, tradimento in grado di distruggerla, morte in grado di ucciderla. Anzi, il Maestro aprì la porta all'irruzione della luce e dello Spirito di Dio nelle vite di chi lo accolse, riempiendoli della certezza della risurrezione.
Anche oggi i cristiani sono portavoce e testimoni di questa realtà. Il mondo, anche quando lo nega, ne ha ancora bisogno. Ha bisogno di un Cristo che lo conduca alla felicità piena, eterna, infinita.
L'AMORE CI SALVERÀ
Ho bisogno di te - dice il Signore - per portare la salvezza dell'amore.
Ci sono ciechi che non sanno vedere un palmo oltre se stessi,
chiusi nel proprio individualismo e nella propria presunzione.
Ci sono ciechi perché ignoranti, insoddisfatti o pretenziosi.
Ci sono ciechi perché impauriti da ciò che non conoscono,
o mai educati a osservare, che è più di guardare.
Ci sono zoppi che marciano guidati dall'istinto o dall'emozione,
incapaci di costruire una riflessione
o trovare un senso al proprio andare.
Ci sono zoppi che scelgono di stare fermi, di non rischiare,
di adagiarsi nella tranquillità del dolce far nulla
o percorrere le solite vecchie strade.
Ci sono poveri di legami, di affetti e di attenzioni.
Poveri di interiorità, di fantasia e di argomenti.
Poveri senza arte né parte, poveri di gioia e di amore.
Ci sono lebbrosi apparentemente sani, ma sempre emarginati.
Schifati dalla gente, reclusi per la loro storia,
lontani da ciò che è ritenuto normale, ma sempre esseri umani.
Ci sono morti apparentemente vivi,
morti nell'entusiasmo o nella speranza, nel cuore o nei pensieri.
Per tutti ho parole e percorsi di salvezza,
ma oggi possono passare solo attraverso di te.
Aiutami a costruire il mio Regno nel tuo mondo
nell'attesa di trovarlo perfetto nel mio.
Ci sono ciechi che non sanno vedere un palmo oltre se stessi,
chiusi nel proprio individualismo e nella propria presunzione.
Ci sono ciechi perché ignoranti, insoddisfatti o pretenziosi.
Ci sono ciechi perché impauriti da ciò che non conoscono,
o mai educati a osservare, che è più di guardare.
Ci sono zoppi che marciano guidati dall'istinto o dall'emozione,
incapaci di costruire una riflessione
o trovare un senso al proprio andare.
Ci sono zoppi che scelgono di stare fermi, di non rischiare,
di adagiarsi nella tranquillità del dolce far nulla
o percorrere le solite vecchie strade.
Ci sono poveri di legami, di affetti e di attenzioni.
Poveri di interiorità, di fantasia e di argomenti.
Poveri senza arte né parte, poveri di gioia e di amore.
Ci sono lebbrosi apparentemente sani, ma sempre emarginati.
Schifati dalla gente, reclusi per la loro storia,
lontani da ciò che è ritenuto normale, ma sempre esseri umani.
Ci sono morti apparentemente vivi,
morti nell'entusiasmo o nella speranza, nel cuore o nei pensieri.
Per tutti ho parole e percorsi di salvezza,
ma oggi possono passare solo attraverso di te.
Aiutami a costruire il mio Regno nel tuo mondo
nell'attesa di trovarlo perfetto nel mio.
La ragione dell'asino
La volpe chiese allo scoiattolo scoiattolo rispose: : "Che cos è per te il Natale?"
Lo scoiattoli rispose: "Per me è un bell'albero con tante luci e tanti dolci da sgranocchiare appesi ai rami"
La volpe continuò: "Per me è naturalmente un fragrante arrosto d'ora. Se non c'è un bell'arrosto d'oca non c'è Natale".
L'orso interruppe: "Panettone! Per me Natale è un enorme profumato panettone"!
La gazza intervenne: "Io direi gioielli sfavillanti e gingilli luccicanti. Il Natale è una cosa brillante".
Anche il bue volle dire la sua: "E' lo spumante che fa il Natale! Me ne scolerei anche un paio di bottiglie".
L'asino prese la parola con foga: "Bue, sei impazzito? E' il Bambino Gesù la cosa più importante del Natale. Te lo sei dimenticato?"
Vergognandosi, il bue abbassò la grossa testa e disse: "Ma questo, gli uomini lo sanno?
(Gr. Missionario)
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 10/12/16 ore 13.30 e ore 20.00
Domenica 11/12/16 ore 13.30 e ore 20.35
Martedì 13/12/16 ore 17. 15
Festival della Famiglia, un cammino con e per i giovani
Una serata con Gianna Jessen
Io sono con te: storia di Brigitta
La giornata mondiale contro l’AIDS