martedì 13 dicembre 2016

IV DOMENICA AVVENTO A

Dal Vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.


Il Vangelo secondo san Matteo comincia con la “genealogia di Gesù Cristo” (Mt 1,1-17).
L’evangelista sottolinea così che la storia che Dio ha cominciato con Abramo ha ora raggiunto il suo obiettivo in Gesù Cristo. L’obiettivo non è la fine della storia, poiché essa continua, ma in modo nuovo. Ci mostra fino a che punto questa storia sia nuova il brano del vangelo di oggi che parla della “nascita di Gesù Cristo”. San Matteo usa qui questa parola, che può significare tutto: genesi, origine, fonte, esistenza, divenire. Il rinnovamento completo si prepara già al versetto 16, in cui si dice: “Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù”. È dunque chiaro che san Matteo vuol dire che Giuseppe non era che il padre adottivo di Gesù.
Ma chi è il vero padre di Gesù? È una domanda che si pone anche Giuseppe nel nostro testo di oggi. E la risposta è assolutamente chiara: è “per opera dello Spirito Santo” che Maria aspetta un bambino. Ma il testo esprime senza dubbio ancora qualcosa di più. Non è perché è stato generato in questo modo straordinario che Gesù è l’obiettivo della storia di Israele e il fondamento di una nuova comunità; si tratta piuttosto di capire che in Gesù Dio si è unito con noi uomini, come rimedio estremo e per sempre. E ciò per liberarci dalla fatalità della colpa del peccato. Ecco perché il figlio di Maria deve portare il nome di Gesù, cioè: “Il Signore salva”, ed ecco perché noi possiamo anche chiamare Gesù Emanuele, che si traduce “Dio è con noi”. È il messaggio con il quale Matteo inizia il suo Vangelo.


Collaboratori di Dio

 Non sempre noi cristiani siamo consapevoli dell'importanza di Maria e Giuseppe nella vita del Figlio di Dio. Non si tratta semplicemente degli aspetti educativi, degli insegnamenti preziosi e della testimonianza contenuta nel proprio esempio.
I vangeli dell'infanzia di Gesù ci consegnano un bambino salvato da un gesto di rispetto e di amore di un uomo che accetta una paternità adottiva e sceglie di non applicare pedestremente la legge in favore della promessa sposa e del nascituro.
Giuseppe è un "giusto", dice Matteo. Se la norma gli consentiva di accusare pubblicamente Maria e avrebbe condotto alla lapidazione della presunta infedele, egli in un primo tempo decide di lasciarla vivere, abbandonandola in segreto. Il successivo messaggio di Dio lo convince a farsi carico di un familiare che si dedicherà alla salvezza del proprio popolo, lasciandogli immaginare la fatica e la responsabilità per chi dovrà svezzarlo e farlo crescere nella giusta direzione.
Stupisce ancor di più l'immensa fede e semplicità di Maria, donna probabilmente giovanissima, ma piena di disponibilità al servizio della vita e del suo Signore. Nel silenzioso e meditato accompagna-mento a Gesù patì prove di ogni genere, ma non smise mai l'abito della fiducia in Dio.
Maria e Giuseppe ci ricordano che ogni figlio è un dono da proteggere, far crescere e offrire al mondo. E che chiunque può essere collaboratore di Dio per il bene dell'umanità.   

PREGHIERA ALLA SACRA FAMIGLIA
 
Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore dell'amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole Chiese domestiche.

Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.

Santa Famiglia di Nazareth,
i frutti del Sinodo dei Vescovi
possano ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.

Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen

Sì  o  No

Non puoi tenere aperte tutte le porte per una vita intera
per non perdere nessuna occasione.
Anche chi non entra per nessuna porta
e non fa nessun paso in avanti
anno per anno, gli si chiuderà una porta dopo l'altra.
Chi vuol vivere, deve decidere:
Sì o No: nelle cose piccole e in quelle grandi.
Chi prende decisioni valuta, sceglie;
e questo vuol dire anche: rinuncia.
Poiché, per ogni porta che tu oltrepassi
te se ne chiudono molte altre.
Non si può imbrogliare e
fare finta di sapere
ciò che succede dietro a ogni porta.
Ogni Sì, pur riflettuto ed esaminato,
è al contempo un rischio ed esige una meta precisa.
E questa è la prima di tutte le domande:
Come si chiama la meta
per la quale io misuro il mio Sì o il mio No?
E altra domanda: che senso voglio dare io alla mia vita?
                                                                                                                  R. Roth





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