Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Il Dio che viene ad incontrarci nella Bibbia non regna, indifferente alla sofferenza umana, in una lontananza beata. E' un Dio che, al contrario, si prende a cuore tutta questa sofferenza. Lui la conosce (Es 3,7). La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Giovanni Battista dice di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra.
Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi.
È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce - Dio nel mezzo della sofferenza umana: questa notizia è per noi un’incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un’esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell’anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono... Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle!
L'agnello di Dio e il peccato del mondo
Avviene in ogni Eucaristia. Il sacerdote mostra
l'ostia consacrata e dice: «Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati del
mondo». Oggi il Vangelo mette questa frase in bocca a Giovanni Battista. A noi
può sembrare un po' complessa e criptica, ma per un buon ebreo aveva un significato
chiaro e importante. L'agnello, infatti, era stato sacrificato al tempo di
Mosè, all'uscita del popolo dalla schiavitù d'Egitto. Inoltre richiamava
l'esperienza di Abramo nel sacrificio di Isacco e a un «agnello condotto al
macello» veniva paragonato il Servo del Signore presentato da Isaia.
Giovanni, con questa intuizione, fu profeta. Anche Gesù avrebbe preso su di sé il peccato del mondo, presentando la stessa idea con altri simboli: il pane e il vino, il corpo e il sangue offerti a Dio per far vincere il male dell'ingiusta condanna a morte con il bene del perdono, dell'amore, della fede.
L'attuale traduzione, che ascoltiamo oggi nella
lettura, si esprime tuttavia al singolare: "il peccato del mondo". È
certamente la superbia: l'uomo che si ritiene dio, che pretende di conoscere,
gestire e imporre la verità, che calpesta il prossimo con la scusa di una
presunta superiorità legata alla propria condizione o alla propria storia.
Questa è l'origine di ogni peccato, contro Dio e contro l'uomo. Questa è la
causa della fine terrena di Gesù, che però fu più forte del male. La sua
vittoria non ci esenta dalle responsabilità personali, ma apre la strada alla
vita vera. Davvero il male non ha più potere assoluto, perché battuto, una
volta e per sempre.
«IO NON LO CONOSCEVO...»
Vorrei conoscerti, Gesù.
Vorrei incontrarti sulle strade del mio mondo,
incrociare il tuo sguardo intenso,
vedere i tuoi gesti straordinari, ascoltare le tue parole ispirate.
Vorrei vederti all'opera nella vita quotidiana,
sentire il tuo parere sulle questioni più dibattute,
raccontarti i miei problemi e i miei dubbi,
magari dare due calci a un pallone
o prendere un caffè con te... Offro io, Gesù!
Vorrei chiederti come hai fatto a resistere al male,
a sopportare quelle umiliazioni e persecuzioni,
a pazientare davanti ai peccati e alle bestemmie
dei tuoi seguaci nella storia.
Vorrei sapere com'è la vita al di là di ciò che vedo,
se ci si diverte e non ci si annoia,
se i santi sono proprio come ci hanno raccontato,
e quanto è bello vedere Dio e sentirlo Padre.
Ma so che dovrò aspettare,
fidarmi e affidarmi a ciò che so di te dai Vangeli,
e forse ritrovare le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi sogni
in quelli di chi oggi continua a testimoniarti,
perché ti ha incontrato o ha sentito parlare di te,
ed è rimasto così affascinato da scommettere la propria storia sulla tua.
Tu sei, oggi, mille volti che hanno imparato ad amare.
Hanno seguito le tue orme e vinto il male.
Ora sono una piccola grande parte di te. Per sempre.
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Il Dio che viene ad incontrarci nella Bibbia non regna, indifferente alla sofferenza umana, in una lontananza beata. E' un Dio che, al contrario, si prende a cuore tutta questa sofferenza. Lui la conosce (Es 3,7). La notizia di Dio che si fa uomo in Gesù non ci lascia di sasso: Dio viene nel cuore della nostra vita, si lascia toccare dalla nostra sofferenza umana, si pone con noi le nostre domande, si compenetra della nostra disperazione: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Giovanni Battista dice di Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo”. Ecco questo Dio che si lascia ferire dalla cattiveria dell’uomo, che si lascia commuovere dalla sofferenza di questa terra.
Egli ha voluto avvicinarsi il più possibile a noi, è nel seno della nostra vita, con i suoi dolori e le sue contraddizioni, le sue falle e i suoi abissi.
È in questo che la nostra fede cristiana si distingue da qualsiasi altra religione. Gesù sulla croce - Dio nel mezzo della sofferenza umana: questa notizia è per noi un’incredibile consolazione. È vicino al mio dolore, egli mi capisce, sa come mi sento. Questa notizia implica allo stesso tempo un’esistenza scomoda: impegnati per coloro che, nel nostro mondo, stanno affondando, che naufragano nell’anonimato, che sono torturati, che vengono assassinati, che muoiono di fame o deperiscono... Sono tutti tuoi fratelli e tue sorelle!
L'agnello di Dio e il peccato del mondo
Giovanni, con questa intuizione, fu profeta. Anche Gesù avrebbe preso su di sé il peccato del mondo, presentando la stessa idea con altri simboli: il pane e il vino, il corpo e il sangue offerti a Dio per far vincere il male dell'ingiusta condanna a morte con il bene del perdono, dell'amore, della fede.
«IO NON LO CONOSCEVO...»
Vorrei conoscerti, Gesù.
Vorrei incontrarti sulle strade del mio mondo,
incrociare il tuo sguardo intenso,
vedere i tuoi gesti straordinari, ascoltare le tue parole ispirate.
Vorrei vederti all'opera nella vita quotidiana,
sentire il tuo parere sulle questioni più dibattute,
raccontarti i miei problemi e i miei dubbi,
magari dare due calci a un pallone
o prendere un caffè con te... Offro io, Gesù!
Vorrei chiederti come hai fatto a resistere al male,
a sopportare quelle umiliazioni e persecuzioni,
a pazientare davanti ai peccati e alle bestemmie
dei tuoi seguaci nella storia.
Vorrei sapere com'è la vita al di là di ciò che vedo,
se ci si diverte e non ci si annoia,
se i santi sono proprio come ci hanno raccontato,
e quanto è bello vedere Dio e sentirlo Padre.
Ma so che dovrò aspettare,
fidarmi e affidarmi a ciò che so di te dai Vangeli,
e forse ritrovare le tue mani, i tuoi occhi, i tuoi sogni
in quelli di chi oggi continua a testimoniarti,
perché ti ha incontrato o ha sentito parlare di te,
ed è rimasto così affascinato da scommettere la propria storia sulla tua.
Tu sei, oggi, mille volti che hanno imparato ad amare.
Hanno seguito le tue orme e vinto il male.
Ora sono una piccola grande parte di te. Per sempre.