Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Gesù chiede a Giovanni di battezzarlo, ma non ha bisogno alcuno di tale battesimo di penitenza perché, dall’inizio, tutto si realizzi e perché si manifesti la Santa Trinità che egli è venuto a rivelare. Giovanni invitava il popolo a prepararsi alla venuta imminente del Messia. A lui è concesso di contemplare ciò a cui aspira ogni uomo che prega e che contempla: Giovanni percepisce e insieme accoglie il mistero di Dio, quello del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Giovanni vede il Figlio, il Verbo eterno di Dio, e lo indica già come il Salvatore. Sente il Padre, che nessuno riesce a vedere, testimoniare e attestare che quello è davvero suo Figlio (Gv 5,36-37). Percepisce poi la presenza dello Spirito che si posa sulla superficie dell’acqua, madre di ogni vita (Gen 1,2). È lo Spirito che è sceso su Maria, generando in lei la vita umana e divina (Lc 1,35). È lo Spirito che scenderà un giorno sugli apostoli perché fecondino la terra e le diano vita eterna(At 2,4). E, pur avendo avuto un altro battesimo, altrimenti efficace (Mc 10,39), anche noi siamo stati battezzati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). E, secondo la promessa, la Santa e Divina Trinità pone in noi la sua dimora (Gv 14,23). Essa trasforma la nostra vita, affidandola a Dio e attirandoci verso di lui con la forza di attrazione della risurrezione.
Battesimo del Signore
L'immagine di Gesù completamente immerso nell'acqua del fiume Giordano dovrebbe restare impressa nelle nostre menti cristiane.
Il figlio di Dio sposa completamente la condizione umana, s'impasta di terra pur venendo dal cielo, si sporca le mani nella vita quotidiana pur rimanendo giusto e integro davanti a Dio. Così china il capo di fronte a Giovanni Battista, il precursore, evidentemente convinto del fatto che il Messia non abbia bisogno di conversione.
Invece il gesto «adempie ogni giustizia», cioè riconosce la necessità di accogliere e purificare l'immagine di Dio che è in Lui, per renderla totalmente visibile. La scena seguente ne è la conferma: i cieli aperti e la colomba sono i simboli del compiacimento di Dio, che riempie del suo Spirito colui che riconosce come Figlio.
Il Dio rivelato da Gesù Cristo, infatti, ha proprio questo stile: si interessa alle questioni e alle sofferenze dell'umanità, s'immischia nelle faccende di questo mondo, si compromette in prima persona solidarizzando con i piccoli e i deboli. Lo fa perché sente "sue" le creature, non può abbandonarle. Lo fa con le caratteristiche indi-cate dal profeta Isaia: non vuole imporre la forza del potere, ma lo spirito del servizio; «non grida né alza il tono», convincendo con l'esempio di mitezza; «non spezza una canna incrinata» perché, fino all'ultimo, ha la pazienza e la delicatezza dell'amore.
Gesù non si limita ad incarnare questo Dio.
Chiede ai suoi discepoli di imitarlo. Così Dio si compiacerà e si riconoscerà
anche in loro.
GRAZIE PER IL MIO BATTESIMO
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Gesù chiede a Giovanni di battezzarlo, ma non ha bisogno alcuno di tale battesimo di penitenza perché, dall’inizio, tutto si realizzi e perché si manifesti la Santa Trinità che egli è venuto a rivelare. Giovanni invitava il popolo a prepararsi alla venuta imminente del Messia. A lui è concesso di contemplare ciò a cui aspira ogni uomo che prega e che contempla: Giovanni percepisce e insieme accoglie il mistero di Dio, quello del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Giovanni vede il Figlio, il Verbo eterno di Dio, e lo indica già come il Salvatore. Sente il Padre, che nessuno riesce a vedere, testimoniare e attestare che quello è davvero suo Figlio (Gv 5,36-37). Percepisce poi la presenza dello Spirito che si posa sulla superficie dell’acqua, madre di ogni vita (Gen 1,2). È lo Spirito che è sceso su Maria, generando in lei la vita umana e divina (Lc 1,35). È lo Spirito che scenderà un giorno sugli apostoli perché fecondino la terra e le diano vita eterna(At 2,4). E, pur avendo avuto un altro battesimo, altrimenti efficace (Mc 10,39), anche noi siamo stati battezzati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19). E, secondo la promessa, la Santa e Divina Trinità pone in noi la sua dimora (Gv 14,23). Essa trasforma la nostra vita, affidandola a Dio e attirandoci verso di lui con la forza di attrazione della risurrezione.
Battesimo del Signore
L'immagine di Gesù completamente immerso nell'acqua del fiume Giordano dovrebbe restare impressa nelle nostre menti cristiane.
Il figlio di Dio sposa completamente la condizione umana, s'impasta di terra pur venendo dal cielo, si sporca le mani nella vita quotidiana pur rimanendo giusto e integro davanti a Dio. Così china il capo di fronte a Giovanni Battista, il precursore, evidentemente convinto del fatto che il Messia non abbia bisogno di conversione.
Invece il gesto «adempie ogni giustizia», cioè riconosce la necessità di accogliere e purificare l'immagine di Dio che è in Lui, per renderla totalmente visibile. La scena seguente ne è la conferma: i cieli aperti e la colomba sono i simboli del compiacimento di Dio, che riempie del suo Spirito colui che riconosce come Figlio.
Il Dio rivelato da Gesù Cristo, infatti, ha proprio questo stile: si interessa alle questioni e alle sofferenze dell'umanità, s'immischia nelle faccende di questo mondo, si compromette in prima persona solidarizzando con i piccoli e i deboli. Lo fa perché sente "sue" le creature, non può abbandonarle. Lo fa con le caratteristiche indi-cate dal profeta Isaia: non vuole imporre la forza del potere, ma lo spirito del servizio; «non grida né alza il tono», convincendo con l'esempio di mitezza; «non spezza una canna incrinata» perché, fino all'ultimo, ha la pazienza e la delicatezza dell'amore.
GRAZIE PER IL MIO BATTESIMO
Forse non l'ho mai fatto, Signore,
ma oggi voglio ringraziarti per il mio Battesimo.
Quel giorno ricevetti il dono di diventare cristiano.
Non lo scelsi, ma ci pensarono i credenti della mia famiglia,
a partire dai miei cari genitori.
Fui bagnato da un'acqua viva
che avrebbe dissetato mille occasioni della mia quotidianità.
Indossai un vestitino bianco, abito (o "abitudine")
di un Signore che avrebbe ridato vita e amore all'umanità.
Un briciolo d'olio sulla mia fronte
mi avrebbe fatto sentire un re, un sacerdote e un profeta.
Sarebbe stata forza per la missione
di portare nel mondo la bellezza e la guida di Dio.
Una candela fu accesa per me dal cero pasquale.
Attinse dalla tua risurrezione la luce
che avrebbe reso possibile la mia.
Mi furono consegnati un padrino e una madrina,
per accompagnarmi nella fede per gli anni a seguire.
Pregarono per me le persone della comunità,
dandomi l'appuntamento per quando, cresciuto,
avrei interagito con ciascuno di loro.
Ma soprattutto ricevetti il tuo Spirito.
Non so quando imparai a seguire il suo Vento,
ma so che quando spiego le vele,
Lui mi conduce da Te.
ma oggi voglio ringraziarti per il mio Battesimo.
Quel giorno ricevetti il dono di diventare cristiano.
Non lo scelsi, ma ci pensarono i credenti della mia famiglia,
a partire dai miei cari genitori.
Fui bagnato da un'acqua viva
che avrebbe dissetato mille occasioni della mia quotidianità.
Indossai un vestitino bianco, abito (o "abitudine")
di un Signore che avrebbe ridato vita e amore all'umanità.
Un briciolo d'olio sulla mia fronte
mi avrebbe fatto sentire un re, un sacerdote e un profeta.
Sarebbe stata forza per la missione
di portare nel mondo la bellezza e la guida di Dio.
Una candela fu accesa per me dal cero pasquale.
Attinse dalla tua risurrezione la luce
che avrebbe reso possibile la mia.
Mi furono consegnati un padrino e una madrina,
per accompagnarmi nella fede per gli anni a seguire.
Pregarono per me le persone della comunità,
dandomi l'appuntamento per quando, cresciuto,
avrei interagito con ciascuno di loro.
Ma soprattutto ricevetti il tuo Spirito.
Non so quando imparai a seguire il suo Vento,
ma so che quando spiego le vele,
Lui mi conduce da Te.
VANGELO VIVO
«Era un
pomeriggio soleggiato. Il mio amico Bobby, padre orgoglioso, portava i
figlioletti a giocare a minigolf. Si avvicinò al botteghino e chiese al
cassiere: "Quanto costa l'ingresso?". Il giovane rispose: "Tre
dollari per lei e tre dollari per ogni bambino con più di sei anni. Entrano
gratis se hanno sei anni o meno. Quanti anni hanno?". Bobby replicò:
"Uno ha tre anni e un altro sette, così mi pare di doverle sei
dollari". Il cassiere disse: "Scusi, poteva risparmiare tre dollari.
Poteva dirmi che il più vecchio aveva sei anni; io non avrei notato la
differenza". Bobby rispose: "Sì, è vero, ma i bambini avrebbero
notato la differenza"» (Patricia Fripp).