martedì 17 gennaio 2017

III DOMENICA C TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.


L’evangelista Matteo, riprendendo un’immagine del libro di Isaia, ci dice quello che è Gesù per noi: la luce. Nella nostra vita, vediamo spesso tenebre, resistenze, difficoltà, compiti non risolti che si accumulano davanti a noi come un’enorme montagna, problemi con i figli, o gli amici, con la solitudine, il lavoro non gradito...
È tra tutte queste esperienze penose che ci raggiunge la buona parola: non vedete solo le tenebre, guardate anche la luce con cui Dio rischiara la vostra vita. Egli ha mandato Gesù per condividere con voi le vostre pene. Voi potete contare su di lui che è al vostro fianco, luce nell’oscurità.
Non siamo noi che diamo alla nostra vita il suo senso ultimo. È lui. Non è né il nostro lavoro, né il nostro sapere, né il nostro successo. È lui, e la luce che ci distribuisce. Perché il valore della nostra vita non si basa su quello che facciamo, né sulla considerazione o l’influenza che acquistiamo. Essa prende tutto il suo valore perché Dio ci guarda, si volta verso di noi, senza condizioni, e qualsiasi sia il nostro merito. La sua luce penetra nelle nostre tenebre più profonde, anche là dove ci sentiamo radicalmente rimessi in causa, essa penetra nel nostro errore. Possiamo fidarci proprio quando sentiamo i limiti della nostra vita, quando questa ci pesa e il suo senso sembra sfuggirci. Il popolo immenso nelle tenebre ha visto una luce luminosa; una luce è apparsa a coloro che erano nel buio regno della morte!


 
Una missione nuova

 Dopo il Battesimo e il tempo di lotta contro le tentazioni nel deserto, Gesù è pronto per la sua missione. Ha ben chiare alcune cose, che ritiene volontà di Dio.
-Deve uscire dalla propria famiglia, dal proprio paese, dalle proprie consuetudini, per andare incontro al popolo di Dio. Deve allargare il proprio cerchio, mettersi in cammino e aprirsi al nuovo. Inizia a Cafarnao, ai suoi tempi centro importante della Galilea, terra dove erano mescolate culture e religioni differenti.
- Deve portare un lieto messaggio di Dio per tutti coloro che incontra: egli è vicino, in mezzo a noi, e vuole la nostra salvezza. Ci chiede soltanto di invertire la propria rotta per seguirlo, possibilmente subito, senza ripensamenti. Provare per credere.  
- Deve circondarsi di collaboratori, perché nessuno, neanche Dio, può fare a meno degli uomini per costruire il suo Regno. Non è necessario scegliere il fior fiore dei maestri d'Israele, né educare un circolo di giovani e malleabili studenti. Nel proprio cammino chiama coloro che sono disponibili, come quei quattro pescatori, intenti a rammendare le reti, ma in fondo desiderosi di rammendare la vita, personale e altrui, e cercatori di un cibo per la fame dell'anima.
Queste sono le caratteristiche necessarie ancora oggi all'annuncio del Vangelo in una realtà multietnica e multiculturale: andare in-contro alle persone, vivere e portare la gioia, testimoniare la comunione. Su questi cardini si giocherà il futuro del cristianesimo, nel nome di un Cristo che, con pochi uomini e donne, cambiò il mondo.  

 
PESCATORI DI UOMINI

 Rendimi pescatore di uomini, Signore.
Insegnami a vedere le cose buone che ognuno ha,
perché in fondo ad ogni cuore c’è già l’immagine di Te.
Insegnami ad incoraggiare,
esprimendo ciò che ho visto, lodando gli aspetti positivi,
raccontando la bellezza delle sue potenzialità.
Insegnami a trovare
gli spazi della crescita,
a sfidare l’altro verso nuovi obiettivi,
a fargli raggiungere la pienezza
che Tu avevi in serbo per lui.
Insegnami a capire
i tempi giusti per i miei interventi,
l’atmosfera da creare,
le parole più rispettose, incisive ed adeguate.
Insegnami ad accogliere e aspettare,
quando le risposte sembrano ad un passo,
ma il mio passo è più veloce di quello altrui.
Insegnami a perdonare
chi ha bisogno di un mio grande sforzo per superare i suoi limiti
e dissotterrare le perle nascoste in fondo alla sua anima.
Insegnami ad amare,
perché i pesci sono un dono per me,
ma io sono un dono per loro.
 
 
 Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato        21/01/17               ore 13.30 e ore 20.05
Domenica    22/01/17               ore 13.30 e ore 20.35
Martedì       24/01/17               ore 17. 10
* La 103ma Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato
* Casa Cimaverde: il nuovo hospice a servizio della comunità
* La forza della preghiera per l'unità dei cristiani
* Val di Non: la benedizione del sale della "Famiglia"
 
ALCUNE RIFLESSIONI SUI COMANDAMENTI
 
 
Li conosciamo, o almeno - a suo tempo - tutti noi li abbiamo imparati. Forse abbiamo un ricordo buono, forse meno buono: era stato un compito difficile impararli a memoria; e poi, una parte di essi era particolarmente difficile perché non se ne comprendeva il significato. Alcuni comunque, sono rimasti impressi: santificare la festa, che voleva dire la Messa la domenica, il rispetto per i genitori, non uccidere, non rubare...
Riprenderli in mano da adulti, consultandoli con l'originale della Bibbia, - e cioè leggendo non solo i comandamenti, ma tutto il racconto che li precede e li segue, ai piedi del Sinai dove Mosè li ricevette - potremmo scoprire degli aspetti del tutto nuovi e interessanti.
* Sul monte Sinai i comandamenti non furono certamente dati per bambini. Per es.: "Onora il padre e la madre". Qui non si intendeva che i bambini fossero buoni e obbedienti, ma si intendevano gli adulti che devono curarsi dei genitori, specialmente quando sono anziani. E' vero che a quei tempi non c'erano pensioni, ma, assistenza o non assistenza, se vediamo come vengono trattati oggi molti anziani dai loro figli, c'è da rabbrividire.
* Se si considerano i comandamenti un po' più da vicino, si scoprirà che essi non sono nulla di specificamente cristiano o giudaico. Sono regole generali, che più appropriatamente si chiamano "legge fondamentale", cioè regole umane di vita, presenti in tutte le culture di allora. I comandamenti sono l'ABC della civilizzazione. Indicano il bene che sta nell'uomo.
* Il popolo ebreo, al Sinai, non accolse i comandamenti per votazione democratica, ma li intese come DONO di Dio. E la frase principale, che introduce la proclamazione dei comandamenti, è: "Io sono il Signore Dio tuo che ti ha condotto fuori dalla schiavitù dell'Egitto". La fuga dall'Egitto era - ed è rimasta tuttora - l'esperienza fondamentale che il popolo di Israele fece con Dio: un'esperienza di liberazione, di solidarietà con chi è oppresso dal dolore, dall'ingiustizia, dall'emarginazione.
La forma imperativa: "Non fare questo, non fare quello..." dà l'impressione di essere una serie di proibizioni che Dio impone sulle spalle dell'uomo. Va detto che la forma negativa, è l'espressione perfetta per enunciare una verità assoluta. Altre forme letterarie più perfette non esistono.
Sta di fatto che il popolo non si lasciò andare a lamentele o a critiche, ma danzava e ringraziava Jahvè attorno alle tavole della Legge per il dono che Dio aveva fatto loro.
Nelle nostre lingue moderne, come detto, la formulazione è in negativo ed è imperativa. Nella lingua ebraica invece, la forma non è imperativa, ma al futuro. In altre parole: "Se tu rimarrai fedele a me, allora non avrai bisogno di altri déi, di altri idoli; non avrai bisogno di altri surrogati; allora sarai ricco e non ti mancherà nulla.
Ciò che distingueva i comandamenti dalle regole di buona convivenza tra i popoli di allora era l'allacciamento a Dio: "Io sono il Signore Dio tuo!". Ma non come un gendarme che controlla tutto e tutti, bensì come un partner, amico.
* Questo allacciamento  Dio si chiama: fiducia, sicurezza, la sensazione di essere accettati e amati, di essere in  buone mani. Nella misura in cui viene meno questo allacciamento a Dio si forma un vuoto nell'uomo. E il vuoto interiore ci porta a cercare surrogati di ogni genere. Soprattutto ci porta a una perdita di valori.
"Che c'è di male?" ci si chiede a volte con estrema leggerezza. Oppure: "Se ho voglia di fare una qualsiasi cosa, anche se dovesse arrecare del male agli atri, perché non lo posso fare?".
Noi ci troviamo in un tempo in cui il senso di colpa ha subìto una forte flessione. Non c'è senso di colpa, non ci si prendono responsabilità delle nostre azioni; la colpa è sempre degli altri. E lo spirito della violenza è quello che serpeggia maggiormente in mezzo all'uomo.
Sarebbe interessante, così, per andare agli inizi della nostra storia, leggere il capitolo quarto della Genesi: la "maledizione" di Caino da parte di Dio. In realtà non è una maledizione: Dio pone un segno di speranza e di misericordia fin dall'inizio: guai a chi fa del male a Caino!
"Il Signore impose a Caino un segno perché non lo colpisse chiunque lo avesse incontrato". Dio voleva rompere la catena della violenza. I Comandamenti sono un invito e una possibilità di rompere questa catena. Dio sa quanto sia difficile con la nostra libertà!
"Io sono il Signore Dio tuo!". Ma se tu sarai fedele a me... non incorrerai nel vortice travolgente del male.