lunedì 30 gennaio 2017

V DOMENICA C TEMPO ORDINARIO


Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».


Se metto un grosso cucchiaio di sale nella zuppa, sarà immangiabile. Ce ne vuole solo un pizzico, che basta ad insaporirla. O, senza utilizzare un’immagine, anche se non ci sono che pochi uomini a sopportare con buon umore, bontà e indulgenza le debolezze del loro prossimo (e le loro, in più!), a non essere solo preoccupati di imporsi, di perseguire i propri scopi e i propri interessi, questo pugno di uomini ha la possibilità di cambiare il proprio ambiente, contribuendo a che il nostro mondo resti umano. Il nostro mondo sarebbe povero, inumano e freddo se non ci fossero uomini che danno prova di questa cordialità e di questa generosità spontanee.
Essere il sale della terra: siamo abbastanza fiduciosi per credere al carattere contagioso della bontà? O ci accontentiamo di temere il potere contagioso del male? Un pizzico di sale basta a dare gusto a tutto un piatto.
Ognuno di noi, anche se si sente isolato, ha la fortuna di poter cambiare il clima che lo circonda! Gesù ci crede capaci: voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo! Lo siamo?



Sale e luce per il mondo

Come sarebbe bello se i cristiani fossero veramente sale e luce nel mondo. Se nella politica, nell'economia, nella famiglia si distinguessero per la verità e la trasparenza, per le scelte in favore della vita, della solidarietà, del futuro. Se fosse riconoscibile il sapore della saggezza, della creatività, della lungimiranza della fede. Se le loro parole fossero sempre chiare, positive, luminose. Se ogni gesto fecondasse di bellezza e di bontà chi viene a contatto con loro.
Quello che a qualcuno può sembrare utopia, è in realtà storia.
Abituati a focalizzarci su divisioni e battaglie, ci siamo scordati i progressi del mondo, nati spesso da cristiani umili e nascosti che hanno preso sul serio la chiamata a essere sale e luce. Hanno offerto ad altri i frutti delle proprie scoperte, a volte senza ricevere nulla in cambio. Hanno creduto che la luce ha senso quando è con-divisa, non messa sotto il moggio per paura di perderla, ma posta sul candelabro perché illumini tutta la casa.
La casa comune, come scrive papa Francesco nella Laudato si', è la nostra terra. Le generazioni future hanno un bisogno vitale della sapienza di tutti coloro che oggi sono qui. I cristiani sono chiamati a essere i primi a fare gesti concreti e quotidiani per la salvaguardia di chi abita questo mondo. Come ricorda Isaia, è questo il vero culto a Dio: «dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che è nudo, senza trascurare i parenti. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora».  


FA' CHE IO SIA SALE E LUCE

Fammi essere sale, Signore.
Riempimi di sapore, perché il mio cibo
sia gustoso e salutare per chiunque si nutre di me,
vede i miei gesti, ascolta le mie parole.
Possa essere saggio perché ricco della tua sapienza,
che vede dall'orizzonte più ampio
la verità che salva ogni vita.
Non perda mai il gusto
dell'entusiasmo e della passione,
affinché possa trasmettere
i tuoi doni a chi mi è vicino.
Fammi essere luce, Signore.
Fammi rischiarare il mondo
con l'incessante speranza e fiducia
nella vita, nell'altro e in te.
Aiutami a conservare e custodire
la luce in cui mi hai immerso,
mantenendomi solare e luminoso,
in ogni situazione che incontrerò,
anche quando la notte del dolore farà capolino.
Fa' che davanti ai più deboli e sofferenti
le mie azioni di solidarietà e di sostegno
siano la testimonianza che la tua Luce è Amore
e non ci abbandona mai.
 
 
 
FAMIGLIA, SCUOLA DI SOCIALITA'
 
Se si cerca il luogo dove di fatto, più concretamente, si viene incontro al "più piccolo" - bambino o anziano o ammalato - che ha fame, sete, freddo, paura...nessuno sa indicare qualcosa di meglio della famiglia. E da nessuna parte si vive fianco a fianco, così stretti, tra persone differenti - grandi e piccoli, uomini e donne, studenti e lavoratori - come qui. E non solo per qualche ora, come capita in viaggio. Questa sì che è democrazia!
La società ha bisogno della famiglia. Non si può vivere insieme e collaborare solo con la forza delle leggi.
La convivenza umana poggia su atteggiamenti di gratuità e di accettazione, di fedeltà, di perdono e d fiducia, di preferenza per gli ultimi. Non sono queste merci in vendita sul mercato del consumismo, né materie in lista per una riforma scolastica. Non esisterebbero, anzi, sembrerebbero impossibili in una cultura dominata dall'avere, se non ci fosse la famiglia a trasmetterne l'esperienza e dimostrare l'esistenza.
La famiglia è scuola di umanità e di socialità.
Se una persona non frequenta questa scuola, difficilmente diventa sociale, socievole, democratica.
Forse è l'unica Facoltà di Scienze sociali, ma da nessuna parte si insegna ad amare, a vivere insieme.
Ha fatto scalpore, qualche anno fa, l'istituzione di un corso nell'amore, in una Università americana. In famiglia i corsi all'amore durano tutto l'anno e si frequentano dall'infanzia alla terza età.
Questa è una scuola artigianale, dove l'arte si apprende per imitazione, dove ognuno è maestro e alunno nello stesso tempo.
                                                                                         "Credo nella famiglia" di R. Vanzetta


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L'ecumenismo a 500 anni dalla Riforma
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