Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Gesù Cristo, Dio-con-noi e umanità nuova, insegna ai suoi discepoli il comandamento dell’amore, la nuova legge del
Vangelo che sostituisce per sempre la legge pagana del vecchio uomo: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Il nostro spirito trema sentendo le esigenze di questo nuovo comandamento. Non è forse più facile aggredire chi ci aggredisce e amare chi ci ama? Forse è a questo che ci spingerebbero i nostri sensi, è questa la voce dell’anima umiliata non ancora raggiunta dalla luce del Dio di Gesù Cristo, del solo vero Dio. Ecco perché l’amore di carità è un precetto insolito, che apre ad un nuovo orizzonte antropologico la civiltà antica e ogni civiltà umana possibile.
Visto da questo orizzonte, l’uomo, ogni uomo, appare creato a immagine e somiglianza di Dio e non più formato secondo una natura disuguale e arbitraria, come invece credevano i pagani. Liberato dai suoi peccati grazie all’azione redentrice di Cristo e rinnovato dall’azione dello Spirito, l’uomo, ogni uomo, è il tempio in cui risplende lo Spirito di Dio. Dio ama l’uomo per se stesso, a tal punto che consegna alla morte suo Figlio.
Dal momento che Dio ci ama in questo modo e ci ha fatti partecipi del suo amore, noi non possiamo che perdonare il nostro prossimo e aiutarlo perché viva e si sviluppi.
Avete inteso... ma io vi dico!
Le parole
di Gesù che leggiamo oggi nel Vangelo possono sembrarci veramente troppo
esigenti. Siamo sostanzialmente d'accordo sugli antichi comandamenti: non
uccidere, non tradire chi hai sposato, non dire il falso in tribunale. Ma
evitare di adirarsi, di desiderare una bella donna o un bell'uomo, di
mascherare la realtà, è decisamente difficile, per non dire impossibile.
Tuttavia, se provassimo a metterci dalla parte di chi subisce il danno, forse potremmo capire l'importanza delle richieste di Gesù. Non ci è mai capitato di offenderci per parole eccessive o scatti d'ira apparentemente immotivati di chi si sente superiore a noi? Non ci è mai capitato di essere infastiditi o intimoriti da chi ci guarda con interesse morboso, insistito, da noi indesiderato? E se fosse rivolto al nostro partner?
Non ci è mai capitato di indignarci o di soffrire per le verità nascoste, nelle questioni commerciali e in quelle affettive? Non ci siamo sentiti traditi, se non derubati?
Sì, Gesù «porta a compimento» le richieste della Legge ebraica, recupera il loro senso profondo, le umanizza perché indica come meta la realtà che ciascuno vorrebbe vivere: senza violenza, fisica o verbale che sia; giusta, fedele, trasparente. Che bello sarebbe poter procedere senza guardarsi alle spalle, senza timori e paure. Le parole di Gesù ci invitano alla responsabilità. Vogliamo cominciare noi cristiani? Ci allineeremmo soltanto all'Amore che il Padre è e spera da noi.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 18/02/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 19/02/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 21/02/17 ore 17. 15
* Umiltà e tenerezza per incontrare il volto del malato
* L'Amoris Laetitia, il volto materno della Chiesa
* "Dal cielo alla terra", il recital come inno alla vita
* "Conto su di te", la risposta della Caritas al disagio economico
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Gesù Cristo, Dio-con-noi e umanità nuova, insegna ai suoi discepoli il comandamento dell’amore, la nuova legge del
Vangelo che sostituisce per sempre la legge pagana del vecchio uomo: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Il nostro spirito trema sentendo le esigenze di questo nuovo comandamento. Non è forse più facile aggredire chi ci aggredisce e amare chi ci ama? Forse è a questo che ci spingerebbero i nostri sensi, è questa la voce dell’anima umiliata non ancora raggiunta dalla luce del Dio di Gesù Cristo, del solo vero Dio. Ecco perché l’amore di carità è un precetto insolito, che apre ad un nuovo orizzonte antropologico la civiltà antica e ogni civiltà umana possibile.
Visto da questo orizzonte, l’uomo, ogni uomo, appare creato a immagine e somiglianza di Dio e non più formato secondo una natura disuguale e arbitraria, come invece credevano i pagani. Liberato dai suoi peccati grazie all’azione redentrice di Cristo e rinnovato dall’azione dello Spirito, l’uomo, ogni uomo, è il tempio in cui risplende lo Spirito di Dio. Dio ama l’uomo per se stesso, a tal punto che consegna alla morte suo Figlio.
Dal momento che Dio ci ama in questo modo e ci ha fatti partecipi del suo amore, noi non possiamo che perdonare il nostro prossimo e aiutarlo perché viva e si sviluppi.
Avete inteso... ma io vi dico!
Le parole
di Gesù che leggiamo oggi nel Vangelo possono sembrarci veramente troppo
esigenti. Siamo sostanzialmente d'accordo sugli antichi comandamenti: non
uccidere, non tradire chi hai sposato, non dire il falso in tribunale. Ma
evitare di adirarsi, di desiderare una bella donna o un bell'uomo, di
mascherare la realtà, è decisamente difficile, per non dire impossibile. Tuttavia, se provassimo a metterci dalla parte di chi subisce il danno, forse potremmo capire l'importanza delle richieste di Gesù. Non ci è mai capitato di offenderci per parole eccessive o scatti d'ira apparentemente immotivati di chi si sente superiore a noi? Non ci è mai capitato di essere infastiditi o intimoriti da chi ci guarda con interesse morboso, insistito, da noi indesiderato? E se fosse rivolto al nostro partner?
Non ci è mai capitato di indignarci o di soffrire per le verità nascoste, nelle questioni commerciali e in quelle affettive? Non ci siamo sentiti traditi, se non derubati?
Sì, Gesù «porta a compimento» le richieste della Legge ebraica, recupera il loro senso profondo, le umanizza perché indica come meta la realtà che ciascuno vorrebbe vivere: senza violenza, fisica o verbale che sia; giusta, fedele, trasparente. Che bello sarebbe poter procedere senza guardarsi alle spalle, senza timori e paure. Le parole di Gesù ci invitano alla responsabilità. Vogliamo cominciare noi cristiani? Ci allineeremmo soltanto all'Amore che il Padre è e spera da noi.
MANDAMI QUALCUNO DA AMARE
Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante,
fammi condividere la croce di un altro;
quando non ho tempo,
dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato, fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri,
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso,
attira la mia attenzione su un’altra persona.
Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
che in tutto il mondo vivono e muoiono poveri ed affamati.
Dà loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano,
e dà loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia.
Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante,
fammi condividere la croce di un altro;
quando non ho tempo,
dammi qualcuno che io possa aiutare per qualche momento;
quando sono umiliato, fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;
quando ho bisogno della comprensione degli altri,
dammi qualcuno che ha bisogno della mia;
quando ho bisogno che ci si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stesso,
attira la mia attenzione su un’altra persona.
Rendici degni, Signore, di servire i nostri fratelli
che in tutto il mondo vivono e muoiono poveri ed affamati.
Dà loro oggi, usando le nostre mani, il loro pane quotidiano,
e dà loro, per mezzo del nostro amore comprensivo, pace e gioia.
(Teresa di Calcutta)
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 18/02/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 19/02/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 21/02/17 ore 17. 15
* Umiltà e tenerezza per incontrare il volto del malato
* L'Amoris Laetitia, il volto materno della Chiesa
* "Dal cielo alla terra", il recital come inno alla vita
* "Conto su di te", la risposta della Caritas al disagio economico
Il signor Rossi va dallo psichiatra.
– Dottore – dice l’uomo – ho un problema che mi tormenta. Quando vado a
letto ho l’impressione che c’è qualcuno sotto il letto. Allora vado sotto il
letto. Ma qui ho l’impressione che c’è qualcuno sopra. Sotto, sopra, sotto,
sopra... mi pare di impazzire!
– Non si preoccupi – dice con sicurezza il luminare della psichiatria –
Lei soffre di un Frastorno Ossessivo Impulsivo. Mi faccia prenderla in cura, e
in tre mesi le garantisco che il suo problema sparisce! Venga tre volte alla
settimana che lo mettiamo a posto.
– Quanto è il suo onorario? – chiede il probabile paziente.
– 120,00 Eu alla sessione – dice il dottore.
– Bene, ci penserò – conclude il signor Rossi a cui sembrò esorbitante
la cifra...
Dopo sei mesi i due si incontrano nuovamente per strada.
– E allora? Perché non è venuto da me per la cura? – gli chiede lo
psichiatra, riconoscendolo.
– A 120,00 Eu alla seduta? Erano troppi per le mie possibilità –
risponde il signor Rossi – Con un consiglio del mio parroco ho risolto il
problema per 10,00 Eu appena!
– Davvero?!? – chiede il medico
incuriosito – ma come è riuscito a farlo?
E il signor Rossi risponde
– Il mio parroco mi ha consigliato di chiamare
un falegname il quale, per 10,00 Eu, ha segato i piedi del mio letto!!!
Cosa volete di più? Una confessione ben fatta risolve un mucchio di
problemi spirituali, psichici e anche fisici, totalmente gratis. E non si paga
né la consulta, né la medicina!