Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Gesù ci invita a fare una scelta. Egli lo fa spesso con un vigore estremo. Noi abbiamo capito bene che il regno di Dio è
incompatibile con il regno del denaro. In quel regno non si vende nulla. La vita è gratuita, come l’aria, come l’acqua (Is 55,1; Ap 21,6), l’acqua soprattutto, senza la quale non c’è vita. E colui che ha ricevuto gratuitamente, deve dare gratuitamente (Mt 10,8).
In questo regno, invece, tutto si compra. La prudenza raccomanda di essere previdenti e rapaci. Bisogna preparare l’avvenire, poiché è incerto. Ma l’avvenire ci sfugge. Esso appartiene a Dio. Fare la scelta del regno di Dio, scegliere di servire Dio escludendo ogni altro padrone, significa anche rimettersi a lui per l’avvenire: avere fede in Dio, al punto di non preoccuparsi per l’avvenire. È la nostra ricchezza, il nostro tesoro (Mt 13,44). È più sicuro per noi che tutto l’oro del mondo. Avere dell’oro da parte è un modo di assicurare il proprio avvenire. Ma un avvenire sulla terra, cioè a breve termine. L’avvenire di cui parliamo è grande come l’eternità. Su questo avvenire non abbiamo nessuna presa. Poco importa. Dio stesso se ne preoccupa per noi. Gesù si incarica di “prepararci un posto” (Gv 14,2). Il nostro avvenire è in buone mani. È sicuro. Perché farci tante preoccupazioni? Questo atto di fiducia, che Gesù esige, è anche una lezione di saggezza. Troppo spesso, con il pretesto di preparare l’avvenire, noi non viviamo più. Gesù è un maestro, non di noncuranza, ma di pacifica serenità.
"La vita è teatro, ma non sono ammesse le prove"
(Antony Cechov)
Su Telepace Trento (canale 601)
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Gesù ci invita a fare una scelta. Egli lo fa spesso con un vigore estremo. Noi abbiamo capito bene che il regno di Dio è
incompatibile con il regno del denaro. In quel regno non si vende nulla. La vita è gratuita, come l’aria, come l’acqua (Is 55,1; Ap 21,6), l’acqua soprattutto, senza la quale non c’è vita. E colui che ha ricevuto gratuitamente, deve dare gratuitamente (Mt 10,8).
In questo regno, invece, tutto si compra. La prudenza raccomanda di essere previdenti e rapaci. Bisogna preparare l’avvenire, poiché è incerto. Ma l’avvenire ci sfugge. Esso appartiene a Dio. Fare la scelta del regno di Dio, scegliere di servire Dio escludendo ogni altro padrone, significa anche rimettersi a lui per l’avvenire: avere fede in Dio, al punto di non preoccuparsi per l’avvenire. È la nostra ricchezza, il nostro tesoro (Mt 13,44). È più sicuro per noi che tutto l’oro del mondo. Avere dell’oro da parte è un modo di assicurare il proprio avvenire. Ma un avvenire sulla terra, cioè a breve termine. L’avvenire di cui parliamo è grande come l’eternità. Su questo avvenire non abbiamo nessuna presa. Poco importa. Dio stesso se ne preoccupa per noi. Gesù si incarica di “prepararci un posto” (Gv 14,2). Il nostro avvenire è in buone mani. È sicuro. Perché farci tante preoccupazioni? Questo atto di fiducia, che Gesù esige, è anche una lezione di saggezza. Troppo spesso, con il pretesto di preparare l’avvenire, noi non viviamo più. Gesù è un maestro, non di noncuranza, ma di pacifica serenità.
Il dono del perdono
Per comprendere il messaggio delle letture di questa domenica dovremmo
incontrare, nel profondo, chi è arrivato a fare ciò che ci è annunciato: un
santo che ha bandito dal proprio animo odio e rancore (Levitico); una persona
che di fronte a una perdita importante ha abbandonato la sete di vendetta e ha
scelto di vivere l'amore, verso gli amici e verso i nemici (Vangelo).
Ci
racconterebbe che è stato un processo lento e complesso, spesso passato
attraverso le forche caudine della sofferenza e della depressione. Ma ha
portato una pace e una capacità di comprensione che valgono ogni momento del
lungo percorso. Anzi, il lasciar andare il passato è stato salutare, il passaggio
chiave della propria salvezza.
Alcuni
testimonierebbero l'aiuto della preghiera e della spiritualità: l'esperienza
del perdono ricevuto da Dio può dare la forza interiore di perdonare a nostra
volta, come ripetiamo nel Padre nostro.
In effetti, è proprio questo il modo di essere di Dio: «fa sorgere il
suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti».
Ama perché è amore, non può sottoporlo a condizioni e contraccambi, non può
escludere il dono necessario della libertà.
Per
questo, pur chiedendoci di puntare all'amore più grande, continuerà a volerci
bene quando non porgeremo l'altra guancia come quando saremo noi a
schiaffeggiare il nostro prossimo.
Ma
continuerà a implorarci, per il nostro bene, di imparare da Lui.
AIUTACI A PERDONARE
Lo sai, Signore, che perdonare è
la cosa più difficile che ci hai chiesto
Ma è anche il dono più liberante e più grande
che possiamo vivere.
Per questo abbiamo bisogno della tua forza,
Tu che sei maestro del perdono,
Tu che sei fonte di riconciliazione e di Grazia.
Riempi i nostri vuoti con la quiete della tua pace,
con la gioia delle cose semplici,
con la meraviglia della tua fantasia,
con la bellezza dei tuoi orizzonti.
Lenisci la sofferenza delle nostre ferite,
sciogli il rancore e il risentimento.
Donaci la sapienza
per scendere nel cuore di chi ci ha fatto del male,
per sentire il suo tumulto e la sua rabbia,
il dolore che l'ha portato a covare la vendetta,
e a farla esplodere in violenza.
Aiutaci a vincere il nostro disagio,
perché col perdono davanti a Te non si perde mai,
e si guadagna salute, pace, vita, onore.
Lo sai, Signore, che perdonare è
la cosa più difficile che ci hai chiesto
Ma è anche il dono più liberante e più grande
che possiamo vivere.
Per questo abbiamo bisogno della tua forza,
Tu che sei maestro del perdono,
Tu che sei fonte di riconciliazione e di Grazia.
Riempi i nostri vuoti con la quiete della tua pace,
con la gioia delle cose semplici,
con la meraviglia della tua fantasia,
con la bellezza dei tuoi orizzonti.
Lenisci la sofferenza delle nostre ferite,
sciogli il rancore e il risentimento.
Donaci la sapienza
per scendere nel cuore di chi ci ha fatto del male,
per sentire il suo tumulto e la sua rabbia,
il dolore che l'ha portato a covare la vendetta,
e a farla esplodere in violenza.
Aiutaci a vincere il nostro disagio,
perché col perdono davanti a Te non si perde mai,
e si guadagna salute, pace, vita, onore.
VANGELO VIVO
Ha perso la moglie nella strage terroristica del novembre 2015 al Bataclan di Parigi. Pochi giorni dopo un suo messaggio su facebook ha fatto il giro del mondo. Poi è diventato un libro dal titolo chiarissimo: «Non avrete il mio odio». Antoine Leiris si è ritrovato solo con un bimbo di 17 mesi, e per lui ha trovato immediatamente la forza di «continuare a vivere la mia vita, ad amare la musica, a uscire di casa». «Non voglio che mio figlio cresca nell'odio, nella paura e nel rancore», ha scritto. L'odio genera altro odio, rende ancora più tristi, perché finché si vive, forse si può superare ogni dramma. «Penso si debba fare lo sforzo di scegliere il cammino più lungo, più complesso, più duro. Quello della ragione, della riflessione, del perdono. Magari domani avrò dubbi e commetterò degli errori. Ma almeno avrò questo pensiero a guidarmi».
Ha perso la moglie nella strage terroristica del novembre 2015 al Bataclan di Parigi. Pochi giorni dopo un suo messaggio su facebook ha fatto il giro del mondo. Poi è diventato un libro dal titolo chiarissimo: «Non avrete il mio odio». Antoine Leiris si è ritrovato solo con un bimbo di 17 mesi, e per lui ha trovato immediatamente la forza di «continuare a vivere la mia vita, ad amare la musica, a uscire di casa». «Non voglio che mio figlio cresca nell'odio, nella paura e nel rancore», ha scritto. L'odio genera altro odio, rende ancora più tristi, perché finché si vive, forse si può superare ogni dramma. «Penso si debba fare lo sforzo di scegliere il cammino più lungo, più complesso, più duro. Quello della ragione, della riflessione, del perdono. Magari domani avrò dubbi e commetterò degli errori. Ma almeno avrò questo pensiero a guidarmi».
(Antony Cechov)
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 25/02/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 26/02/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 28/02/17 ore 17. 15
La forza della vita
Debora Vezzani, una storia di conversione
Celestino Endrici, un vescovo tra due nazioni
Katia Rigoni, presidente di Azione Cattolica
Domenica 26/02/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 28/02/17 ore 17. 15
La forza della vita
Debora Vezzani, una storia di conversione
Celestino Endrici, un vescovo tra due nazioni
Katia Rigoni, presidente di Azione Cattolica