Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Gesù viene presentato come il nuovo Adamo che, contrariamente al primo, resiste alla tentazione. Ma egli è anche il rappresentante del nuovo Israele che, contrariamente al popolo di Dio durante la traversata del deserto che durò quarant’anni, rimette radicalmente la sua vita nelle mani di Dio - mentre il popolo regolarmente rifiutava di essere condotto da Dio.
In ognuno dei tre tentativi di seduzione, si tratta della fiducia in Dio. Si dice, nel Deuteronomio (Dt 6,4): “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Significa esigere che Dio sia il solo ad essere amato da Israele, il solo di cui fidarsi. Ciò significa anche rinunciare alla propria potenza, a “diventare come Dio” (Gen 3,5).
A tre riprese, Satana tenta Gesù a servirsi del suo potere: della sua facoltà di fare miracoli (v. 3), della potenza della sua fede che pretenderebbe obbligare Dio (v. 6), della dominazione del mondo sottomettendosi a Satana e al suo governo di violenza (v. 9). Gesù resiste perché Dio è nel cuore della sua esistenza, perché egli vive grazie alla sua parola (v. 4), perché egli ha talmente fiducia in lui che non vuole attentare alla sua sovranità né alla sua libertà (v. 7), perché egli sa di essere impegnato esclusivamente a servirlo (v. 10).
Gesù è tentato, come noi
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Gesù viene presentato come il nuovo Adamo che, contrariamente al primo, resiste alla tentazione. Ma egli è anche il rappresentante del nuovo Israele che, contrariamente al popolo di Dio durante la traversata del deserto che durò quarant’anni, rimette radicalmente la sua vita nelle mani di Dio - mentre il popolo regolarmente rifiutava di essere condotto da Dio.
In ognuno dei tre tentativi di seduzione, si tratta della fiducia in Dio. Si dice, nel Deuteronomio (Dt 6,4): “Ascolta, Israele: Il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”. Significa esigere che Dio sia il solo ad essere amato da Israele, il solo di cui fidarsi. Ciò significa anche rinunciare alla propria potenza, a “diventare come Dio” (Gen 3,5).
A tre riprese, Satana tenta Gesù a servirsi del suo potere: della sua facoltà di fare miracoli (v. 3), della potenza della sua fede che pretenderebbe obbligare Dio (v. 6), della dominazione del mondo sottomettendosi a Satana e al suo governo di violenza (v. 9). Gesù resiste perché Dio è nel cuore della sua esistenza, perché egli vive grazie alla sua parola (v. 4), perché egli ha talmente fiducia in lui che non vuole attentare alla sua sovranità né alla sua libertà (v. 7), perché egli sa di essere impegnato esclusivamente a servirlo (v. 10).
Gesù è tentato, come noi
Non c'è
dubbio che ogni essere umano durante la vita è tentato da scelte negative,
sciagurate, malvagie. Nella Bibbia sono ispirate da colui che è chiamato
diavolo, ossia divisore, distruttore. Egli si oppone risolutamente a Dio,
cercando di portargli via le sue amate creature, sfruttando la sua profonda
conoscenza dei limiti umani e lo spazio della loro libertà. Così «fa leva su
ciò che luccica e appare, su ciò che strappa l'applauso e il consenso generale,
ciò che riempie la vita di felicità da quattro soldi. Sa che gli uomini non
sanno resistere a queste offerte che nel mercato del mondo vanno per la
maggiore e che appagano il loro sfrenato bisogno di avere, di apparire, di
esercitare il potere sugli altri» (S. Messina).
Sono
proprio queste le tre tentazioni che il Cristo subisce, secondo il racconto di
Matteo. Gesù non segue le scorciatoie proposte dal diavolo per compiere la sua
missione. Non avrà bisogno di possedere alcunché per portare avanti la sua
missione profetica, se non la conoscenza della parola del Padre. I fatti
prodigiosi che compirà non saranno mai per se stesso e per la sua gloria, ma
per i fratelli e per la gloria di Dio. Non gli interesserà imporre le sue idee
e comandare sul mondo, perché lo stile che Dio dimostra di adorare è quello
della proposta e del servizio.
In questa
Quaresima proviamo a meditare sulle nostre tentazioni, alternative subdole e
dorate al bene che potremmo realizzare. Curiosamente, riguardano anche le
persone che andremo ad incontrare. Senza saperlo, esse sperano che noi siamo
più forti del male.
PREGHIERA NELLA TENTAZIONE
Signore Gesù Cristo,
che con la tua grazia mi hai condotto al deserto della penitenza,
proteggimi, perché non sia vinto dal tentatore.
Con la tua parola di verità, muta per me in pane
questi rigori della penitenza che il tentatore chiama pietre,
e muta in pietre i godimenti che chiama pane.
Egli non mi ponga sul pinnacolo del tempio
facendomi stimare me stesso migliore di altri.
Non mi getti a terra con una falsa umiltà,
e io non tenti il mio Signore suscitando un'occasione per peccare
esaurendo le mie forze fisiche con sconsiderate penitenze,
o esponendomi a qualche pericolo.
Non mi trasporti sulla montagna dell'ambizione;
e, sotto la spinta della cupidigia,
non lo adori piegando davanti a lui
le ginocchia del mio cuore, della mia volontà e della mia intelligenza.
Scaccia lontano da me tutto ciò che ti si oppone,
affinché ti adori, mio Signore, e non serva altri all'infuori di te.
Il tentatore lasci la presa,
i tuoi angeli si facciano a me prossimi per custodirmi dal male,
e mi assistano nella pratica del bene.
Signore Gesù Cristo,
che con la tua grazia mi hai condotto al deserto della penitenza,
proteggimi, perché non sia vinto dal tentatore.
Con la tua parola di verità, muta per me in pane
questi rigori della penitenza che il tentatore chiama pietre,
e muta in pietre i godimenti che chiama pane.
Egli non mi ponga sul pinnacolo del tempio
facendomi stimare me stesso migliore di altri.
Non mi getti a terra con una falsa umiltà,
e io non tenti il mio Signore suscitando un'occasione per peccare
esaurendo le mie forze fisiche con sconsiderate penitenze,
o esponendomi a qualche pericolo.
Non mi trasporti sulla montagna dell'ambizione;
e, sotto la spinta della cupidigia,
non lo adori piegando davanti a lui
le ginocchia del mio cuore, della mia volontà e della mia intelligenza.
Scaccia lontano da me tutto ciò che ti si oppone,
affinché ti adori, mio Signore, e non serva altri all'infuori di te.
Il tentatore lasci la presa,
i tuoi angeli si facciano a me prossimi per custodirmi dal male,
e mi assistano nella pratica del bene.
(Sant'Alberto Magno)
Su Telepace Trento (canale 601
Sabato 04/03/17 ore
13.30 e ore 20.15
Domenica
05/03/17 ore
13.30 e ore 20.45
Martedì 07/03/17 ore
17. 15
Quaresima, tempo di
conversione
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