lunedì 6 marzo 2017

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».


Nelle Scritture, la montagna è sempre il luogo della rivelazione. Sono gli uomini come Mosè (Es 19) e Elia (1Re 19) che Dio incontra. Si racconta anche che il volto di Mosè venne trasfigurato da quell’incontro: “Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore” (Es 34,29). La magnificenza della rivelazione divina si comunica anche a coloro che la ricevono e diventano i mediatori della parola di Dio.
Gesù si mette a brillare come il sole sotto gli occhi di tre discepoli: questo lo individua come colui che è l’ultimo a rivelare Dio, come colui che oltrepassa tutti i suoi predecessori. Ciò è sottolineato ancor più dal fatto che Mosè ed Elia appaiono e si intrattengono con lui.
Essi rappresentano la legge e i profeti, cioè la rivelazione divina prima di Gesù. Gesù è l’ultima manifestazione di Dio. È quello che dimostra la nube luminosa - luogo della presenza divina (come in Es 19) - da dove una voce designa Gesù come il servitore regale di Dio (combinazione del salmo 2, 7 e di Isaia 42, 1). A ciò si aggiunge, in riferimento a Deuteronomio 18, 15, l’esortazione ad ascoltare Gesù, ad ascoltare soprattutto il suo insegnamento morale.


Il Dio evidente


Succede, a volte, nella vita. Un lampo, un'illuminazione, un'ispirazione. E tutto sembra chiaro ed evidente. La soluzione di un problema a portata di mano, il senso di un cruccio, di una fatica o della vita stessa limpido e pieno. Le nubi delle paure spazzate da una nuova consapevolezza: abbiamo le carte in mano per superare gli ostacoli e fare della nostra vita qualcosa di bello e unico.
Avviene anche nella fede: un Dio impalpabile e accettato come probabile e ragionevole credenza, si "sente" intimamente presente e vicino, diventa "evidente" nella pace di un luogo sacro, ci sor-prende con un segno o un avvenimento inaspettato, ci raggiunge con una parola o un'intuizione che riempiono la nostra attesa.
Capitò a Pietro, Giacomo e Giovanni il giorno della Trasfigurazione del Signore. Fu chiara ai loro occhi l'identità di Gesù, che stava dando compimento all'esperienza religiosa ebraica (la Legge e i Profeti, rappresentati da Mosè ed Elia) realizzando con la propria vita la pienezza dell'Amore di Dio.
Sarebbe stato bello rimanere lì, immersi nella luce e nella pace di quei momenti. Ma era necessario scendere dal monte, tornare a vivere tra i limiti e i dubbi umani, per raggiungere il traguardo del proprio percorso. Bisognava passare dalla passione e dalla croce per vedere la risurrezione. Anche i grandi santi non furono esenti dalle notti dell'anima, quando la fiducia sembrava scomparsa e la prova troppo ardua. Gettarono il cuore oltre l'ostacolo, nutriti da luci e voci lontane, ma reali nella memoria e nella fede.

La mente è come un paracadute: funziona solo se è aperta

LA GIOIA DI CREDERE


Poiché le parole non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,

ma per prenderci e correre il mondo in noi,

lascia, o Signore, che di quella lezione di felicità,
di quel fuoco di gioia che accendesti un giorno sul monte,
alcune scintille ci tocchino, ci mordano, c'investano, ci invadano.
Fa' che da essi penetrati come "faville nelle stoppie"
noi corriamo le strade di città accompagnando l'onda delle folle
contagiosi di beatitudine, contagiosi di gioia.
Perché ne abbiamo veramente abbastanza
di tutti i banditori di cattive notizie, di tristi notizie:
essi fan talmente rumore che la tua parola non risuona più.
Fa' esplodere nel loro frastuono
il nostro silenzio che palpita del tuo messaggio.
Ora dobbiamo andare.
Ci aspetta un mondo dove vuoi abitare,
e conti su di me.

(Madeleine Delbrêl)


Preghiera di un bambino di strada.

Ehi, Dio, eccomi qua, sono un bambino di strada.
Ti ricordi ancora di me?
Io non ho più nessun volto, nessun nome,
ho perso tutto, non valgo niente!
Perdonami, se non ho nulla da dare
perché non ho nulla.
Perdonami, se non so amare,
perché non ho mai imparato ad amare.
Perdona agli uomini che permettono
che la mia esistenza non abbia dignità.
Perdona a coloro che permettono
che io sia affamato, malato, nudo.
Perdona a coloro che hanno i mezzi necessari,
ma che non si accorgono della mia tragica fine.
Perdona loro, o Padre,
perché non sanno quello che fanno.
Padre, perdona a tutti coloro che non sentono
il grido dei bambini di strada.



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