domenica 2 luglio 2017

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO C

Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».


Gesù prega. Si rivolge a suo Padre. La sua preghiera è un’azione di grazie. Egli loda suo Padre, non in quanto tale, ma per ciò che fa. Si meraviglia di vedere la spontaneità dei bambini e la gente senza cultura rispondere alla sua predicazione. Come, d’altra parte, si dispiace di vedere allontanarsi da sé coloro che avevano tutte le possibilità di riconoscerlo (Gv 9,40-41). Qui la gioia di Gesù esplode. Nessuno lo mette in discussione, nessuno lo fa passare al vaglio di una critica saccente. Vi sono anche coloro che lo accolgono semplicemente, che spontaneamente intuiscono che non si tratta di capire tutto, ma di accettare d’essere amati. È veramente necessario assomigliare a quei bambini che Gesù ama e accarezza (Mc 10,16), e che sono felici di essere amati, perché non sono discussi. È veramente necessario abbassare le armi davanti a lui, a rischio di passare di fianco al più bell’incontro che un uomo possa fare senza accorgersene. E per colui che lo accoglie in tal modo Gesù serba le rivelazioni più grandi, quelle che nessuno può conoscere (Mt 11,27) e che trattano del mistero di Dio stesso. C’è di più. Coloro che pregano ne fanno l’esperienza. Dio parla loro quando essi si confidano a lui. Essi comprendono quando non sono sulle difensive. Essi amano veramente quando accettano di essere amati, poiché Dio ci ama sempre per primo (1Gv 4,10) ma noi ci difendiamo, non vogliamo essere sensibili, e facciamo fatica a lasciarci andare. Noi ci complichiamo la vita spirituale. Cerchiamo il difficile dove le cose sono semplici. Il giogo del Signore è leggero, poiché egli lo porta per noi.


Dio si rivela ai piccoli
C'è tutta la dolcezza del cristianesimo nelle parole che ascoltiamo oggi nella liturgia. Chi non si è mai intenerito di fronte a un bambino, davanti alla sua spontaneità e meraviglia? Chi non ha mai chiesto un ristoro nella stanchezza e nell'oppressione? Chi non si è mai rilassato davanti alle persone umili e miti, che ci riconciliano con la vita e con il mondo? Ebbene, Dio è proprio lì.
Che bella la preghiera spontanea di Gesù davanti ai piccoli e ai semplici! Il Padre si comunica volentieri a chi riconosce di aver bisogno di lui, mentre rimane nascosto ai presuntuosi che pretendono di sapere già tutto e di avere diritto di possederlo.
Come preannuncia il profeta Zaccaria, il Salvatore non avrà carri da guerra e ricche cavalcature, ma porterà la pace sul dorso di un asino. Come re, non imporrà leggi pesanti, ma chiederà qualcosa di «dolce e leggero», come l'amore e la verità.
I sapienti e i dotti sono bravi a moltiplicare i precetti e a vivisezionare i comportamenti, ma spesso ingabbiano l'anima e svuotano il cuore. Gesù si affranca da essi, così come dal «giogo pesante» del-la Legge, spesso ingarbugliata da norme rituali che non davano più spazio al motivo per cui erano state pensate, e non conducevano a ciò che è centrale per realizzare la volontà di Dio. Che è quella di vivere come il Figlio, «mite e umile di cuore», e come il Padre, «misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore; fedele in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere». Egli «sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto» (Salmo 144).

INSEGNAMI A ESSERE COME TU MI VUOI
Insegnami, Padre, a tornare bambino.
Insegnami la spontaneità della fiducia,
la curiosità dell’esplorazione,
l’evidenza della verità.
Aumenta la sete della conoscenza,
la meraviglia della contemplazione,
il coraggio dell’originalità.
Insegnami, Padre, a farmi piccolo.
Raccontami dell’immensità del creato,
delle virtù degli altri esseri umani,
della fragilità della mia vita.
Rammentami le carte che ho giocato con astuzia e intelligenza,
trovate gratis in un mazzo dai cento colori;
i semi di saggezza che ho centellinato e raccolto con cura,
tra migliaia di parole dei giganti della storia;
le scelte coraggiose dei minuti speciali,
dentro ad una vita che scorreva nell’attesa del momento migliore.
Insegnami, Padre, a farmi Tuo.
Non per conoscere la Sapienza e conquistare il mondo,
godere la consapevolezza della superiorità e vantare i propri risultati.
Non per portare il giogo più dolce e sopportare il carico più leggero.
Te lo chiedo perché, come un bambino
percepisco senza saperlo che non c’è nulla di meglio
che rimettere la mia vita tra le braccia del Padre.

VANGELO VIVO
«"La differenza tra un uomo e un angelo è facile. La maggior parte di un angelo è dentro, la maggior parte di un uomo è fuori". Sono le parole di Anna, una bambina di sei anni. A quell'età conosceva perfettamente il fine cui tende ogni essere umano, il significato di amore ed era un'amica personale e un'assistente del Signor Dio. Se le si faceva una domanda, si riceveva sempre una risposta, al momento giusto per lei: diretta, semplice, pertinente. Morì per un incidente, con un sorriso sul bel visino, dicendo: "Scommetto che il Signor Dio mi lascia entrare in Cielo dopo tutto questo". E anch'io scommetto che l'ha fatto»
(Fynn, Signor Dio, questa è Anna.)

"GESÙ SI AVVICINÒ E CAMMINAVA CON LORO"
LE NOSTRE FRAGILITÀ E LE ATTENZIONI DI DIO

A GESÙ, figlio di Giuseppe Laboratorio di Falegnameria e Carpenteria - Nazaret

Caro Signore,
grazie per averci fatto pervenire il curriculum vitae dei dodici uomini che lei ha scelto per affidare loro posti di respon­sabilità nella sua nuova organizzazione. Al momento, tutti hanno affrontato una serie notevole di test; i risultati sono stati elaborati al computer e, per ciascuno di essi, abbiamo inoltre effettuato un incontro individuale col nostro psicologo e con il consulente in attitudini riguardanti il ministero. La nostra agenzia è giunta alla conclusione che la maggior parte dei suoi candidati manca d'esperienza, non ha alcuna formazione e possiede scarse attitudini per il genere d'impresa che lei conta di avviare. Non hanno alcuno spirito d'equipe.
Noi le consigliamo pertanto di continuare le sue ricerche al fine di individuare candidati con maggiore esperienza nella gestione degli affari e che abbiano dato prova di reali competenze.
Simon Pietro rivela una personalità emotiva e instabile, facilmente preda delle sue variazioni d'umore. Andrea non pos­siede alcuna dote per poter assumere delle responsabilità. I due fratelli Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, antepon­gono i loro interessi personali alla dedizione nei confronti della società. Tommaso ha tendenza a discutere di sciocchezze, cosa che non potrebbe far altro che frenare l'entusiasmo generale dell'equipe.
Quanto a Matteo, ci sentiamo in dovere di notificarle che figura sulla lista nera della Commissione dei Grandi di Gerusalemme, che vigilano sulla limpidezza e sull'onestà negli affari. Giacomo, figlio d'Alfeo, e Taddeo manifestano indub­bie tendenze alla radicalizzazione e ambedue hanno raggiunto un punteggio piuttosto elevato nella scala maniaco-depressiva. Uno dei candidati, tuttavia, rivela grandi possibilità. È capace e pieno d'immaginazione; facile alla comunica­tiva e con un senso sviluppato degli affari; intrattiene buone relazioni con personalità altolocate. Noi le consigliamo cal­damente di assumere Giuda Iscariota come suo amministratore e braccio destro. È motivato, ambizioso e non ha paura delle responsabilità. Gli altri profili non meritano alcun commento. Con i migliori auguri di successo per la sua prossima avventura, le porgiamo i nostri rispettosi saluti.
JORDAN Ufficio di consulenza e pianificazione - Tiberiade


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