Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Non si sa quale esigenza irrita di più ascoltando questo Vangelo: se l’abbandono totale dei legami familiari o il grado di amore chiesto dal Signore. Le parole di Gesù ci provocano fino allo scandalo. Il Signore non ci appare sotto un’altra luce agli occhi della nostra anima? Noi sappiamo che egli è comprensivo, sensibile e dolce. E soprattutto, speriamo che egli alleggerirà il fardello della nostra vita. Sorpresi, persino spaventati, indietreggiamo interiormente, e cerchiamo - sentendoci più minacciati che conquistati da questo Vangelo - di difenderci con la fuga.
Certo, il nostro cammino di fede ci ha fatto scoprire il Signore come il buon Pastore, che “ad acque tranquille ci conduce” (Sal 24,2). Come un Padre, la cui “grazia è nel cielo e la cui fedeltà fino alle nubi” (Sal 37,6). Soltanto una cecità spirituale ci impedirebbe di vedere il minimo segno dell’amore di Dio nella nostra vita: nella sicurezza familiare, nella salute del corpo e dell’anima, nella consolazione interiore di fronte ai colpi del destino e negli inattesi avvenimenti felici di ogni giorno. È per questo che cerchiamo la presenza del Signore e ci mettiamo al suo seguito.
Ma egli ci fa resistenza quando vogliamo mescolare i nostri interessi personali con la nostra relazione di amicizia. Quando separiamo i doni ricevuti da Colui che ce li dona, per costruire un piccolo mondo egoista alle sue spalle. Noi siamo allora vittime di una illusione, poiché la salvezza e il pieno compimento si trovano soltanto in lui. Perciò egli si erge contro l’egoismo tinto di religiosità, e vuole difenderci dagli inganni e dagli errori. Le sue esigenze, così irritanti, mirano al nostro sommo bene: egli vorrebbe rimanere il fondamento del nostro essere e delle nostre aspirazioni. Colui la cui vita è interamente centrata in Cristo manifesta anche la presenza di Cristo in mezzo ai suoi fratelli. E ciò che vale per il Signore vale anche per l’inviato: accogliere il forestiero, dissetare colui che ha sete, il rispetto dell’apostolo verso il messaggero. Costui ha una famiglia tra i fratelli e le sorelle in Cristo (cf. Mt 12,50).
Cosa
significa accogliere il Signore? Certamente concedergli di essere se stesso;
riconoscere la nostra distanza e differenza da Lui; provare a vedere le cose
dal suo punto di vista, scoprendo che è quello che rende più bella, giusta e
vera l'umanità. Già, perché Cristo ci assicura che nessun gesto di accoglienza
«perderà la sua ricompensa», neanche un semplice bicchier d'acqua. Come la
prima lettura ci narra della generosa ospitalità di una donna nei confronti del
profeta Eliseo, che sarà premiata dalla nascita di un figlio.
Nel tempo
in cui vengono redatte le altre letture di questa domenica (la lettera ai
Romani, il Vangelo di Matteo), i discepoli devono affrontare ostacoli e
persecuzioni; sono un piccolo gruppo di cre-denti, tenuti insieme da una
fragile rete di conoscenze, e si trovano a volte isolati e divisi dalle loro
famiglie di origine.
Sì, c'è una croce pesante da portare, anche quando è soltanto metaforica rispetto a quella di Cristo; sì, padre o madre, figlio o figlia possono non condividere le loro scelte e seguire un'altra strada; sì, a qualcuno la fedeltà alla fede richiederà persino la vita. Ma non si devono scoraggiare: anzi, sappiano di essere benedetti perché chi li accoglie è come se accogliesse Gesù in persona.
Ti preghiamo, Signore,
per chi ha scelto di seguirti più da vicino,
di essere tuo portavoce,
di dedicare la vita al servizio nella tua Chiesa.
Ti preghiamo di fargli sentire la gioia della missione,
il calore del tuo affetto,
la spinta interiore della tua Grazia.
Ti preghiamo di assisterlo e guidarlo
nelle scelte che dovrà fare per il bene della comunità.
Ti preghiamo di renderlo comprensivo e umano
affinché possa capire le dinamiche quotidiane,
le tensioni professionali e familiari,
i dubbi e i difetti generati da una società
apparentemente distante da te.
Ti preghiamo affinché siamo capaci di accoglierli,
sorvolando sui loro limiti,
collaborando con le loro proposte,
provvedendo alle necessità che possono avere.
Ti preghiamo perché siano sempre
testimoni coerenti del tuo Vangelo,
invitandoci ad essere senza sconti
quello che Gesù sogna per noi.
VANGELO VIVO
Papa Francesco lo ha fatto Cardinale, a sorpresa. Lui, Ernest Simoni Troshani, semplice prete di 88 anni è l'unico sacerdote vivente che sia stato testimone della persecuzione del regime di Enver Hoxha, che aveva proclamato l'Albania «il primo stato ateo del mondo».
Lo avevano torturato, reo di aver celebrato una Messa in suffragio del presidente Kennedy, come da indicazioni papali. Siccome nella cella continuava a dire che «Gesù ha insegnato ad amare i nemici e a perdonarli», e che «dobbiamo impegnarci per il bene del popolo», la pena di morte gli fu commutata ai lavori forzati. 27 anni in cui continuò a celebrare al Messa, a confessare e a distribuire la comunione di nascosto. Con libertà religiosa ha potuto «servire tanti villaggi e riconciliare molte persone in vendetta con la croce di Cristo, allontanando l’odio e il diavolo dai cuori degli uomini».
Domenica 02/07/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 04/07/17 ore 17. 15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Non si sa quale esigenza irrita di più ascoltando questo Vangelo: se l’abbandono totale dei legami familiari o il grado di amore chiesto dal Signore. Le parole di Gesù ci provocano fino allo scandalo. Il Signore non ci appare sotto un’altra luce agli occhi della nostra anima? Noi sappiamo che egli è comprensivo, sensibile e dolce. E soprattutto, speriamo che egli alleggerirà il fardello della nostra vita. Sorpresi, persino spaventati, indietreggiamo interiormente, e cerchiamo - sentendoci più minacciati che conquistati da questo Vangelo - di difenderci con la fuga.
Certo, il nostro cammino di fede ci ha fatto scoprire il Signore come il buon Pastore, che “ad acque tranquille ci conduce” (Sal 24,2). Come un Padre, la cui “grazia è nel cielo e la cui fedeltà fino alle nubi” (Sal 37,6). Soltanto una cecità spirituale ci impedirebbe di vedere il minimo segno dell’amore di Dio nella nostra vita: nella sicurezza familiare, nella salute del corpo e dell’anima, nella consolazione interiore di fronte ai colpi del destino e negli inattesi avvenimenti felici di ogni giorno. È per questo che cerchiamo la presenza del Signore e ci mettiamo al suo seguito.
Ma egli ci fa resistenza quando vogliamo mescolare i nostri interessi personali con la nostra relazione di amicizia. Quando separiamo i doni ricevuti da Colui che ce li dona, per costruire un piccolo mondo egoista alle sue spalle. Noi siamo allora vittime di una illusione, poiché la salvezza e il pieno compimento si trovano soltanto in lui. Perciò egli si erge contro l’egoismo tinto di religiosità, e vuole difenderci dagli inganni e dagli errori. Le sue esigenze, così irritanti, mirano al nostro sommo bene: egli vorrebbe rimanere il fondamento del nostro essere e delle nostre aspirazioni. Colui la cui vita è interamente centrata in Cristo manifesta anche la presenza di Cristo in mezzo ai suoi fratelli. E ciò che vale per il Signore vale anche per l’inviato: accogliere il forestiero, dissetare colui che ha sete, il rispetto dell’apostolo verso il messaggero. Costui ha una famiglia tra i fratelli e le sorelle in Cristo (cf. Mt 12,50).
Chi accoglie voi accoglie me
Sì, c'è una croce pesante da portare, anche quando è soltanto metaforica rispetto a quella di Cristo; sì, padre o madre, figlio o figlia possono non condividere le loro scelte e seguire un'altra strada; sì, a qualcuno la fedeltà alla fede richiederà persino la vita. Ma non si devono scoraggiare: anzi, sappiano di essere benedetti perché chi li accoglie è come se accogliesse Gesù in persona.
In questo
secolo i cristiani forse saranno chiamati a essere di nuovo un "piccolo
gregge", incompreso, snobbato o persino perseguitato. Anche in queste
condizioni dovranno tornare ad accogliere il Signore e la realtà per quello
che sono. Con la fiducia che «Cristo, risorto dai morti, non muore più» (San
Paolo). E noi con Lui.
I SERVI DEL SIGNORE
I SERVI DEL SIGNORE
Ti preghiamo, Signore,
per chi ha scelto di seguirti più da vicino,
di essere tuo portavoce,
di dedicare la vita al servizio nella tua Chiesa.
Ti preghiamo di fargli sentire la gioia della missione,
il calore del tuo affetto,
la spinta interiore della tua Grazia.
Ti preghiamo di assisterlo e guidarlo
nelle scelte che dovrà fare per il bene della comunità.
Ti preghiamo di renderlo comprensivo e umano
affinché possa capire le dinamiche quotidiane,
le tensioni professionali e familiari,
i dubbi e i difetti generati da una società
apparentemente distante da te.
Ti preghiamo affinché siamo capaci di accoglierli,
sorvolando sui loro limiti,
collaborando con le loro proposte,
provvedendo alle necessità che possono avere.
Ti preghiamo perché siano sempre
testimoni coerenti del tuo Vangelo,
invitandoci ad essere senza sconti
quello che Gesù sogna per noi.
VANGELO VIVO
Papa Francesco lo ha fatto Cardinale, a sorpresa. Lui, Ernest Simoni Troshani, semplice prete di 88 anni è l'unico sacerdote vivente che sia stato testimone della persecuzione del regime di Enver Hoxha, che aveva proclamato l'Albania «il primo stato ateo del mondo».
Lo avevano torturato, reo di aver celebrato una Messa in suffragio del presidente Kennedy, come da indicazioni papali. Siccome nella cella continuava a dire che «Gesù ha insegnato ad amare i nemici e a perdonarli», e che «dobbiamo impegnarci per il bene del popolo», la pena di morte gli fu commutata ai lavori forzati. 27 anni in cui continuò a celebrare al Messa, a confessare e a distribuire la comunione di nascosto. Con libertà religiosa ha potuto «servire tanti villaggi e riconciliare molte persone in vendetta con la croce di Cristo, allontanando l’odio e il diavolo dai cuori degli uomini».
Su
Telepace Trento (canale 601)
Sabato 01/07/17 ore 13.30 e ore 20.15Domenica 02/07/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 04/07/17 ore 17. 15
Luca e Francesco, scelta d'Amore "eccentrica"
Don Francesco Viganò, sacerdote dell'ascolto
Don Luca Tomasi, sacerdote con la gente
San Vigilio, Testimone della gratuità di Dio
Il parroco sbaglia sempre
«Beato chi non si scandalizzerà di me» (Mt 11,6)
Se il parroco è gioviale, è un ingenuo; se è pensoso, è un musone insoddisfatto.
Se è bello: «perché non si è sposato?»; se è brutto: «nessuno l'ha voluto».
Se va al bar, è un ozioso perditempo, se sta in casa, è un orso.
Se va in «borghese», è un uomo di mondo, se veste con la «tonaca», è un conservatore.
Se parla con i ricchi, è un capitalista;
se sta con i poveri, è un comunista;
se sta con tutti, è un qualunquista, o, peggio, un opportunista.
Se è grasso, non si lascia mancare niente; se è magro, è un avaro.
Se cita il Concilio, è un rivoluzionario; se parla di catechismo, è un bigotto. '
Se predica a lungo, è noioso;
se alla predica alza la voce, è un nevrastenico;
se parla normale, non si capisce niente.
Se ha la .macchina, è un prete ricco; se non l'ha, non è al passo coi tempi.
Se va a trovare i parrocchiani, ficca il naso nelle cose degli altri; se sta in canonica, non va mai a trovare i suoi parrocchiani.
Se chiede delle offerte, è un «palancato»;
se non costruisce e non organizza nulla, la parrocchia è morta.
Se trattiene a lungo i penitenti in confessionale, da scandalo; se nel confessionale è svelto, non ascolta i penitenti.
Se incomincia puntualmente la messa, il suo orologio è avanti; se incomincia in ritardo, fa perdere tempo a tutti.
Se è giovane, è senza esperienza;
se è vecchio, è ora che se ne vada in pensione.
Se viene trasferito o muore, chi lo potrà sostituire? ...
«Ma quanti pregano per il proprio parroco?»
Il parroco sbaglia sempre
«Beato chi non si scandalizzerà di me» (Mt 11,6)
Se il parroco è gioviale, è un ingenuo; se è pensoso, è un musone insoddisfatto.
Se è bello: «perché non si è sposato?»; se è brutto: «nessuno l'ha voluto».
Se va al bar, è un ozioso perditempo, se sta in casa, è un orso.
Se va in «borghese», è un uomo di mondo, se veste con la «tonaca», è un conservatore.
Se parla con i ricchi, è un capitalista;
se sta con i poveri, è un comunista;
se sta con tutti, è un qualunquista, o, peggio, un opportunista.
Se è grasso, non si lascia mancare niente; se è magro, è un avaro.
Se cita il Concilio, è un rivoluzionario; se parla di catechismo, è un bigotto. '
Se predica a lungo, è noioso;
se alla predica alza la voce, è un nevrastenico;
se parla normale, non si capisce niente.
Se ha la .macchina, è un prete ricco; se non l'ha, non è al passo coi tempi.
Se va a trovare i parrocchiani, ficca il naso nelle cose degli altri; se sta in canonica, non va mai a trovare i suoi parrocchiani.
Se chiede delle offerte, è un «palancato»;
se non costruisce e non organizza nulla, la parrocchia è morta.
Se trattiene a lungo i penitenti in confessionale, da scandalo; se nel confessionale è svelto, non ascolta i penitenti.
Se incomincia puntualmente la messa, il suo orologio è avanti; se incomincia in ritardo, fa perdere tempo a tutti.
Se è giovane, è senza esperienza;
se è vecchio, è ora che se ne vada in pensione.
Se viene trasferito o muore, chi lo potrà sostituire? ...
«Ma quanti pregano per il proprio parroco?»