martedì 22 agosto 2017

VENTUNESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO A

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


Quando Gesù chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”, le loro risposte rispecchiarono le diverse teorie e speculazioni riguardo Gesù diffuse nella loro cultura.
Se la stessa domanda fosse posta da Gesù oggi, le risposte sembrerebbero forse più colte, ma sarebbero molto simili. Invece di evocare Elia, Giovanni Battista o Geremia, si evocherebbero forse le speculazioni dell’ultimo convegno sulla cristologia, oppure ancora i risultati di un recente sondaggio. Possiamo immaginare che Gesù ascolterebbe gentilmente, forse sorridendo. Poi però giunge la vera e propria domanda: “Voi chi dite che io sia?”. Non possiamo più rifugiarci dietro ad opinioni di altri, siano essi teologi o conduttori di dibattiti televisivi. Gesù vuole la nostra risposta personale. Dobbiamo prendere posizione personalmente nei suoi confronti.
È quello che succede con l’atto di fede. Gesù lancia una sfida a ogni uomo e a ogni donna direttamente e personalmente: “Tu, chi dici che io sia?”.
La nostra risposta possa essere quella di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. La nostra risposta possa essere quella della Chiesa, che fu fondata da Cristo su Pietro come su una pietra, affinché il “credo” diventasse un “crediamo”: Crediamo in Dio, Padre onnipotente..., in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio..., per opera dello Spirito Santo... incarnato nel seno della Vergine Maria.



Chi è Gesù?

Chi è Gesù? Probabilmente, almeno nel mondo occidentale, questa è la domanda più ripetuta e condizionante della storia. A rileggere certe sue pagine, però, dobbiamo riconoscere quanta ignoranza fosse legata al nome dell'Uomo di Nazareth. Non si spiegherebbero altrimenti le guerre, le violenze, le divisioni nate da coloro che si son definiti cristiani.
Anche oggi c'è questo rischio: così abituati alle etichette su Gesù, spesso non conosciamo bene ciò che ha fatto e detto. Quanti di noi hanno letto per intero un Vangelo, ad esempio?  
Eppure è ben diverso ritenerlo un privilegiato dalla vita pilotata dall'alto o un lottatore intimamente umano, un illuso idealista o un condottiero rivoluzionario, un abile e furbo predicatore o un maestro profondamente coerente. E soprattutto, oggi come sempre, è diverso ritenerlo «della stessa sostanza» di Dio, oppure no. Ogni religione ha avuto i suoi profeti. Ma nessun altro ha preteso di venire da Dio, di essere il volto del Padre, di vivere in Lui.
Questo è il centro della nostra fede, l'intuizione del primo papa, la testimonianza della Chiesa. Su di essa «le potenze degli inferi non prevarranno». Nonostante i suoi limiti e i suoi peccati, la Chiesa sarà sempre custode del messaggio su Gesù, perché non si basa puramente sull'interesse storico, ma sente su di sé l'incarico di portarlo a tutto il mondo. Quanti suoi nodi hanno bisogno di essere sciolti? Quanti legami invece è importante vengano tessuti?
Facciamo anche noi la nostra parte, seguendo il vero Gesù.
 
 GESÙ PER ME

Signore, sono così felice che sia esistito
Gesù di Nazaret, perché lo sento uomo più di tutti,
uomo di fede, di tenerezza e di viva umanità.
Gesù così amante della verità,
anche quando essa lo rendeva estraneo alla religione dei padri.
Gesù così libero davanti agli uomini di Dio
presuntuosamente certi che lo Spirito gli appartenesse.
Gesù restio a giudicare, condannare, scomunicare.
Gesù così insistente nel definire
incompatibilità perpetua tra fede e potere.
Gesù così attento a combattere ogni religione
quando essa è fondata sull’ambizione di chi è sicuro
di poter rappresentare totalmente Dio
e mai nella vita è stato padre.
Gesù capace di sollecitare l’impossibile…
Là dove germoglia l’imprevedibile,
mi è facile cantare un inno al mistero.
Padre, tenerezza trepidante
che mi partorisci ogni giorno alla vita,
fa' che ogni giorno ascolti il canto della natura,
fa' che ogni giorno mi unisca al coro di chi sorride alla vita,
fa' che ogni giorno mi sia concesso
di imparare qualche nuova melodia intrisa della nostalgia di Te. 

                                                                                                        (Sergio Messina)
 

VANGELO VIVO


 

Anthony De Mello racconta questa simpatica storiella. «Gesù disse di non essere mai stato a una partita di pallone. Così ce lo portammo. Era una gara tra Picchiatori protestanti e Crociati cattolici. I primi a segnare furono i Crociati. Gesù applaudì entusiasticamente e lanciò alto nell'aria il suo cappello. Poi segnarono i Picchiatori. E Gesù applaudì entusiasticamente e lanciò alto nell'aria il suo cappello. Un uomo dietro di noi apparve perplesso. Diede un colpetto sulla spalla di Gesù e chiese: "Per chi fai il tifo, buon uomo?". "Io?", rispose Gesù. "Oh, io non faccio il tifo per nessuno dei due. Sono qui per godermi la partita".
L'uomo si rivolse al suo vicino e sogghignò: "Hmm, un ateo!"».  


Le bugie peggiori sono quelle che racconti a te stesso