In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
“Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Pietro scopre così la vera identità di Gesù. Egli fa l’incredibile scoperta che questo carpentiere di Nazareth non è altro che il Cristo, l’unto di Israele, la realizzazione dell’attesa, lunga duemila anni, del suo popolo. Ma Pietro interpreta la missione di Gesù in termini politici. Gesù ben se ne rende conto e spiega che tipo di Messia sarà: andrà a Gerusalemme per soffrire, essere messo a morte e risorgere il terzo giorno. Ciò è troppo per Pietro: nel suo spirito, l’idea di sofferenza e l’idea di Messia sono semplicemente incompatibili fra loro.
“Non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Se Pietro potesse solo rendersene conto, sarebbe pervaso dalla gioia! Il Messia, che si sarebbe immerso nella sofferenza, che avrebbe incontrato l’ostilità degli uomini e che avrebbe subito tutte le conseguenze dell’ingratitudine secolare di Israele verso il Dio dell’Alleanza, era proprio lì! Davanti a lui c’era finalmente colui che avrebbe sconfitto Satana in uno scontro decisivo e che avrebbe, in questo modo, portato a compimento il piano divino di salvezza per l’umanità.
Poiché Pietro “cominciò a protestare dicendo: Dio te ne scampi, Signore, questo non ti accadrà mai”, Gesù gli disse: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. Voltaire scrisse argutamente: “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza e l’uomo gliela rese proprio bene!”.
Nella nostra tendenza innata a resistere a Dio, noi deformiamo la sua immagine, ci rifiutiamo di lasciare che Dio sia come vuole essere. Il nostro Dio è troppo piccolo, troppo fragile e troppo limitato, mentre il Dio di Gesù Cristo è letteralmente troppo bello per essere vero. Gesù si affretta a percorrere la via che porta a Gerusalemme per svelarcelo sulla croce.
Sulla croce, infatti, Gesù rivelerà l’ultimo ritratto di Dio nel dramma della misericordia che vince il peccato, dell’amore che supera la morte e della fedeltà divina che cancella il tradimento.
Chi avrebbe mai immaginato, sia pure in sogno, che Dio sarebbe intervenuto nella nostra storia in questo modo?
Sfortunatamente, per molti, Gesù è davvero troppo bello per essere vero. “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!” (Gv 4,10).
Prendere la propria croce
Le
richieste che Gesù ci fa quest'oggi ci sembrano eccessivamente dure. Davvero è
necessario rinnegare se stessi e caricarsi della croce per seguirlo? In
effetti, è la strada che ha percorso lui.
È
importante ricordarci che la croce non viene da Dio. Non è mai una sua
"benedizione". Piuttosto, la giustizia, la verità e la misericordia
che egli chiede possono necessitare di fatica e sacrificio, scontrandosi con i
poteri del mondo.
Il
termine adoperato dall'evangelista significa "raccogliere", "sol-levare"
la propria croce, riferendosi all'asse orizzontale che doveva essere caricato
sulle braccia e portato dal luogo della sentenza al luogo del supplizio dal
condannato, lasciato solo tra gli insulti della gente. Tutti sperimentiamo che
in certe situazioni è inevitabile accogliere la sofferenza, stringere i denti,
gettare il cuore oltre l'ostacolo. È un passaggio obbligato per guarire, crescere,
vincere o comunque raggiungere la meta.
L'ingenuità
di Pietro che, convinto della provenienza divina di Gesù, crede che sarà
preservato da ogni male, ottiene un aspro allontanamento dal Maestro. In quel
momento egli è Satana, cioè "ostacolo" a ciò che è inevitabile: «andare
a Gerusalemme» (il cuore dell'Ebraismo), «soffrire a causa dei capi dei
sacerdoti, degli anziani e degli scribi» (custodi di un volto errato di Dio),
«venire ucciso» (rinunciare alla vita e ai valori terreni). L'unica strada
possibile per «risorgere il terzo giorno» e spalancare agli uomini la porta
dell'eternità.
NON SEI TU
Non sei tu, Signore, nel dolore
ma nel coraggio di attraversarlo
senza essere spezzati o distrutti da lui.
Non sei tu, Signore, nella notte
ma nella fede che, pur procedendo a tentoni,
gli ostacoli che troveremo non potranno farci male.
Non sei tu, Signore, nella fatica
ma nella lucidità che ci fa vedere la meta,
e il risultato meritato che conseguiremo.
Non sei tu, Signore, nel sudore
ma nel movimento che stiamo svolgendo
e nella gioia che vivremo nella quiete del riposo.
Non sei tu, Signore, nella distruzione
ma nella solidarietà di chi si fa carico di noi,
nella forza di ricostruire domani.
Non sei tu, Signore, nella croce ingiusta
ma nella certezza della propria correttezza
e nell'amore che riesce a non odiare.
Non sei tu, Signore, nella morte
ma nella speranza fiduciosa nella vita eterna,
nell'ultimo sguardo che scorge la Luce.
VANGELO VIVO
Un giornalista in visita alle Missionarie della Carità di Calcutta racconta: «C’erano lunghe file
di letti di legno su cui erano sdraiati i morenti. I pazienti erano curati e
puliti, e la stanza, sebbene modesta e semplice, era piena di suore premurose e
di volontari. Una delle suore stava lavando del vomito dal pavimento. Quando
ebbe finito, la presi da parte e le chiesi cosa la sostenesse nel suo lavoro.
Lei mi guardò e chiese: “Quale lavoro?”. Stavo per ribattere: “Stai qui a
pulire il vomito e mi chiedi quale lavoro?”, quando notai l’espressione dei
suoi occhi: erano limpidi e raggianti. Pensai tra me: questa donna è viva! Lei
sembrò afferrare la mia reazione iniziale e disse: “Quando cambi i pannolini
del tuo bambino è lavoro?”. Mi limitai ad annuire, umilmente.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 02/09/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 03/09/17 ore 13.30 e ore 20.45
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Santa Chiara, custode dell’Amore
Nessuno ha detto che la vita è facile; ci hanno solo promesso che ne valeva la pena
Osservatorio
Il dubbio
Spesso siamo tormentati dal dubbio circa la fede. E' inevitabile. Vorrei dire che è provvidenziale.
Il dubbio è come il concime per le piante: a guardarlo e odorarlo fa schifo, ma senza il concime le piante crescono striminzite. Il dubbio sulla fede non si vince tanto con ragionamenti complicati né con leggi categoriche piovute dall'alto, quanto piuttosto con la preghiera.
Perché il Signore ci illumini su quanto è fondamentale per la fede, e su quanto è secondario e opinabile.
E ci dia la forza di dire: Signore, non vedo, non capisco, ma credo; aumenta la mia fede.
I due figli
Una coppia di
sposi aveva due figli, uno di 8 e l'altro di 10 anni, che erano estremamente
"vivaci". Ogni giorno ne combinavano una! Se era capitata qualche
"asinata" in paese, di sicuro entrambe c'entravano!
La loro
mamma, sapendo che il nuovo parroco aveva un certo ascendente coi bambini, gli chiese di
parlare coi due rampolli. Il prete accettò. (Non pensate che sia capitato a
me!). Ma preferì
parlare loro uno alla volta. La mamma, allora, mandò il più piccolo la mattina.
Il più grandicello sarebbe andato il pomeriggio. Il prete, un uomo alto,
imponente, dalla voce tuonante, fece sedere davanti a sé il piccolo e gli
chiese con voce severa: "dov' è DIO?". Il bambino aprì la bocca, ma troppo emozionato non riusciva ad articolare
parola. Restò lì a bocca aperta e ad
occhi spalancati, "dov' è DIO?", tuonò, di nuovo, il sacerdote, in un
tono ancora più severo, di nuovo il bambino rimase a bocca aperta senza
riuscire a proferire risposta. Allora il
prete alzò ancor più la voce e col dito puntato davanti alla faccia attonita del
bambino chiese per la terza volta: "dov' è DIO?". Il bambino,
spaventato, usci di corsa, gridando, dalia
canonica e si precipitò, correndo, a casa sua e andò a rinchiudersi
nell'armadio della sua camera! Quando
il fratello maggiore lo incontrò nell'armadio, gli chiese: "Cosa è successo?". Il bambino, ancora ansimante per
la corsa e lo spavento, cercando di recuperare il fiato, rispose: "Questa volta, fratello,
siamo proprio nei guai, Dio è sparito e loro pensano che la colpa è
nostra!"