martedì 5 settembre 2017

XXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO A

 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
 In questa pagina del Vangelo di Matteo vengono riferiti alcuni “loghia”, ossia alcune parole o sentenze, così come furono autenticamente pronunciate da Gesù. Esse sono poste all’interno del discorso elaborato da Matteo sul modo di comportarsi dei cristiani in seno alla comunità. Per comprenderlo, questo discorso deve essere collegato alla frase conclusiva della sezione precedente, in cui si afferma: “Dio non vuole che neppure uno di questi piccoli si perda”.
È un monito a chi dirige la comunità, di non escludere nessuno, senza prima aver tentato ogni mezzo per correggerlo dal suo errore o dal suo peccato. Niente, infatti, è più delicato della correzione fraterna. La regola data da Cristo per la vita e la conduzione della comunità è quella di tenere presente la gradualità del procedere. Ognuno deve lasciarsi guidare dalla preoccupazione di salvaguardare, con ogni cura, la dignità della persona del fratello.
Il primato è dato, perciò, alla comunione. Deve essere salvata ad ogni costo, perché la comunione è tale solo se mette in opera ogni tentativo atto a convertire il peccatore.
Se il fratello persiste nell’errore, non sarà il giudizio della comunità in quanto tale a condannarlo, bensì il fatto che lui stesso si autoesclude dall’assemblea dei credenti. Così avviene nella scomunica pronunciata dalla Chiesa; essa non fa altro che constatare una separazione già avvenuta nel cuore e nel comportamento di un cristiano.


Guadagnare il fratello
In questa domenica la liturgia ci fa riflettere sulla bellezza della comunità cristiana che, come scrive san Paolo, è fondata sull'amo-re, sulla carità. Come potrebbe essere altrimenti, visto che Gesù stesso ha promesso che «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro?». E che se ci «mettiamo d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre» ce la «concederà»?
La realtà che sperimentiamo, purtroppo, non è sempre così idilliaca. Siamo uomini e donne deboli e fragili. Non ci è facile pregare all'unisono, conciliare la nostra stessa fede, trovare un accordo sulle scelte pratiche. A volte, poi, una parola di troppo ci offende; per non parlare delle "mormorazioni", fatte dietro alle spalle, che inizia-no come battute scherzose o momenti di sfogo, e finiscono per di-ventare calunnie e persecuzioni. Così si distrugge la comunità.
Eppure, come leggiamo oggi nel libro di Ezechiele, il Signore «ha dato al profeta la capacità di individuare il peccato e il compito di mettere in guardia chi si comporta male». Come farlo nella carità? Gesù ci dà indicazioni preziose. Intanto, si tratta di un fratello: l'obiettivo è quello di "guadagnarlo". Ci sia ben chiaro che lo facciamo per lui. Il primo passo è quello del dialogo: il necessario chiari-mento, affinché abbia la possibilità di spiegare le proprie ragioni o di scusarsi. Il secondo passo è il coinvolgimento di amici comuni, non direttamente coinvolti nelle questioni. Il terzo passo è l'intervento della comunità, che accoglie ogni contributo per ricucire lo strappo, ma rispetta le scelte di chi vuol prendere altre strade.


PER LA COMUNITÀ PARROCCHIALE

O Gesù che hai detto: "Dove due o più sono riuniti nel mio nome,
io sono in mezzo a loro", sii fra noi, che ci sforziamo
di essere uniti nel tuo Amore, in questa comunità parrocchiale.
Aiutaci ad essere sempre "un cuore solo e un'anima sola",
condividendo gioie e dolori, avendo una cura particolare
per gli ammalati, gli anziani, i soli, i bisognosi.
Fa' che ognuno di noi si impegni ad essere vangelo vissuto,
dove i lontani, gli indifferenti, i piccoli scoprono
l'Amore di Dio e la bellezza della vita cristiana.
Donaci il coraggio e l'umiltà di perdonare sempre,
di andare incontro a chi si vorrebbe allontanare da noi,
di mettere in risalto il molto che ci unisce e non il poco che ci divide.
Dacci la vista per scorgere il tuo volto
in ogni persona che avviciniamo e in ogni croce che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri
a ogni tocco della tua parola e della tua grazia.
Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio
per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti,
alle debolezze e alle ingratitudini degli uomini.
Fa' che la nostra parrocchia sia davvero una famiglia,
dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare,
aiutare, condividere; dove l'unica legge che ci lega
e ci fa essere veri tuoi seguaci, sia l'amore scambievole. Amen.
 
VANGELO VIVO

 «Sarà il mio onomastico e almeno quel giorno vorrei sentirmi coccolato, respirare il profumo della vita. Grazie al buon cuore di quanti vorranno scrivermi». Pasquale Buono, 63 anni, da quindici paralizzato parzialmente a causa di un ictus, vive da solo in un appartamento di due stanze in provincia di Caserta. I figli sono grandi e lontani per motivi di famiglia e di lavoro. Gli viene l'idea di scrivere a un giornale nazionale. La risposta degli italiani è formidabile: arrivano tre enormi sacchi pieni di biglietti d'auguri, una torta di mele dal Piemonte, la maglietta della Nazionale di calcio, una pianta grassa dalla sua chiesa. Pasquale, provato dalle fatiche della vita, quel giorno ha gli occhi vivi ed è tornato a ridere come un bambino.     



Quando il Signore fece la donna...

Quando il Signore fece la donna, era il suo sesto giorno di lavoro, facendo straordinari.
Apparve un angelo e disse: “Perché usi tanto tempo nel fare questo?”
E il Signore rispose: "Hai visto il formulario delle specifiche che possiede?"
Deve essere completamente lavabile ma non di plastica, ha 200 parti mobili e tutte sostituibili, funziona a caffè o resti di pranzo, ha un grembo nel quale stanno due bambini allo stesso tempo,
possiede un bacio che può curare qualsiasi cosa, da un ginocchio sbucciato a un cuore rotto, e ha sei paia di mani.".
L’angelo era sorpreso da tutti i requisiti che la donna possedeva. "Sei paia di mani! Non è possibile!".
"Il problema non sono le mani, sono i tre paia di occhi che le madri devono avere" rispose il Signore.
"Tutto questo nel modello standard?" chiese l'angelo.
Il Signore assentì con il capo. "Sì. Un paio di occhi servono per poter vedere attraverso una porta chiusa chiedendo ai figli cosa stanno facendo, nonostante lo sappia.. Un altro paio sono nella parte superiore della testa per vedere cose che ha bisogno di conoscere nonostante nessuno pensi che sia necessario. Il terzo paio sono nella parte anteriore della testa. Questi cercano i figli smarriti e dicono loro che lei li capisce e li ama comunque, senza bisogno di dire una parola".
L'angelo cercò di fermare il Signore. "Questo è un carico di lavoro troppo grande per la donna!".
"Ascolta il resto delle specifiche!", protestò il Signore. "Si cura da sola quando è ammalata, può alimentare una famiglia (con qualsiasi cosa) e può far sì che un bambino di nove anni resti sotto la
doccia anche se questo non ne ha voglia".
L'angelo si avvicinò e toccò la donna. "Però, l'hai fatta tanto morbida, Signore!".
"Lei è morbida e dolce - disse il Signore - però allo stesso tempo l'ho fatta forte. Non hai alcuna idea di quanto possa essere resistente e di quanto possa sopportare".
"Potrà pensare?" chiese l'angelo. Il Signore rispose: "Non solo sarà capace di pensare, ma anche di ragionare e di negoziare".
L'angelo notò qualcosa, si stirò e toccò la guancia della donna. Oh, sembra che questo modello abbia una perdita. Te l'ho detto che stavi cercando di metterci troppe cose!".
"Questa non è una perdita - obietto il Signore - questa è una lacrima!"
"E a che cosa servono le lacrime?" chiese l'angelo.
Il Signore disse: "Le lacrime sono la forma nella quale esprime la sua allegria, il suo dolore, il suo disincanto, la sua solarità, il suo orgoglio".
L'angelo era impressionato. "Sei un genio, Signore. Hai davvero pensato a tutto. Vedo che le donne sono veramente meravigliose!". E aggiunse: "Le donne hanno una forza che meraviglia gli uomini.
Crescono i figli, sopportano le difficoltà, portano carichi pesanti. Tacciono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere, piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose. Litigano per ciò in cui credono. Si sollevano contro le ingiustizie. Non accettano un no come risposta quando credono che esista una soluzione migliore. Accompagnano dal medico un amico spaventato. Amano incondizionatamente. Trionfano. Hanno il cuore rotto quando muore un amico. Soffrono quando perdono un membro della famiglia, ma riescono e essere forti quando non c'è più nulla da cui trarre energia. Sanno che un abbraccio e un bacio possono aggiustare un cuore rotto.
Le donne sono fatte di tutte le misure, le forme e i colori.
Amministrano, volano, camminano o ti mandano e-mails per dirti quanto ti amano.
Le donne fanno più che trasmettere luce; portano allegria e speranza, compassione e ideali.
Le donne hanno infinite cose da dire o da dare.
Sì, il cuore delle donne è meraviglioso".





Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato 09/09/17 ore 13.30 e ore 20.15
Domenica 10/09/17 ore 13.30 e ore 20.45
Martedì 12/09/17 ore 17. 15


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