domenica 17 settembre 2017

XXV DOMENICA TEMPO ORDINARIO A

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 
Gesù ci svela quanto la sua logica sia diversa dalla nostra e la superi.
Nella sua vigna c’è spazio per tutti e ogni ora può essere quella giusta. Così come ogni nostra situazione di vita deve essere la vigna che ci è affidata per curarla e metterla in grado di portare molto frutto e questo non per rinchiuderci egoisticamente in un ambito ristretto ma per riconoscerci, a partire dal concreto dell’esistenza, “lanciati sulle frontiere della storia”, per essere cioè veri evangelizzatori e missionari.
Siamo tutti pronti a riconoscerci tra gli operai che hanno accettato l’invito della prima ora, ma quale potrà essere la chiamata che il Signore ci riserva per l’ultima ora, per la sera della nostra vita?
Riconoscersi tra i chiamati alla salvezza deve significare renderci disponibili ad accogliere ogni chiamata, anche la meno gratificante, la più difficile e dolorosa.



Un Dio buono

Se Gesù usasse la parabola che ascoltiamo oggi in un talk show televisivo, sarebbe subissato da fischi, insulti o dinieghi. E non soltanto da sindacalisti indignati. «Non è giusto!», ci viene da dire, «non è equo!». I lavoratori dell'ultima ora non hanno diritto alla stessa paga di quelli che hanno iniziato la giornata.
«I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie», ci ricorda il profeta Isaia parlando di Dio. E Gesù: «Se la vostra giustizia non supererà a quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20). Ossia, non imiterete Dio.
«Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia. Questa giustizia di Dio è la misericordia» ha scritto papa Francesco nella Misericordiae Vultus.
Non è una buona notizia che il "padrone" voglia dare un lavoro a tutti? Non è positivo che rispetti i patti, retribuendo come concorda-to i suoi dipendenti? Non è importante che si fermi a discutere con chi lo accusa, chiarendo la sua posizione?
Il Dio predicato da Gesù è fatto così: tiene ad ogni uomo, vuole la sua salvezza, ha pronta una meta meravigliosa per tutti, anche per quelli arrivati all'ultimo momento utile. Ma ci tratta con responsabilità: saremo noi a chiamarci fuori, se non vogliamo accettare la sua logica. Per questo può succedere che «gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Ma non è che anche noi siamo «invidiosi, perché Lui è buono»?      

 NELLA TUA VOLONTÀ È LA NOSTRA PACE

Onnipotente e misericordioso Dio,
Padre di tutti gli uomini, creatore e dominatore dell'universo,
Signore della storia, i cui disegni sono imperscrutabili,
la cui gloria è senza macchia,
la cui comprensione per gli errori degli uomini è inesauribile,
nella tua volontà è la nostra pace!
Ascolta nella tua misericordia questa preghiera
che sale a te dal tumulto e dalla disperazione
di un mondo in cui tu sei dimenticato,
in cui il tuo Nome non è invocato,
le tue leggi sono derise, e la tua presenza è ignorata.
Non ti conosciamo, e così non abbiamo pace.
Concedici prudenza in proporzione al nostro potere,
saggezza in proporzione alla nostra scienza,
umanità in proporzione alla nostra ricchezza e potenza.
E benedici la nostra volontà di aiutare ogni razza e popolo
a camminare, in amicizia con noi,
lungo la strada della giustizia, della libertà e della pace perenne.
Ma concedici soprattutto di capire
che le nostre vie non sono necessariamente le tue vie,
che non possiamo penetrare pienamente il mistero dei tuoi disegni,
e che la stessa tempesta di potere che ora infuria in questa terra
rivela la tua segreta volontà e la tua inscrutabile decisione.
Concedici di trovare la pace dove davvero la si può trovare:
nella tua volontà, o Dio, è la nostra pace!

(Thomas Merton)


"Mangiate il cibo come medicina.
Altrimenti mangerete le medicine come cibo".


PACIFISMO

Una signora canadese pacifista ha scritto una lettera al suo governo lamentandosi dei maltrattamenti che si danno ai prigionieri terroristi in Afghanistan.

La risposta del ministro:

Gentile cittadina,
grazie per la sua lettera nella quale esprime la preoccupazione per il trattamento dato ai prigionieri terroristi talebani di Al Qaida in mano alle Forze Armate Canadesi In rispetto alle lamentele che riceviamo da cittadini impegnati come lei, abbiamo creato un nuovo programma di pacifismo e integrazione per i terroristi.
Secondo questo programma, abbiamo deciso di selezionare un terrorista e collocarlo sotto la tutela della sua famiglia. Il prossimo lunedì lei ospiterà a casa sua il terrorista Ali Mohamed Ben Mahamud.
Lei potrà chiamarlo Ame, spero possiate trattarlo amabilmente come esige lei nella sua lettera di protesta. Probabilmente avrà bisogno di contattare degli aiutanti per svolgere questa missione.
Ogni settimana questo dipartimento effettuerà visite di ispezione per verificare che vengano rispettati i principi che lei esige nella sua lettera. Devo avvertirla che Ame è uno psicopatico estremamente violento, ma confidiamo nella sensibilità che lei manifesta nella sua lettera; dunque riuscirà a superare questo inconveniente.
Insistiamo nel dire che il suo ospite è particolarmente efficiente nel combattimento corpo a corpo ed è in grado di uccidere con una matita o un tagliaunghie. Inoltre Ame è esperto nel fabbricare congegni esplosivi con utensili casalinghi, quindi consigliamo di tenere al riparo questi oggetti a meno che lei non pensi di poter urtare la sensibilità di Ame.
Il terrorista non vorrà relazionarsi né con lei né con le sue figlie se non sessualmente; perché considera le donne come oggetti e si sono osservate tendenze violente verso le donne che non rispettano la vestizione islamica. Sono certo che a lei non disturberà di indossare permanentemente il burga per non urtare la sensibilità e il rispetto per la cultura e i credi di cui lei manifesta grande rispetto nella sua lettera.
Grazie ancora per la sua preoccupazione, stiamo cercando persone come lei e informeremo i nostri cittadini della sua collaborazione.
Buona fortuna e che Dio la benedica.

Gordon O'Connor
Ministro della Difesa

Per quanto incredibile, questa lettera è totalmente vera ed è stata pubblicata dai giornali canadesi.
Della signora pacifista non si è saputo più nulla.


Sulla cultura del morire (2)

Attualmente, dunque, non si muore più in mezzo ai propri cari, ma perlopiù da soli, intubati, legati a macchinari che tentano di supplire alle funzioni vitali alimentando, ventilando, iniettando, aspirando un corpo che senza quegli strumenti avrebbe smesso di esistere già da un pezzo. A forza di dire che è sacra la vita, ci si dimentica della sacralità dell'uomo, della sua dignità. Se a essere sacra è la vita, questa va prolungata il più possibile, con ogni tecnica immaginabile, anche se ciò diventa una vera e propria tortura, una atroce e lunga agonia. Se è sacro l'uomo, costui ha il diritto di vedere rispettata la sua dignità e il suo voler e poter morire.
....
Quando il morente viene consegnato all'ospedale, è affidato a tecnici del morire e della morte che sanno come e cosa fare professionalmente del cadavere al momento del trapasso.
In famiglia no. Non si è più abituati e organizzati a questo evento e ci si trova impreparati perché ne anca l'esperienza che veniva acquisita fin da piccoli quando in casa avveniva un decesso, e tutti i familiari avevano un compito ben preciso: chiudere la bocca con un fazzoletto annodandolo alla testa; si lavava, si vestiva, si procuravano fiori e candele per allestire la "camera ardente" in casa.
Il morire e la morte oggi spaventano e imbarazzano, non si sa più come gestire questi momenti, allora si delega tutto agli specialisti: onoranze funebri ecc.
Oggi non solo si muore in spedale, spesso in solitudine, ma lo stesso termine morte è diventato un tabù, un argomento proibito, da non trattare. Ma la morte , messa alla porta, entra dalla finestra del linguaggio metaforico dove non si esita a dire che si è stanchi morti, morti dalla fame, dalla paura, o persino che qualcosa o qualcuno è bello da morire. Anche negli annunci funebri appare raramente la parola morte. Quando qualcuno muore, si annuncia infatti che E' spirato; E' mancato all'affetto dei suoi cari; Si è spento; Non è più tra noi; E' tornato alla casa del Padre; Ha concluso la sua vita; Ci ha lasciato; Il Signore lo ha chiamato... Mai che si legga semplicemente che il tale è morto. Anzi, se ci facciamo caso, oggi non muore più nessuno.
I bambini una volta non sapevano nulla sul sesso, ma erano abitualmente ammessi al capezzale del morente e assistevano alla sua morte, considerata sì un fatto doloroso, ma normale, inevitabile appartenente al ciclo vitale come quello della natura. Oggi, informatissimi sul sesso in tutte le sue multiple varianti. i bambini non conoscono la morte reale dei loro congiunti, ma solo quella, per lo più violenta, dei film trasmessi in televisione o quella trasformata in macabro gioco della playstation.
Per gli adulti la situazione non cambia di molto. Nn si muore più perché la morte è la normale conclusione del proprio ciclo biologico, ma si cerca in tutti i modi di scoprire quel che può aver causato la morte: la malattia, un incidente, un errore medico (magari per trarne profitto...).
........
La commedia macabra.
Frutto di questo tabù della morte è la macabra commedia che viene recitata attorno al capezzale del morente che non deve conoscere le sue reali condizioni, perché altrimenti si spaventa. L'ammalato deve morire senza sapere che sta morendo ("Non è un tumore; è una gastrite..."). Il malato viene espropriato dei suoi diritti, trattato come un minorato, sotto la vigile tutela dei suoi familiari, che indubbiamente lo fanno per il suo bene, ma così lo privano della possibilità di vivere pienamente insieme con loro il momento più importante  della sua esistenza.
In questa commedia viene spesso coinvolto anche il prete che, quando è chiamato per confortare il morente, o va lui spontaneamente, proprio anche per amministrare il Sacramento dell'Unzione, viene avvertito dai familiari che l'ammalato ignora le sue reali gravissime condizioni, e i congiunti si accomandano di non fargli capire nulla, perché altrimenti potrebbe spaventarsi. Peccato, perché questo è un Sacramento dei vivi, non dei morti; non è il passaporto per la morte; anzi, il malato prova sollievo non solo spirituale ma anche fisico. 
(Da A. Maggi." L'ultima beatitudine")