lunedì 25 settembre 2017

XXVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO A

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».


C’è una frase conclusiva, comune alle due parabole della XXVI e XXVII domenica, che svela il segreto intendimento del discorso complessivo di Gesù: “Perciò vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare” (Mt 21,41).
La domanda posta da Gesù è la seguente: “Chi è allora il vero destinatario della promessa, il vero credente?”. Anche la parabola dei due figli deve essere letta in questa prospettiva.
Molte volte, infatti, può verificarsi una forma di sintonia solo apparente, perché ultimamente interessata, tra la nostra volontà e quella del Padre. Siamo capaci di dirgli dei “sì” speciosi e superficiali, non maturati al sole di quella vera obbedienza interiore, che può solamente essere il frutto di una profonda conversione a Dio. Una forma di obbedienza disobbediente perché non tocca le radici del nostro cuore e non cambia la nostra esistenza.
In questa ipotesi è vero che, pur immersi in una vita ancora disordinata, coloro che hanno deciso di seguire Cristo, senza reticenze e senza cercare in ultima analisi il loro interesse, si riscatteranno e avranno la precedenza nel regno dei cieli.
La parabola ci fa capire quanto sia anche per noi reale il pericolo di partecipare, con apparente docilità, durante tutta la nostra vita, alle celebrazioni liturgiche e alle attività della Chiesa, senza mai diventare veri cristiani


Di buona voglia 
«Non ne ho voglia». Quante volte ce lo siamo sentiti ripetere dai nostri figli e nipoti! Quante volte ci è capitato di pensarlo, per poi mettere da parte le nostre titubanze e fare ciò che avremmo dovuto. Chi esprime la sua mancanza di volontà in realtà si chiede: «Perché dovrei?». Sta cercando un motivo per cui "valga la pena" impegnarsi, metterci del proprio, scegliere quell'azione tra le mille che potrebbe fare.
Capitò anche ai due figli della parabola narrata oggi nel Vangelo: il primo trovò una ragione, pur avendo in un primo momento rifiutato di andare a lavorare nella vigna. Il secondo fu pure ipocrita: dichiarò la propria obbedienza, ma appena il padre se ne fu andato svicolò dall'impegno preso.
Gesù constata che sono più disposti ad accogliere e seguire il messaggio di Dio pubblicani e prostitute, di tanti buoni sacerdoti e capi del popolo. La loro volontà è debole, persi tra discussioni sterili, tradizioni macchinose, cavilli legali, formalismi e ipocrisie. Si limitano a impegni di facciata, perché nel loro cuore c'è aridità e poco amore. Sono convinti di essere a posto e per questo difficilmente si convertiranno.
Oggi è giusto chiederci in che modo ci stiamo impegnando nella costruzione del Regno. Non soltanto negli eventuali ruoli che ricopriamo in parrocchia, ma nello stile con cui affrontiamo gli impegni quotidiani, nell'amore che spendiamo con le persone che incontriamo. Perché è questo che ci dà vita e gioia, è questo che desidera Dio per noi.

ALTERNI MA RICONCILIATI

Sono anch’io, Signore,
come i due figli della parabola.
A volte prometto di seguirti
ma la lingua è più veloce dei fatti,
o la volontà è più debole delle situazioni.
A volte mi arrendo subito,
ti confesso il mio cedimento e le mie paure,
e poi ci ripenso, avviandomi lentamente
sulla strada che mi hai tracciato.
Perché siamo così deboli e poco lineari,
così complessi e frastornati dalle spinte interiori ed esteriori?
Tu ci comprendi ben oltre noi stessi,
sorvoli sui momenti di stanchezza,
non sei così duro nel volerci inflessibili.
Per questo lodi il ripensamento, se porta al bene,
e metti in guardia sull’incoerenza, se porta al male.
Per questo concludi scandalizzandoci,
citando pubblicani e prostitute pentiti
che ci passeranno davanti nel tuo Regno.
Prima o poi capiremo che il tempo e la misericordia
sono il tuo dono per salvare la nostra vita,
e renderla più leggera, vivibile, tua.


VANGELO VIVO
Padre Charles de Foucault visse come eremita nel deserto sahariano. Da prete, sentiva l'importanza di portare la presenza eucaristica nel mondo islamico. Non era solo, perché riceveva dalle 60 alle 100 visite al giorno. Scriveva: "la fraternità è un alveare".
Un giorno venne un uomo, sui venticinque anni, a chiedere l'elemosina. Diceva di morire di fame. Il padre gli domandò perché non lavorasse nei centri di coltivazione che erano lì attorno. Rispose che non vi era nulla da fare. Allora il padre, mostrandogli uno stampo di legno che serviva per fare mattoni, gli disse: "Fammi venti mattoni e io ti darò una misura di grano". Richiedeva il lavoro di un'ora. L'uomo rifiutò. Il padre si mostrò fermo e non gli diede niente, eccetto il consiglio di lavorare per vivere.  

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Sabato 30/09/17 ore 13.30 e ore 20.15
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