lunedì 20 novembre 2017

CRISTO RE, SIGNOREDELL'UNIVERSO A

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Conosciamo questo testo che, ai giorni nostri, è uno dei più citati e discussi. Per alcuni esso riassume quasi tutto il Vangelo. Questa tendenza non dipende da una moda o da una certa ideologia, ma corrisponde a qualcosa di assai più profondo che già esiste in noi. Quando siamo colpiti e sorpresi da un’idea, da un avvenimento o da una persona, sembriamo dimenticare tutto il resto per non vedere più che ciò che ci ha colpiti. Cerchiamo una chiave in grado di aprire tutte le porte, una risposta semplice a domande difficili.
Se leggiamo questo passo del Vangelo con questo spirito, il solo criterio di giudizio, e di conseguenza di salvezza o di condanna, è la nostra risposta ai bisogni più concreti del nostro prossimo. Poco importa ciò che si crede e come si crede, poco importa la nostra appartenenza o meno a una comunità istituzionale, poco importano le intenzioni e la coscienza, ciò che conta è agire ed essere dalla parte dei poveri e dei marginali.
Eppure, questa pagina del Vangelo di san Matteo è inscindibile dal resto del suo Vangelo e del Vangelo intero. In Matteo troviamo molti “discorsi” che si riferiscono al giudizio finale. Colui che non si limita a fare la volontà di Dio attraverso le parole non sarà condannato (Mt 7,21-27). Colui che non perdona non sarà perdonato (Mt 6,12-15; 1-35). Il Signore riconoscerà davanti a suo Padre nei cieli colui che si è dichiarato per lui davanti agli uomini (Mt 10,31-33). La via della salvezza è la porta stretta (Mt 7,13). Per seguire Cristo bisogna portare la propria croce e rinnegare se stessi. Colui che vuole salvare la propria vita la perderà (Mt 16,24-26). San Marco ci dice anche: Colui che crederà e sarà battezzato, sarà salvato. Colui che non crederà sarà condannato (Mc 16,15-16). Queste parole ci avvertono di non escludere dal resoconto finale la nostra risposta ai doni soprannaturali e alla rivelazione. Guarire le piaghe del mondo, eliminare le miserie e le ingiustizie, tutto questo fa parte integrante della nostra vita cristiana, ma noi non rendiamo un servizio all’umanità che nella misura in cui, seguendo il Cristo, liberiamo noi stessi e liberiamo gli altri dalla schiavitù del peccato. Allora solamente il suo regno comincerà a diventare realtà.



Ho avuto fame
 
Risentendo il Vangelo del giudizio universale a un anno dalla conclusione del Giubileo della misericordia, viene da chiedersi se questo ha lasciato un segno nella nostra vita, se almeno un'opera di misericordia sia diventata una consuetudine, se nelle nostre scelte quotidiane la carità sia superiore a ogni altro criterio.
Sì: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati e prigionieri sono anco-ra nel mondo, non lontano da noi. Spesso la fame e la sete riguardano l'ascolto, l'affetto, la compagnia; o ancora la conoscenza, la fantasia, la gioia. Spesso le prigioni non sono materiali, ma della mente e dell'anima. E molte volte sono accanto, tra i nostri vicini e i nostri familiari, se non addirittura in noi.
Cristo è divenuto re dell'universo mettendosi a servizio dell'umani-tà. L'amore è la sua cifra, il buon pastore la sua immagine, come sentiamo oggi dal profeta Ezechiele. Notiamo che egli va «in cerca della pecora perduta e riconduce all'ovile quella smarrita», fascia «quella ferita» e cura «quella malata». Ma non dimentica la «grassa e la forte», che pasce «con giustizia». Solo alla fine le giudicherà, separando «le pecore dalle capre». E il criterio, secondo il Vangelo di Matteo, sarà la presenza di concreti gesti d'amore nella nostra storia. Sarà questo a rendergli gloria, perché il nostro Dio non ha bisogno di nulla per sé, né lo vuole. Piuttosto, sogna di condividere l'eternità con ogni essere umano, da qualsiasi popolo venga, di qualsiasi religione sia. Per poter stare con Lui, però, dovrà aver imparato nella realtà terrena l'Amore che egli è
 


Ho sentito il battito del tuo cuore

Ti ho trovato in tanti posti, Signore.
Ho sentito il battito del tuo cuore
nella quiete perfetta dei campi,
nel tabernacolo oscuro di una cattedrale vuota,
nell'unità di cuore e di mente
di un'assemblea di persone che ti amano.
Ti ho trovato nella gioia,
dove ti cerco e spesso ti trovo.
Ma sempre ti trovo nella sofferenza.
La sofferenza è come il rintocco della campana
che chiama la sposa di Dio alla preghiera.
Signore, ti ho trovato nella terribile grandezza
della sofferenza degli altri.
Ti ho visto nella sublime accettazione
e nell'inspiegabile gioia
di coloro la cui vita è tormentata dal dolore.
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore io credo. Ma tu aiuta la mia fede.

                                                                                           (Madre Teresa)

Padre,
 apri le nostre mani,
 affinché diano agli affamati,
svestano gli ignudi,
medichino le ferite
e aiutino i deboli.
Fa' che i nostri occhi
vedano la tua luce,
e il nostro cuore
                            riconosca la tua voce.                        \
Dacci costanza e forza
nel nostro impegno
affinché non ci stanchiamo
di farci prossimo,
per adempiere la tua volontà.
Padre,
ti preghiamo per la tua pace
nelle nostre anime
e nelle nostre famiglie,
fra gli uomini e fra i popoli.
Colui che è la pace
                    dall'alto dei cieli                          
dia anche a noi                           
pace,
e a tutto Israele,
e a tutti gli uomini
di buona volontà.

SCHALOM BEN-CHORIN


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