Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
L’anno B del ciclo triennale delle letture è l’anno di Marco. Eppure non si comincia dal paragrafo iniziale del suo Vangelo, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: si parte dal punto in cui terminerà la penultima settimana dell’anno, con l’annuncio del ritorno di Cristo: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”.
A prima vista, ciò può sembrare strano ed illogico. Invece, nella liturgia, c’è un’estrema sottigliezza nell’effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35).
In quanto preparazione al Natale, l’Avvento deve essere un tempo di attesa nella gioia. San Paolo interpreta il nostro periodo d’attesa come un tempo in cui dobbiamo testimoniare Cristo: “Nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1Cor 1,7).
Domenica 3/12/17 ore 13.30 e ore 20.35
"Verrà nello splendore della gloria"
Alla scoperta della Trento antica
Pause di benedizione
Nessuno è capace di vivere ininterrottamente il quotidiano. Noi uomini abbiamo bisogno di pause, di prendere la distanza dai nostri impegni, di input sempre nuovi, di qualcosa che dà anima alla nostra vita, che entusiasma, che la bella, che la rigenera. Di tutto questo noi sentiamo il bisogno.
Tuttavia, anche interruzioni meno desiderate possono dimostrarsi arricchenti: tipo una malattia, una crisi profonda, interrogativi esistenziali.
In tutto questo è importante ciò che crediamo. Cos'è che mi dà sostegno, sicurezza e senso? Cos'è che mi aiuta quando la situazione diventa "critica"? Quand'è che sento il peso della vita? che cosa do agli altri che aspettano un mio gesto? Come trovo la strada che mi conduce a Dio? E come gli apro la porta quando si presenta? In che modo esprimiamo noi la nostra fede?
Le domeniche di Avvento, non potrebbero diventare forse l'occasione per riflettere su tutto ciò, in modo che le "pause" e le interruzioni della vita diventino motivo di rigenerazione e di guarigione interiore?
Santa Barbara
Il 4 dicembre, la liturgia celebra la memoria di santa Barbara. Giorno in cui molte Associazioni la celebrano come patrona.
Quando un giorno suo padre intraprese un lungo viaggio, la chiuse in una torre con la sua governante. Al suo ritorno, il padre voleva che la figlia ritornasse alla religione pagana. Lei fugge in una grotta, ma viene tradita da un pastore. Un angelo gli portava spesso l’Eucaristia. Ma alla fine il padre, di sua stessa mano, la decapitò.
Il culto cominciò a fiorire nel 14. secolo. Da questo momento, viene a far parte dei “Santi soccorritori nella necessità” (Die Nothelfer).
(Per curiosità: sono quattordici: Maria, madre di Gesù, S. Biagio, S. Giorgio, S. Erasmo, S Vito, S. Pantaleone, S. Cristoforo, S. Dionisio, S, Ciriaco, S. Acazio, S. Eustachio, S. Egidio, S. Margherita, S. Caterina e, appunto, S. Barbara. In Germania sono molto noti e venerati. Nella Baviera orientale, c’è una bellissima e grande basilica barocca, che emerge solitaria in cima a una collina, dedicata a questi santi: Die Vierzehnheiligen – così si chiama la basilica). Nella tradizione appare spesso con S. Caterina di Alessandria. In certe tradizioni si ritengono come “Figlie di Maria”. Oppure come sorelle gemelle.
Ambedue sono sempre state venerate come predilette accompagnatrici dei morenti. Barbara assisteva i morenti nella loro paura e li aiutava nel delicato passaggio della morte. Spesso Barbara veniva rappresentata nei dipinti al letto del morente. In questo senso è venerata ancora oggi come patrona degli ammalati. Inoltre, Barbara doveva essere invocata da tutte quelle persone che si trovano in pericolo, come per esempio i minatori.
Barbara viene rappresentata con una torre, una spada e un calice con l’Ostia: la torre per essere stata rinchiusa dal padre, segno dell’oscurità e della prigione, la spada perché fu decapitata, e il calice per esser stata nutrita dall’angelo con l’Eucaristia.
Secondo la tradizione contadina, S. Barbara viene invocata – o meglio veniva invocata quando non c’erano ancora tutti i sistemi preventivi della tecnica odierna – in caso di pericolo di tempesta o di calamità naturali (“Santa Barbara e San Simon, liberène dalla saèta e dal ton; e si accendeva un ramoscello di olivo della domenica delle Palme). Quando si recitava il rosario in casa (…!!!), era tradizione recitare anche un Padrenostro a santa Barbara per la buona morte.
Ancora oggi è in vigore la tradizione di tagliare un ramo di ciliegio o di melo, all’inizio dell’Avvento, di metterlo in un vaso capiente con acqua, tenerlo al caldo: a Natale questo ramo fiorirà.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
L’anno B del ciclo triennale delle letture è l’anno di Marco. Eppure non si comincia dal paragrafo iniziale del suo Vangelo, che sarà oggetto di lettura nella settimana prossima: si parte dal punto in cui terminerà la penultima settimana dell’anno, con l’annuncio del ritorno di Cristo: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”.
A prima vista, ciò può sembrare strano ed illogico. Invece, nella liturgia, c’è un’estrema sottigliezza nell’effettuare il cambiamento di tono: la nostra attenzione, che nelle ultime settimane era centrata sul giudizio e sulla fine del mondo, si sposta ora sul modo di accogliere Cristo: non con paura, ma con impazienza, proprio come un servo che attende il ritorno del padrone (Mc 13,35).
In quanto preparazione al Natale, l’Avvento deve essere un tempo di attesa nella gioia. San Paolo interpreta il nostro periodo d’attesa come un tempo in cui dobbiamo testimoniare Cristo: “Nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1Cor 1,7).
Su
Telepace Trento (canale 601)
Sabato 2/12/17 ore 13.30 e ore 20.35Domenica 3/12/17 ore 13.30 e ore 20.35
"Verrà nello splendore della gloria"
Alla scoperta della Trento antica
Pause di benedizione
Nessuno è capace di vivere ininterrottamente il quotidiano. Noi uomini abbiamo bisogno di pause, di prendere la distanza dai nostri impegni, di input sempre nuovi, di qualcosa che dà anima alla nostra vita, che entusiasma, che la bella, che la rigenera. Di tutto questo noi sentiamo il bisogno.
Tuttavia, anche interruzioni meno desiderate possono dimostrarsi arricchenti: tipo una malattia, una crisi profonda, interrogativi esistenziali.
In tutto questo è importante ciò che crediamo. Cos'è che mi dà sostegno, sicurezza e senso? Cos'è che mi aiuta quando la situazione diventa "critica"? Quand'è che sento il peso della vita? che cosa do agli altri che aspettano un mio gesto? Come trovo la strada che mi conduce a Dio? E come gli apro la porta quando si presenta? In che modo esprimiamo noi la nostra fede?
Le domeniche di Avvento, non potrebbero diventare forse l'occasione per riflettere su tutto ciò, in modo che le "pause" e le interruzioni della vita diventino motivo di rigenerazione e di guarigione interiore?
Santa Barbara
Secondo la tradizione, santa Barbara
fu martirizzata sotto l’imperatore Massimino verso il 310. Dal punto di vista
storico si sa molto poco. Invece attorno a lei ci sono molti racconti e
leggende (le leggende non sono favole, ma racconti edificanti per mettere in
evidenza aspetti tipici, positivi di una persona). Le più antiche di queste
leggende risalgono da Bisanzio ed erano conosciute anche a Roma.
Il nome Barbara vuol dire “Straniera”.
Come per S. Caterina di Alessandria, viene raccontato che Barbara era una
bellissima ragazza, molto intelligente e di grande cultura. Tiene corrispondenza
con Origene, un grande scrittore che lei riesce a convertire al cristianesimo e
che diventerà poi anche un Padre della Chiesa.Quando un giorno suo padre intraprese un lungo viaggio, la chiuse in una torre con la sua governante. Al suo ritorno, il padre voleva che la figlia ritornasse alla religione pagana. Lei fugge in una grotta, ma viene tradita da un pastore. Un angelo gli portava spesso l’Eucaristia. Ma alla fine il padre, di sua stessa mano, la decapitò.
Il culto cominciò a fiorire nel 14. secolo. Da questo momento, viene a far parte dei “Santi soccorritori nella necessità” (Die Nothelfer).
(Per curiosità: sono quattordici: Maria, madre di Gesù, S. Biagio, S. Giorgio, S. Erasmo, S Vito, S. Pantaleone, S. Cristoforo, S. Dionisio, S, Ciriaco, S. Acazio, S. Eustachio, S. Egidio, S. Margherita, S. Caterina e, appunto, S. Barbara. In Germania sono molto noti e venerati. Nella Baviera orientale, c’è una bellissima e grande basilica barocca, che emerge solitaria in cima a una collina, dedicata a questi santi: Die Vierzehnheiligen – così si chiama la basilica). Nella tradizione appare spesso con S. Caterina di Alessandria. In certe tradizioni si ritengono come “Figlie di Maria”. Oppure come sorelle gemelle.
Ambedue sono sempre state venerate come predilette accompagnatrici dei morenti. Barbara assisteva i morenti nella loro paura e li aiutava nel delicato passaggio della morte. Spesso Barbara veniva rappresentata nei dipinti al letto del morente. In questo senso è venerata ancora oggi come patrona degli ammalati. Inoltre, Barbara doveva essere invocata da tutte quelle persone che si trovano in pericolo, come per esempio i minatori.
Barbara viene rappresentata con una torre, una spada e un calice con l’Ostia: la torre per essere stata rinchiusa dal padre, segno dell’oscurità e della prigione, la spada perché fu decapitata, e il calice per esser stata nutrita dall’angelo con l’Eucaristia.
Secondo la tradizione contadina, S. Barbara viene invocata – o meglio veniva invocata quando non c’erano ancora tutti i sistemi preventivi della tecnica odierna – in caso di pericolo di tempesta o di calamità naturali (“Santa Barbara e San Simon, liberène dalla saèta e dal ton; e si accendeva un ramoscello di olivo della domenica delle Palme). Quando si recitava il rosario in casa (…!!!), era tradizione recitare anche un Padrenostro a santa Barbara per la buona morte.
Ancora oggi è in vigore la tradizione di tagliare un ramo di ciliegio o di melo, all’inizio dell’Avvento, di metterlo in un vaso capiente con acqua, tenerlo al caldo: a Natale questo ramo fiorirà.