martedì 30 gennaio 2018

QUINTA DOMENICA TEMPO ORDINARIO B


Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni.


Gesù passa tra noi e ci guarisce. Ci ha rigenerati e guariti con la grazia del battesimo e ci rinnova ogni giorno con la sua misericordia.
Siamo dei salvati, ma lo siamo per essere segno del Cristo presso i nostri fratelli e le nostre sorelle.
La suocera di Pietro dà ad ognuno di noi l’esempio di chi, guarito dal Cristo, sceglie di servire.
Le folle cercano Gesù attirate da ciò che egli dice e dai segni che opera. È la carità che le richiama e la carità è certamente il segno più luminoso e distintivo di ogni comunità cristiana.
Ma per essere davvero testimoni e annunciatori del Cristo occorre ancorare la propria vita nella preghiera e nella contemplazione: Gesù si ritira a pregare solo in un luogo deserto e indica la strada maestra che dobbiamo seguire se vogliamo essere suoi veri discepoli.
Una giornata con Gesù

 La pagina del Vangelo odierno ci racconta come è scandita una giornata-tipo di Gesù.
La sua occupazione è quella di portare Dio tra gli uomini. Lo fa predicando nelle sinagoghe, i luoghi costruiti appositamente al centro dei villaggi per l’insegnamento religioso e la preghiera comune; lo fa accogliendo i malati e guarendo chi ha fede nell’intervento risolutore di Dio. Gesù non disdegna la compagnia degli amici e fa famiglia con loro, accettando l’ospitalità della suocera di Simon Pietro. L’evangelista sottolinea la squisita tenerezza di Gesù, che la solleva prendendola per mano, restituendole la dignità di servire chi l’ha onorata della sua visita, secondo la mentalità ebraica del tempo. Quello che sembra essere il segreto di Gesù è però il risveglio mattutino, «quando era ancora buio», il ritirarsi in solitudine in un luogo appartato, per pregare. Immaginiamo fosse una preghiera non rituale, di meditazione; un colloquio filiale con il Padre per caricarsi della sua forza, della sua luminosità, del suo amore. Come ribadirà in seguito ai propri discepoli, certi demoni si sconfiggono soltanto con la frequentazione di Dio, nella preghiera. Viene da chiedersi quanto ci appartenga tutto ciò.  L’ultimo aspetto sottolineato dall’evangelista, riguarda la scelta di non indugiare negli stessi luoghi, quasi nell’ansia di portare il lieto messaggio in ogni villaggio, perché il suo tempo è limitato. Anche questo dovrebbe farci riflettere e agire, se vogliamo essere suoi seguaci e costruttori del Regno di Dio.  

 OLTRE IL MALE
Non sei nel silenzio, Signore,
ma nelle voci ingenue dei fanciulli,
nelle voci decise dei testimoni,
nelle voci flebili dei vecchi saggi
che squarciano il silenzio.
Non sei nella notte, Signore,
ma nella luce insistente di una stella lontana,
nella luce riflessa della luna,
nella luce soffusa dei pianeti;
luci che tengono vivo il ricordo del giorno.
Non sei nel dolore, Signore,
ma nell’urlo che lo spezza,
nella pazienza che lo sfianca,
nella cura che lo ammorbidisce,
nel peso più leggero perché condiviso.
Non sei nel male, Signore,
ma nella fantasia che lo aggira,
nella passione che lo combatte,
nel perdono che lo disarma,
nell’abbandono a Dio che lo uccide.
Per questo posso incontrarti anche
nel silenzio, nella notte, nel dolore, nel male:
Tu mi raccogli proprio lì, per portarmi
nel tuo Altrove di salvezza.


 Su Telepace Trento (canale 601)

Sabato          3/02/18              ore 13.30 e ore 20.35
Domenica     4/02/18              ore 13.30 e ore 20.35

Nel nome della Vita
I segni dell'Ecumenismo in Cattedrale
Azione Cattolica, nel segno della Carità
In cammino verso la Giornata mondiale del malato.


Lettera sulla forza più grande dell'universo, scritta da Albert Einstein a sua figlia.
Quando ho proposto la teoria della relatività, pochissime persone mi hanno capito. E quello che ti svelerò adesso, lo stesso provocherà incomprensioni e pregiudizi.
Per favore, conserva questa lettera per tutto il tempo  necessario, anni o decenni, finché la società non sarà pronta per questa verità. Solo allora la mostrerai al mondo.
C'è una forza tremenda che la scienza non è ancora stata in grado di spiegare. Quella forza controlla tutti i fenomeni naturali dell'universo. Questa forza universale è l'amore. Studiando la teoria dell'Universo, gli scienziati hanno dimenticato di questa immensa forza invisibile.
L'amore è luce. L'amore è un'attrazione perché fa avvicinare le persone. L'amore è forza perché moltiplica tutto ciò che è buono in noi. Questa è l'unica forza che dà all'umanità di no affogare in un egoismo cieco. Viviamo e moriamo per amore. L'amore è Dio  e Dio è amore. Questa forza spiega tutto. E ti dà il senso della vita. E' una variabile che abbiamo ignorato troppo. Perché? Probabilmente solo perché abbiamo paura dell'amore.
Per capire cos'è l'amore, ho composto un semplice esercizio.
Se al posto di E=mc2 (al quadrato), ammettiamo che l'energia per guarire il mondo possa essere raggiunta solo tramite l'amore moltiplicato per la potenza della luce al quadrato, arriveremo alla conclusione che l'amore è la più grande forza perché non ha limiti. Solo tramite l'amore possiamo trovare il senso della vita, mantenere la pace, e ogni essere razionale deve contribuire alla sopravvivenza della nostra civiltà. Probabilmente non siamo ancora pronti per fare una "bomba di amore", un dispositivo piuttosto potente, che distrugga completamente l'odio, l'egoismo e l'avidità: tutto ciò che distrugge il pianeta.
Tuttavia, ogni individuo è un piccolo ma potente generatore di amore, la cui energia aspetta di essere emessa.
Cara Lieserl, quando impariamo a dare e a ricevere questa energia, capiamo che l'amore vince tutto ed è in grado di superare qualsiasi ostacolo. Perché l'amore è la quintessenza della vita. Mi dispiace tanto di non aver potuto esprimere tutto ciò che c'è nel mio cuore che sta battendo lentamente per te. Forse è troppo tardi per chiedere perdono, ma il tempo è relativo.
Ti devo dire che ti amo e grazie a te ho trovato la risposta alla domanda più importate che ho avuto.