venerdì 12 gennaio 2018

SECONDA DOMENICA TEMPO ODINARIO B

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.


Il brano presenta il sapore dei fatti vissuti e ben impressi nella memoria, perché hanno cambiato la vita.
I discepoli hanno dato la loro fiducia a Giovanni il Battista. È sulla sua parola che “seguono” Gesù indicato come l’“Agnello di Dio”.
L’incontro con Cristo prende l’avvio da una domanda che gli viene rivolta: “Dove abiti?”. Ma subito si trasforma in un affidamento dei discepoli al mistero.
Gesù risponde: “Venite e vedrete”.
L’esperienza del condividere tutto convince i discepoli che Gesù è il Messia atteso.
L’incontro con Cristo non è un avvenimento superficiale: si configura come un sentirsi compresi e amati; cambia il nome, e, con il nome, cambia l’atteggiamento di fondo: “Tu sei Simone... ti chiamerai Cefa”.
Il trovare Gesù - o meglio, l’essere trovati da Gesù - non solo muta l’esistenza, ma rende annunciatori della salvezza. A modo di traboccamento di gioia. A modo di esigenza di partecipare insieme alla vita nuova scoperta in Cristo


Dio ama e chiama

Forse ci sembra strano, ma è così. Dio ci chiama. Anche oggi. In questo momento. In ogni momento.
Non è capitato soltanto ai protagonisti delle Letture di oggi: Samuele, Andrea, Simon Pietro. È capitato ai cristiani di ogni tempo, anzi, a ogni essere umano che si è messo sui suoi passi, alla ricerca di luce, di pace, di infinito.
Dio ci chiama per nome, cioè partendo dalla considerazione e dall’accettazione di ciò che siamo. D’altronde, ci ha creato Lui! Non ha ricette preconfezionate, universalmente valide, assolute. Chiede di seguirlo, di ascoltarlo, di “venire e vedere” cosa possiamo essere e diventare in sua compagnia, ponendo la vita tra le sue mani, considerandolo maestro e salvatore.     
Per noi cristiani Dio ha il volto e le parole di Gesù. Non costringe mai nessuno, ma moltiplica i suoi inviti silenziosi: la testimonianza dei credenti, le pagine della Bibbia, gli eventi di spiritualità... persino le pietre di antichi luoghi di culto possono gridare la sua volontà, che è sempre orientata al bene dell’umanità.
Quando Dio chiama, lo fa ribadendo che ci ama! Per questo si permette di indicarci la prospettiva più bella che ha in mente per noi. Possiamo esserne certi, per quella siamo fatti e renderà la nostra vita il capolavoro che aveva in mente Lui.

LA TUA VOCE CHE CI CHIAMA

 Donaci, Padre, di ascoltare
nella profondità del cuore
la tua voce che ci chiama.
 Aiutaci a discernerla tra le tante voci
che affollano le nostre giornate.
Fa' che ci apriamo a essa nella libertà,
pronti a vivere l’audacia
di chi rischia tutto per amore
e per amore si consegna a te.
Fa' che accettiamo di andare
non dove vorremmo,
ma dove tu vorrai per ciascuno di noi.
Fa' che, liberi anche dalla nostra libertà,
possiamo seguire il Figlio tuo
sulle vie della vita.
Fa' che compiamo ogni giorno
le piccole scelte della fedeltà a te,
in cui si manifesta
la grande scelta del cuore
e si costruisce la vera gioia dell’uomo.

                                                                                                          (Bruno Forte, vescovo)
 
 


ANGELO VIVO
L'Italia che conquistò l'argento ai mondiali under 17 di pallavolo era piena di future campionesse, come Francesca Piccinini o Elisa Togut. In quel baby dream team giocava anche Michela Amadori, che sarebbe passata dai muri da alzare con le braccia, per opporsi alle schiacciatrici avversarie, alle mura di un convento di clausura. Ma quando ha sentito la chiamata? «A questa domanda non ho mai saputo rispondere con precisione - dichiara in un’intervista -, credo che sia un po' come quando ci si innamora: quello che senti dentro è talmente più grande di te che non puoi nemmeno provare a dirlo a parole. Nessuno ha un amore più grande di questo, dice Gesù, dare la vita per i propri amici, ed è questo l'Amore di cui mi sono innamorata. Un Amore più forte della morte e capace di trasformare la morte stessa in vita».  

L'UOMO CON LA VALIGIA

Un uomo morì. Appena varcata la soglia dell'aldilà, vide Dio, con una valigia, che gli veniva incontro.
E Dio disse: -Figlio, è ora di andare.
L'uomo, stupito, domandò:
Di già, così presto? Avevo tanti progetti.
Mi dispiace, ma è giunta l'ora della tua partenza.
E si incamminarono. Curioso, l'uomo chiese a Dio:
Cosa porti nella valigia?
E Dio rispose: Ciò che ti appartiene.
Quello che mi appartiene? Porti con le mie cose, i miei vestiti, i miei soldi?
Quello rispose:
Quelle cose non ti sono mai appartenute, erano del mondo.
Porti i miei ricordi?
Quelli non ti sono mai appartenuti, erano del tempo.
Porti i miei talenti?
Quelli non ti sono mai appartenuti, erano delle circostanze.
Porti i miei amici, i miei familiari?
Mi dispiace, loro mai ti sono appartenuti, erano compagni di viaggio.
Porti mia moglie, i miei figli?
Loro non ti sono mai appartenuti. Ti sono stati solo affidati.
Porti il mio corpo?
Non ti è mai appartenuto. Era della polvere.
Allora porti la mia anima?
No, l'anima è mia
Allora l'uomo, di scatto, afferrò la valigia per guardarvi dentro e, con le lacrime agli occhi, disse:
Ma è vuota! Allora non ho mai avuto niente?
Beh, le cose materiali, per cui hai tanto lottato, non puoi portarle con te. Il vero bene della vita è il tempo. Ecco perché non dovevi sprecarlo, ma impiegarlo per prepararti alla vita eterna, accumulando l'unico tesoro che ha valore nel mio regno: i tuoi gesti di amore. Il resto non conta nulla.

Questo è quanto ci raccomanda il Signore con tutto il suo cuore: "Non accumulate per voi tesori sulla terra; accumulate invece per voi tesori in cielo" (Mt 6,19-20).