mercoledì 28 marzo 2018

DOMENICA DI PASQUA

                             Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio



Fare Pasqua

 

Bisogna alzarsi presto per fare Pasqua. Prima dell’alba, quando il mondo dorme, salvo quelli che hanno un dolore che non passa, un compito inderogabile, o sono alla ricerca di un Dio per lenire ferite e fatiche, per ritrovare un senso e una meta. Bisogna guardare il cielo verso est, dove lo scuro lascia il posto a un azzurro che si accende e promette un sole che scalderà.
Bisogna mettersi in moto per fare Pasqua, andarla a cercare la vita, la pace, la bellezza. Bisogna averla pensata persa, per ritrovarla. Sapere che era morta, per gustarla quando si sta riaprendo. Lasciarsi stupire dall’impensabile e dall’inatteso. E riconoscere che era proprio ciò che nel profondo sognavi.
Bisogna avere fede per fare Pasqua. O forse no. Lasciare che accada ciò che accadrà, indipendentemente da ciò che pensi e hai costruito. Lui verrà, perché è il Signore, è la vita. E la vita è molto più grande di quello che ti aspetti, perché va oltre te, che sei nel tempo e nello spazio, una pura convenzione umana.
Fare Pasqua è vedere Chi si è alzato in volo ed è finalmente ciò che può essere, anche quando sembrava abbattuto e distrutto. Fare Pasqua è sapere che tu puoi essere come Lui, se lo seguirai. Fare Pasqua è una necessità, ma anche una certezza.
La Pasqua è già qui, è dentro di te, sicuramente non ti sfuggirà. Perché è Lei che ti vuole da sempre, da sempre ti cerca, per Lei tu sei fatto.
 
 





OGGI È PASQUA

 Oggi niente mi impedirà di danzare
e la terra tremerà sotto i miei piedi:
io sono l'uomo, la donna della danza!
 Oggi niente mi impedirà di suonare
e il mondo intero ascolterà la mia musica.
Oggi niente mi impedirà di cantare
e l'intera umanità rimarrà commossa:
io sono l'uomo, la donna, della gioia di vivere!
Oggi... né fame, né povertà, né malattia,
né siccità, né guerra, né miseria: oggi è Pasqua!
Niente mi impedirà di lodarti, danzarti e cantarti.
Tu sei Risorto e mi salvi, tu sei Risorto e mi fai vivere.
Chi, meglio di me, potrebbe danzare?
Chi, meglio di me, può percuotere il tamburo?
Oggi, Signore, sulle ceneri della mia vita,
sugli scheletri della guerra e della fame,
sull'aridità delle nostre siccità...
io ti canto, danzo per i miei fratelli e sorelle
che hanno perso il canto e la gioia,
che hanno smarrito il sorriso e la danza...
perché tu sei Risorto! Amen.

                                                                                       (preghiera dal Congo)
 
 
 
VANGELO VIVO

 Mamma di tre figlie, in carriera, dopo una separazione difficile e un grave sbaglio Valeria si ritrova rinchiusa per più di due anni in un penitenziario. Nella solitudine della cella, tra le storie dolorose dei compagni di reclusione e le carezze di familiari, amici, parenti, operatori e volontari, succede qualcosa: come nel ventre materno in uno spazio senza luogo e senza tempo, riflette, legge, scrive ma soprattutto prega e si riavvicina a Dio, che pensava nemico lontano e che invece sente lì con lei e non vede solo perché la sta tenendo in braccio. «Non bisogna mai perdere la speranza di capire che dentro ognuno di noi c'è il seme del bene, c'è sempre stato, avevamo solo smesso di coltivarlo per un attimo. Ma un attimo non è la vita». Valeria rinasce, a 50 anni, torna a credere alla vita (da La Voce e il Tempo, settimanale diocesano torinese).






 Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato          31/03/18            ore 13.30 e ore 20.35
Domenica     01/04/18            ore 13.30 e ore 20.35
In occasione della Santa Pasqua, anche se nella puntata vi sarà l'augurio dell'Arcivescovo di Trento (+ intervista) e del Vescovo di Bolzano-Bressanone, Pietre Vive avrà un unico titolo:
Passione, morte e Resurrezione nell'arte