Dal Vangelo secondo Marco
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».
È allo stesso tempo l’ora della luce e l’ora delle tenebre.
L’ora della luce, poiché il sacramento del Corpo e del Sangue è stato istituito, ed è stato detto: “Io sono il pane della vita... Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me: colui che viene a me non lo respingerò... E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti l’ultimo giorno” (Gv 6,35-39). Come la morte è arrivata dall’uomo così anche la risurrezione è arrivata dall’uomo, il mondo è stato salvato per mezzo di lui. Questa è la luce della Cena.
Al contrario, la tenebra viene da Giuda. Nessuno è penetrato nel suo segreto. Si è visto in lui un mercante di quartiere che aveva un piccolo negozio, e che non ha sopportato il peso della sua vocazione. Egli incarnerebbe il dramma della piccolezza umana. O, ancora, quello di un giocatore freddo e scaltro dalle grandi ambizioni politiche.
Lanza del Vasto ha fatto di lui l’incarnazione demoniaca e disumanizzata del male.
Tuttavia nessuna di queste figure collima con quella del Giuda del Vangelo. Era un brav’uomo, come molti altri. È stato chiamato come gli altri. Non ha capito che cosa gli si faceva fare, ma gli altri lo capivano? Egli era annunciato dai profeti, e quello che doveva accadere è accaduto. Giuda doveva venire, perché altrimenti come si sarebbero compiute le Scritture? Ma sua madre l’ha forse allattato perché si dicesse di lui: “Sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”? Pietro ha rinnegato tre volte, e Giuda ha gettato le sue monete d’argento, urlando il suo rimorso per aver tradito un Giusto. Perché la disperazione ha avuto la meglio sul pentimento? Giuda ha tradito, mentre Pietro che ha rinnegato Cristo è diventato la pietra di sostegno della Chiesa. Non restò a Giuda che la corda per impiccarsi. Perché nessuno si è interessato al pentimento di Giuda? Gesù l’ha chiamato “amico”. È veramente lecito pensare che si trattasse di una triste pennellata di stile, affinché sullo sfondo chiaro, il nero apparisse ancora più nero, e il tradimento più ripugnante? Invece, se questa ipotesi sfiora il sacrilegio, che cosa comporta allora l’averlo chiamato “amico”? L’amarezza di una persona tradita? Eppure, se Giuda doveva esserci affinché si compissero le Scritture, quale colpa ha commesso un uomo condannato per essere stato il figlio della perdizione?
Non chiariremo mai il mistero di Giuda, né quello del rimorso che da solo non può cambiare nulla. Giuda Iscariota non sarà più “complice” di nessuno.
Il ricordo dei missionari martiri
Campodenno: l'Arcivescovo Lauro benedice l'altare restaurato
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».
È allo stesso tempo l’ora della luce e l’ora delle tenebre.
L’ora della luce, poiché il sacramento del Corpo e del Sangue è stato istituito, ed è stato detto: “Io sono il pane della vita... Tutto ciò che il Padre mi dà verrà a me: colui che viene a me non lo respingerò... E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti l’ultimo giorno” (Gv 6,35-39). Come la morte è arrivata dall’uomo così anche la risurrezione è arrivata dall’uomo, il mondo è stato salvato per mezzo di lui. Questa è la luce della Cena.
Al contrario, la tenebra viene da Giuda. Nessuno è penetrato nel suo segreto. Si è visto in lui un mercante di quartiere che aveva un piccolo negozio, e che non ha sopportato il peso della sua vocazione. Egli incarnerebbe il dramma della piccolezza umana. O, ancora, quello di un giocatore freddo e scaltro dalle grandi ambizioni politiche.
Lanza del Vasto ha fatto di lui l’incarnazione demoniaca e disumanizzata del male.
Tuttavia nessuna di queste figure collima con quella del Giuda del Vangelo. Era un brav’uomo, come molti altri. È stato chiamato come gli altri. Non ha capito che cosa gli si faceva fare, ma gli altri lo capivano? Egli era annunciato dai profeti, e quello che doveva accadere è accaduto. Giuda doveva venire, perché altrimenti come si sarebbero compiute le Scritture? Ma sua madre l’ha forse allattato perché si dicesse di lui: “Sarebbe stato meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”? Pietro ha rinnegato tre volte, e Giuda ha gettato le sue monete d’argento, urlando il suo rimorso per aver tradito un Giusto. Perché la disperazione ha avuto la meglio sul pentimento? Giuda ha tradito, mentre Pietro che ha rinnegato Cristo è diventato la pietra di sostegno della Chiesa. Non restò a Giuda che la corda per impiccarsi. Perché nessuno si è interessato al pentimento di Giuda? Gesù l’ha chiamato “amico”. È veramente lecito pensare che si trattasse di una triste pennellata di stile, affinché sullo sfondo chiaro, il nero apparisse ancora più nero, e il tradimento più ripugnante? Invece, se questa ipotesi sfiora il sacrilegio, che cosa comporta allora l’averlo chiamato “amico”? L’amarezza di una persona tradita? Eppure, se Giuda doveva esserci affinché si compissero le Scritture, quale colpa ha commesso un uomo condannato per essere stato il figlio della perdizione?
Non chiariremo mai il mistero di Giuda, né quello del rimorso che da solo non può cambiare nulla. Giuda Iscariota non sarà più “complice” di nessuno.
Passione di Dio per noi
Dio è talmente “appassionato” dell’umanità, da permettere la
“passione” di suo Figlio, che per coerenza con l’amore e la verità che ha
sempre predicato accetta la contrarietà, la persecuzione e persino la morte
infamante della croce.
Le scene terribili degli ultimi giorni di Gesù ci
consegnano un Dio che sa soffrire, da “uomo”, a 360 gradi. Affronta dolori
fisici lancinanti (violenze di ogni tipo), psicologici (paura e angoscia),
interiori (tradimento, rifiuto), morali (l’ingiustizia di una punizione
immeritata), spirituali (sentirsi abbandonato da Dio).
Questo meraviglioso incastro di possibilità e di libertà che è la vita
non ci mette al riparo dal male, in qualsiasi forma si presenti, chiunque ne
sia il colpevole. Gesù lo affronta con la schiena dritta, lo attraversa senza
scorciatoie e risentimenti, lo guarda in faccia in tutta la sua crudezza senza
disprezzo.
Dal crocifisso sembra dire a ogni sofferente del mondo: «So cosa vuol
dire, ho provato anch’io». Ma anche: «Coraggio, pure il dolore più grande è
passeggero».
Nel racconto della passione colpiscono i suoi silenzi, come se ogni
parola in più fosse superflua o controproducente. In essi Gesù coltiva la
fiducia nella vicinanza di Dio. Come un abbraccio che nessuno riesce a
offrirgli, ma di cui umanamente ha bisogno.
L’abbraccio che dice a chi soffre: «Sono qui, con te».
UN UOMO IN CROCE
Ero uscito di casa per saziarmi di sole.
Trovai un uomo che si dibatteva
nello strazio della crocifissione.
Mi fermai e gli dissi:
«Permetti che io ti aiuti
a staccarti dalla croce?».
Ma lui rispose: «Lasciami dove sono;
lascia i chiodi nelle mie mani e nei miei piedi,
le spine intorno al mio capo e la lancia nel mio cuore.
Io dalla croce non scendo
fino a quando sopra vi spasimano miei fratelli;
io dalla croce non scendo
fino a quando per staccarmi
non si uniranno tutti gli uomini della terra».
Gli dissi allora: «Cosa vuoi che io faccia per te?».
Mi rispose: «Va’ per il mondo
e di’ a tutti coloro che incontrerai
che c'è un uomo che aspetta
inchiodato sulla croce!».
(mons. Fulton John Sheen)
Ero uscito di casa per saziarmi di sole.
Trovai un uomo che si dibatteva
nello strazio della crocifissione.
Mi fermai e gli dissi:
«Permetti che io ti aiuti
a staccarti dalla croce?».
Ma lui rispose: «Lasciami dove sono;
lascia i chiodi nelle mie mani e nei miei piedi,
le spine intorno al mio capo e la lancia nel mio cuore.
Io dalla croce non scendo
fino a quando sopra vi spasimano miei fratelli;
io dalla croce non scendo
fino a quando per staccarmi
non si uniranno tutti gli uomini della terra».
Gli dissi allora: «Cosa vuoi che io faccia per te?».
Mi rispose: «Va’ per il mondo
e di’ a tutti coloro che incontrerai
che c'è un uomo che aspetta
inchiodato sulla croce!».
(mons. Fulton John Sheen)
Oggi ho chiesto a Dio di prendersi cura di te...
Lui, sorridente, mi ha fatto vedere le sue mani, e dentro c'eri tu!!!
Mi ha sorriso di nuovo e mi ha detto: "Cosa pensi gli possa accadere se ogni istante è nelle mie mani?"
Ho detto: "Grazie, Signore, perché quella persona che ahi tra le mani è molto speciale!".
Lui mi ha guardato, e, dolcemente mi ha detto: "Se lo è per te... immagina per me!!!"
Mi ha detto anche che, ogni amico che benedice, Lui lo tiene stretto tra le sue mani.
Dio ti benedica.
Su Telepace Trento (canale 601)
Sabato 24/03/18 ore 13.30 e ore 20.35
Domenica
25/03/18 ore 13.30 e ore 20.35
Via Crucis di Romallo: in cammino con
Gesù guidati dall'Arcivescovo Lauro
"e se non fosse il mare?"Il ricordo dei missionari martiri
Campodenno: l'Arcivescovo Lauro benedice l'altare restaurato