mercoledì 14 marzo 2018

QUINTA DOMENICA QUARESIMA B

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.


Il brano del Vangelo odierno segue immediatamente la narrazione dell’ingresso trionfale del Signore a Gerusalemme. Tutti sembrano averlo accolto: persino alcuni Greci, di passaggio, andarono a rendergli omaggio.
Questo è il contesto in cui Giovanni comincia il racconto della Passione. Come in natura, il chicco di grano muore per generare una nuova vita, così Gesù, con la sua morte, riconduce tutto quanto al Padre. Non è l’acclamazione del popolo che farà venire il Regno, ma il consenso del Padre. Il ministero e l’insegnamento di Gesù testimoniano che egli è venuto da parte del Padre. Aprirci a lui, significa passare dalla conoscenza di quanto egli ha detto o fatto all’accettazione della fede. La voce venuta dal cielo ci riporta alla Trasfigurazione (cf. la seconda domenica di Quaresima). Ma qui, chi sente questa voce, o non la riconosce per nulla, o la percepisce come una vaga forma di approvazione. Eppure tale conferma era proprio destinata a loro. Questo è anche un richiamo per noi: se non siamo pronti ad ascoltare la parola di Dio, anche noi resteremo insensibili.
Tutti coloro che vogliono seguire Cristo, che accettano questa nuova via, scelgono di porsi al servizio di Cristo e di camminare al suo fianco. Il significato pregnante di queste parole - essere sempre con lui dovunque egli sia - ci è stato presentato nell’insegnamento e nel nutrimento spirituale della Quaresima. All’avvicinarsi della celebrazione dei misteri pasquali, portiamo in noi la certezza che servire Cristo significa essere onorati dal Padre.


Come un chicco di grano
 
Nel Vangelo di oggi ritroviamo un Gesù ormai convinto del valore della sua tragica fine. Le sue parole sembrano più un tentativo di spiegare ai suoi amici che quello che può sembrare infamante è in realtà esaltante; quello che può sembrare una sconfitta è in realtà una vittoria; quello che può sembrare la fine è in realtà l’inizio.
Per essere più incisivo, Gesù prende a prestito dalla natura l’immagine, comprensibile a tutti, del chicco di grano. Non è forse una legge della vita lo scorrere del tempo, con lo sviluppo, la realizzazione delle proprie promesse e la trasformazione? Non siamo forse fatti per crescere, distribuire i propri doni e poi passare la mano? Sì, sembra doloroso, ma il chicco deve svuotarsi e morire affinché una nuova pianta e altri chicchi di grano possano esistere.
È, d’altronde, la parabola della paternità e della maternità: spendere le proprie risorse perché altri possano diventare uomini e donne, passando a loro il testimone di una vita dignitosa e saggia. Naturalmente nella logica dell’amore: ciascuno può scegliere al contrario quella dell’egoismo, provvedendo unicamente a se stesso e al proprio benessere. In questo caso risuonano profetiche le parole di Gesù: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo». È questo che vogliamo davvero?  


DIO CI CONCEDA DI LOTTARE

Con tutto il cuore preghiamo Dio
che ci conceda di lottare
con tutte le forze dell’anima e del corpo
sino alla fine per la verità.
Se verrà il tempo in cui sarà
messa a prova la nostra fede
(poiché, come l'oro si prova nella fornace
così la nostra fede nei pericoli e nelle persecuzioni)
si trovi preparata,
affinché la nostra casa d’inverno non crolli
e la nostra dimora non sia distrutta dalle tempeste,
come se fosse costruita sulla sabbia.
E quando soffieranno i venti del diavolo,
cioè del peggiore degli spiriti,
resistano le nostre opere
che hanno resistito fino ad oggi,
se non sono minate dall’interno;
e noi, preparati ad ogni prova,
manifestiamo la carità
che abbiamo verso Dio in Cristo Gesù,
al quale spetta la gioia e la potenza.
                                                                                                                        (Origene)
 
VANGELO VIVO
L'hanno chiamata la "Madre Teresa" degli spazzini del Cairo, per i 22 anni vissuti nella bidonville della capitale egiziana. Anni di costruzione di un'alternativa vivibile, con la gioia di aprire scuole e fabbriche, salvezza per ragazzi e ragazze del luogo. Lei, suor Emmanuelle Cinquin, belga laureata alla Sorbona e insegnante fino alla pensione, a 62 anni, quando viene lasciata libera di occuparsi dei più poveri. Dopo tanti riconoscimenti, commenta così gli anni conclusivi, inferma in una casa di riposo: «Ciò che faccio oggi nel silenzio e nel nascondimento non è meno appassionante. Vivo nel mio corpo usurato la sofferenza della povertà, la povertà dell'inazione. Forse si tratta di una delle più grandi grazie della mia vita, perché ora sono, libera dall'ego, nella verità pura». 


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